Onestà, onestà

Un giorno uno si sveglia e la realtà gli casca addosso come un meteorite. Fino al giorno prima faceva parte di quei tutti che nelle campagne elettorali erano sempre pronti a fare cori contro gli avversari politici con lo slogan “onestà, onestà!” e poi improvvisamente tutto cambia.

I Cinque Stelle non potevano illudersi che la disinvoltura con cui hanno trattato le questioni più delicate di questo Paese, ponendosi come i cavalieri bianchi, i “meravigliosi ragazzi”, non si sarebbe loro ritorta contro. Certo, possono sempre gridare al complotto o usare la formuletta “aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso”. Ma intanto la valanga di fango, anzi di “vomito”, per usare una parola “à la mode” Oltralpe, quella stessa slavina che loro per primi hanno usato contro Silvio Berlusconi e poi contro il Partito Democratico di Matteo Renzi, adesso inevitabilmente sta tornando al mittente.

L’uomo della Casaleggio che doveva risolvere i problemi dello stadio della Roma sta ai domiciliari per corruzione, il capogruppo in Campidoglio costretto ad autosospendersi. Per di più le tanto amate intercettazioni telefoniche e ambientali, sparse su tutti i giornali, tirano in ballo l’universo mondo grillino: dall’avvocato Mauro Vaglio (che non ci fa una gran bella figura), che ieri all’una di notte era impegnato a mandare comunicati a tutti gli iscritti romani per tentare di giustificarsi, a Roberta Lombardi, senza risparmiare il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il grande fiduciario di Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro. Ovviamente questi ultimi non hanno per ora alcun coinvolgimento diretto con l’indagine, ma intanto i nomi sono stati buttati lì, nell’ordine di custodia cautelare e, soprattutto, in pasto alla gente. Esattamente come è capitato quando le campagne di alcuni organi di stampa hanno infangato persone veramente  oneste come la ricercatrice Ilaria Capua. O, andando indietro 35 anni nel tempo, Enzo Tortora, che pagò prima con il carcere e poi con il cancro che lo uccise, la maldicenza e il compiacimento mediatico nello sparare il nome famoso in prima pagina.

In pratica chi di onestà ferisce, di onestà perisce. Senza essere riuscito per l’ennesima volta ad accreditare il concetto filosofico che questo fantomatico “partito degli onesti” sia mai esistito, esista e possa mai esistere nel futuro. Ormai è quasi una scienza esatta: chi si illude di poter usare questa scorciatoia per travolgere il proprio avversario politico, confidando nella ingenuità – anche un po’ idiota – degli elettori italiani, è destinato a fare la fine dei rivoluzionari alla Robespierre: una bella testa tagliata e via. Poi ci si consolerà dicendo che “la rivoluzione si è mangiata i suoi figli”. E un partito politico che si ispira a Rousseau, allo stato etico e a queste panzane ecco nove volte su dieci che fine che fa.

Lo stesso discorso, in maniera diversa vale pure per Matteo Salvini: lui politicamente è un animale molto più saggio e avveduto. Ma a livello diplomatico crede di poter fare l’elefante in una cristalleria. E sta un po’ troppo tirando la corda. Tanto che alla fine sembra che il premier Giuseppe Conte sia stato costretto a non annullare la visita di stato programmata venerdì in Francia. Salvini è già stato mezzo avvisato da un paio di indagini per riciclaggio che danzano intorno al suo entourage. Inoltre il suo nome e quello di una fondazione a lui vicina oggi compaiono su tutti i giornali per i finanziamenti ricevuti da questo Luca Parnasi. Sono segnali chiari. Avvertimenti da non sottovalutare. Se non si vuole fare una brutta fine. Tipo quella del suo predecessore. In Italia comandano i magistrati e usano i partiti “masaniellidi” come taxi. Non viceversa. E se qualcuno si illude di cavalcare la tigre senza venirne divorato, si accomodi pure.

(*) L’Ordinanza del Tribunale