L’uomo di paglia e quello di fumo

Paolo Gentiloni fu inventato da Matteo Renzi e dalla cricca degli affascinati del “Partito della Nazione” come strumento dei contorcimenti del renzismo sonoramente battuto nel referendum sul regime che stava rifilando al Paese. Per simulare l’abbandono di Palazzo Chigi (che già era molto meno della promessa di abbandonare la politica incautamente fatta in partenza), Renzi dovette ricorrere a un “uomo di paglia”, uno che facesse la parte del cappello lasciato sul sedile in treno da quello che va al gabinetto. Non è la prima volta che in certi ambienti il prescelto per la sua inesistenza finisce per fare le scarpe a chi se ne è valso per tale sua qualità e funzione.

Gentiloni, come “omm’e gnente”, come uomo di paglia ha qualità e storia, certo non eccezionali, stante il livello generale dei protagonisti (si fa per dire) della vita politica di questi tempi. Ma ha qualità e storia che, proprio per certe caratteristiche di evanescenza, ben si adattano a costituire un’alternativa a Renzi, alla sua supponenza, al suo mestare insinuante e al contempo arrogante.

Certo è che, dopo aver utilizzato Gentiloni per un governo adatto al “non è successo niente” del dopo referendum, dopo averlo lasciato fuori dai giuochi pseudocongressuali dal Partito Democratico e dalle più vistose operazioni di manipolazioni della legge elettorale e delle liste per le consultazioni di marzo, quelli del Pd sono dovuti ricorrere a Gentiloni da mettere avanti alla figura del líder máximo che sembra avere raccolto tutto il dissenso possibile nel corso della prima parte della campagna elettorale. Ma Gentiloni dovrebbe anche dare in extremis al Pd un volto diverso da quello del vero esponente dell’“antipolitica”, del personaggio creato per “tagliare l’erba sotto i piedi” ai grillini e finito per somigliare a Luigi Di Maio più del necessario.

Che la figura di Gentiloni, comunque andranno le cose, abbia da dare ancora qualcosa alla storia del Paese è assai dubbio. Ma non è escluso che, in un’atmosfera melmosa di inciuci incrociati, un Presidente della Repubblica come Sergio Mattarella scopra che un uomo che non fa la storia e non fa storie (e così sembra) è quello che ci vuole. Le vie del Signore (e dei signori presidenti) sono infinite.