Se non fosse per i morti

Se non fosse per i morti e per gli oltre cento individui coinvolti, le iniziative della magistratura sulle Gole del Pollino e la nave Diciotti farebbero ridere. Perché sequestrare un pezzo del territorio nazionale (a fini probatori) e inquisire gli autori allo stato ignoti (comunque militari e i vertici politici che li dirigono) di sequestro di persona non s’era mai visto neppure nella più fantasiosa giurisprudenza creativa dei pretori d’assalto negli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo. La magistratura rasenta lo sconfinamento, con l’intromissione nella gestione del governo del territorio, la limitazione delle libertà individuali di circolazione e godimento del paesaggio nazionale, la violazione delle competenze esclusive del governo in tema di ordine pubblico relazioni internazionali?

Qualcuno se lo chiede. E ritiene che quello della magistratura sarebbe eccesso di potere per sviamento, dato l’uso dei suoi poteri con uno scopo diverso da quello per cui le sono stati assegnati. Va però aggiunto che dopo due decenni di supplenza giudiziaria (per ignavia e pavidità della politica) nessuno se ne cura. Come nessuno ha fatto caso al tracimare dei poteri del capo dello Stato in occasione del no al ministro Paolo Savona ed allo primo sbarco dalla Diciotti (la nave che rischia di entrare nella storia, o forse solo nei quiz tivù come innesco di un scontro prima tra governo e presidente della Repubblica quindi tra governo e magistratura).

La tensione istituzionale è fisiologica più che intenzionale, perché al governo siedono due forze antipolitiche, sovraniste e populiste. Ossia due forze decise a rompere gli schemi e forzare le procedure per la riforma dello Stato. In senso neo-autoritario. In Francia, il presidente fa e disfa dai tempi di Charles de Gaulle. Negli Stati Uniti lo fa per dettato costituzionale (executive orders); non parliamo della Russia e della Cina (dove lo fanno per mandato elettorale). Da noi, invece, dopo anni i giallo-verdi stanno prendendo posizione contro buonismo, solidarismo e genuflessionismo. Ma con attenzione a regole e prassi. Ciò non di meno diffondono sgomento. Chissà cosa ne avrebbero detto Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer (per fortuna Massimo D’Alema, Walter Veltroni e Matteo Renzi hanno il pudore di tacere dall’alto, o meglio dal basso, del loro 15 per cento, stando agli ultimi sondaggi).

La verità è che il consolato Matteo Salvini-Luigi Di Maio piace agli italiani, che consentono al loro delegato Giuseppe Conte di fare il pieno di consenso di immagine. Di Salvini piace la chiarezza (e durezza) con cui si esprime e persegue l’obiettivo. Di Di Maio è apprezzata la meticolosità nello spiegare per farsi capire e non lasciare spazio a manipolazioni. L’Unione Europea non sopporta questo Consolato e snobba l’Italia, perché suocera Sergio Mattarella intenda; la Finanza ne diffida, perché la revoca della concessione ad Autostrade (con minaccia di nazionalizzazione) è un brutto sogno che volge ad incubo; la magistratura li teme (perché il “niente nome di giudici negli articoli ed in tivù, quando si parla di inchieste” e la “giurisdizione unica su diritti ed interessi” distruggerebbero il protagonismo delle procure e lo strapotere dei consiglieri di Stato). A guidare la resistenza sono però i colletti bianchi e polsini con bottone che dirigono i ministeri (tutelati per legge da una difficoltà di sostituzione che ricorda l’inamovibilità dei baroni universitari).

Ma non sembrano soli: la Diciotti suggerisce qualche cattivo pensiero. Eppure il Consolato sembra reggere, addirittura, ai colpi degli esponenti trafugati nel M5s dal partitino della catastrofe presente nel Pd. La UE ha minacciato, poi insultato. Ora tace. È un silenzio carico di ira, sostiene qualcuno. Ma i Consoli non si spaventano e rilanciano, sfidando i vertici istituzionali italiani ed europei. La spunteranno? Si piegheranno? A questo punto, poco sembra importare agli italiani che nei sondaggi li premiano per il solo fatto di provarci. Perché nessuno l’ha mai fatto prima? Probabile.