E no, caro Di Maio! “Non lasciamo stare il pm”

“Salvini vada avanti, ma lasciamo perdere, non tocchiamo il pm”. Questo il commento di Luigi Di Maio alla trovata del pubblico ministero che ha “indagato” Salvini ed il suo capo di Gabinetto, nientemeno che per sequestro di persone, “o arresto illegale”. Questo gli dica Di Maio che, magari, crede che sia una cosa seria solo il contratto di governo fra il suo partito e quello del collega e che sia concepibile il sequestro di persona mediante mancata accoglienza e che ai pm siano concessi poteri di universale  persecuzione di tutto ciò che semplicemente non va su tutto il territorio nazionale e magari anche oltre. Noi diciamo esattamente l’opposto. Salvini magari, si dia “una calmata”, come si dice a Roma. Perché non la potrà tirare all’infinito nella sua recita nelle vesti di Capitan Fracassa.

Ma il pm, il procuratore di Agrigento che, mettendosi sotto i piedi le norme per la competenza per territorio che, non gli conferivano certamente la funzione ed il potere di occuparsi di reati se (sussistenti) commessi (se commessi) a Trapani o a Catania dove, la nave Diciotti è rimasta ad attendere l’autorizzazione a sbarcare i migranti salvati in mare aperto, preso dalla fregola di non lasciarsi scappare l’occasione di un gesto clamoroso, è scappato addirittura a Roma, a informarsi sulle disposizioni date dal ministero dell’Interno sullo sbarco o meno dei migranti, e pare addirittura da Roma, abbia annunziato l’incriminazione, per sequestro di persone, per mancata accoglienza e conseguente attesa di sistemazione in Europa: ipotesi che sembra formulata da uno scrittore di novelle comiche.

Questo pm non è certo da lasciar stare. Si muova il ministero della Giustizia, si muova la Procura generale della Cassazione. Se c’è un caso di urgenza dell’esercizio dell’azione disciplinare è questo. Che si sia agito con un preciso obiettivo politico o per irrefrenabile ricerca di un momento di gloria mediatica, il fatto in se è intollerabile. “Non per quelli della Lega”, quelli di sinistra o di destra, ma per tutti i cittadini della Repubblica. Che poi, la cosa comporti o meno conseguenze per il “contratto di governo” tra Lega o Cinquestelle, è cosa che al più potrebbe aggiungere del ridicolo a quello che in sé ha la vicenda.

Con il partito dei magistrati Di Maio non ha stipulato (ci mancherebbe anche questo) alcun contratto scritto. Ma sembra preoccupato più che dei rapporti con i vari Di Matteo di quelli con Salvini. Una ultima notazione: era questa una occasione per Berlusconi alleato (così dice) della Lega ma oppositore del governo (sia pure “moderatamente”) di parlar chiaro, di reagire al grottesco gesto del procuratore di Agrigento contro il suo alleato del cosiddetto centrodestra. Se non altro perché compiuto senza un minimo di “moderazione”, che sembra l’unica cosa di cui il Cavaliere sappia parlare. Ma pare che essere “moderatamente coerenti” sia ancora più difficile che esserlo del tutto.