Un Paese da disintossicare

Da troppi anni questo Paese è sottoposto alla profusione di scelte, provvedimenti, obblighi, che lo hanno letteralmente intossicato. Si tratta di un avvelenamento di sistema così come di clima sociale e per certi versi habitat istituzionale. Del resto quando si impongono quattro governi e quattro Premier né eletti e né coerenti rispetto alle maggioranze politiche, il risultato è disastroso. Tanto è vero che il succedersi a Palazzo Chigi, dal 2011 in poi, di presunti salvatori della Patria sostenuti da maggioranze spurie e abborracciate solo per opportunismo, ha creato il caos.

In sette anni l’avvelenamento del clima sociale e del sistema Paese è stato talmente forte che l’Italia, nonostante Mario Draghi e la congiuntura favorevole, è scivolata ancora più giù. Perché quello che conta non è tanto e solo l’incremento del Pil ma il tasso del disagio, il livello delle prestazioni pubbliche, la qualità dei servizi e la misura della sicurezza sociale.

Bene, anzi male, dal 2011 in poi il centrosinistra ha inanellato una serie di trascuratezze, di scriteriatezze legislative, di sbagli, da intossicare un gigante. La Legge Fornero ad esempio è stata un emblema di tossicità sociale, perché anziché provvedere a una riforma rivoluzionaria della previdenza ha calato la mannaia sui poveri cristi ad un passo dalla pensione. Sia chiaro, l’allungamento della vita nel sistema pensionistico conta, ma conta molto di più il peso di scelte vergognose del passato che non si è avuto il coraggio di tagliare. Nulla sulle pensioni d’oro, sulla divisione di assistenza e previdenza, sul riordino degli ammortizzatori, sugli squilibri contributivi contrattuali e sul censimento puntale dei sussidi e delle invalidità. In materia fiscale poi non ne parliamo, si è proceduto non solo a tartassare senza pietà cervello e tasche degli italiani, ma si è usata Equitalia come una sorta di plotone d’esecuzione.

Oltretutto si è cercato di illudere i cittadini con le campagne sul “fisco amico” ben sapendo che di fronte all’amministrazione i contribuenti contano meno dei servi della gleba. Come se non bastasse in questi anni il centrosinistra, sordo a ogni richiamo popolare sui rischi da immigrazione incontrollata, ha continuato ad accogliere senza limiti sconosciuti e clandestini. Il debito pubblico, già faraonico, è stato usato e ingigantito per clientelismo elettorale fatto di bonus, aumenti e premi a una macchina statale furbetta che fa acqua da tutte le parti.

Insomma, il centrosinistra anziché mettere in riga e riorganizzare la Pubblica amministrazione ha continuato a gratificarla ed espanderla a dismisura. Il risultato è che siamo un Paese dove è tutto statale o quasi e dove tutto è ingessato e burocratizzato da esasperare anche i Santi, tanto è vero che tra amministrazione e utenti c’è un clima da guerra fredda costante. Con Matteo Renzi, poi, anziché riformare la giustizia per renderla efficiente e vicina alle vittime, il credito per incanalarlo a sostegno delle imprese e delle famiglie, si è imballato il Parlamento per una modifica costituzionale assurda e rischiosa. Con il risultato che il referendum è stato bocciato e giustizia e credito restano una ossessione popolare quotidiana. Come quotidiana è l’esasperazione dei giovani che non trovando lavoro vanno all’estero, oppure di quelli che assunti con il Jobs Act scoprono che l’assunzione tutto è fuorché a tempo indeterminato.

Dulcis in fundo, la sanità che ci costa come fosse platino e oro ma ci offre liste d’attesa incivili, letti nei corridoi, igiene da favelas e parecchi operatori furbetti del cartellino. Ecco perché diciamo che questo Paese va disintossicato dal malfunzionamento, dal mal governo, dalla mala gestione e dalla mala politica. Serve un’inversione totale, uno choc fiscale e burocratico, uno sfoltimento amministrativo da cesoia, una delegificazione da bonifica generale, una riorganizzazione dello Stato da New deal. Serve dunque che il quattro marzo esca dalle urne quella certezza di futuro, di sviluppo e di crescita che il centrosinistra ha disatteso e intossicato.