Italia e Inghilterra: amore e conflitti

martedì 27 marzo 2018


C’è un lungo filo rosso che collega l’Italia agli inglesi, con luci e ombre che hanno segnato la storia del nostro Paese.

L’Inghilterra da sempre ha cercato di svolgere un ruolo di bilanciere nelle varie situazioni prima delle guerre mondiali. Gli inglesi si sono sempre schierati con le nazioni considerate più deboli. L’interesse inglese è stato sempre quello di impedire che nel continente europeo emergesse una nazione dominatrice. Essendo degli isolani, la loro priorità è sempre stata il controllo delle rotte marine e quella del Mediterraneo in particolare. Non è un caso che si è sempre vociferato che lo sbarco dei mille e l’Unità d’Italia siano stati favoriti dagli inglesi per impedire agli spagnoli di controllare tali rotte. L’interesse degli inglesi verso l’Italia si è espresso in varie forme, dall’innamoramento reciproco della cultura italiana da parte degli inglesi come degli stessi italiani verso l’Inghilterra.

Ormai è documentato che il Corriere della Sera fu uno strumento, fin dai suoi albori, degli interessi inglesi sia per innamoramento che per convenienza. Lo stesso carteggio tra Mussolini e Churchill, mai trovato, si ipotizza consegnato agli inglesi affinché non emergessero le riflessioni reciproche sul fascismo, sta a dimostrare questo forte rapporto tra le due nazioni. Chissà se l’esproprio alla famiglia Rizzoli del “Corriere” non sia stato un combinato disposto per mettere il giornale nelle mani delle banche facilmente condizionabili dagli interessi finanziari, sia britannici che internazionali in genere.

Questo rapporto con l’Inghilterra non è mai stato evidente perché, dopo la Seconda guerra mondiale, tutto l’Occidente era nella sfera di protezione e d’interesse americana nella lotta titanica al comunismo. Negli Accordi di Yalta, tra le potenze vincitrici e la Russia comunista, l’Inghilterra accettando le condizioni poste dal trattato chiese agli americani di mantenere una sua influenza sull’Italia. Sono passati più di 70 anni dalla fine della guerra e noi italiani dovremmo sempre essere riconoscenti agli alleati per il loro contributo fondamentale alla nostra liberazione dal fascismo, e al rinascere di valori come la libertà e la democrazia.

Il nostro Paese in questi anni è sempre stato strabico: da un lato fortemente esterofilo e fortemente occidentale, dall’altro senza una sua cultura di patria e nazione e, ispirato dalla cultura universalistica cattolica e terza internazionalista, ha rifiutato questi valori anche per paura di un ritorno al fascismo, dimenticandosi tutta la storia risorgimentale. Con la fine del comunismo è finito l’interesse dell’America in termini strategici sia sull’Europa che sull’Italia, e sono emersi gli interessi finanziari ed economici senza più forme di controllo politico come la Guerra fredda. In questi ultimi anni sia i governanti francesi che inglesi non sempre si sono comportati da alleati, ma ciò è dipeso anche da noi e dalla nostra pseudo classe dirigente.

Il bombardamento della Libia e la destabilizzazione del Governo Berlusconi mediante la vendita dei bond italiani da parte della Deutsche Bank governata da società inglesi, il famoso incontro sul Britannia di operatori economici e comici italiani con finanzieri anglosassoni, il preludio di Mani Pulite che ha scosso il Paese; sono tutti avvenimenti che vedono la presenza di interferenze inglesi nel nostro Paese, non ultimo il caso Regeni che ha rovinato i nostri rapporti economici e diplomatici con l’Egitto, nonché l’acuirsi a mio parere strumentale della crisi con la Russia che obbliga gli alleati a seguirla in questo suicidio di sanzioni economiche, che guarda caso colpisce anche l’Italia e obbliga Donald Trump a mantenere alta la tensione con Vladimir Putin. Mentre la Nato e l’Europa non hanno niente da dire sulla Turchia di Erdogan. O l’Europa si rinnova e trova le ragioni della sua esistenza in questo mondo globalizzato, realizzando regole per democratizzare la finanza internazionale e le multinazionali, oppure questa Europa di burocrati corre il rischio di far emergere egoismi nazionali in lotta tra loro che hanno determinato nella storia tragedie e lutti.

 

 


di Roberto Giuliano