Da che pulpito viene la predica

Che Emmnuel Macron gonfi il “petto” e alzi la voce contro Matteo Salvini e contro quei milioni di italiani che l’hanno votato, francamente fa sorridere. Fa sorridere, non tanto perché il presidente “fighetto e azzimato” anche quando si inalbera, non ha l’aspetto del duro che non deve chiedere, ma perché se c’è un Paese egoista e nazionalista, è proprio quello che lui presiede. Come se non bastasse è alla Francia e al suo opportunismo antico, che purtroppo si deve il caos in Libia così come in Medioriente. Del resto, fu il predecessore Nicolas Sarkozy, a bombardare, sciaguratamente seguito dagli altri, primo fra tutti Giorgio Napolitano, il colonnello Muʿammar Gheddafi, provocando quel che ha provocato. Ecco perché, absit iniuria verbis, il napoleoncino della Senna, dovrebbe evitare molte delle sue uscite improvvide, sull’Italia e su Salvini. Oltretutto, Macron dimentica che, storicamente, la Francia porta sulla coscienza il peso di tanti drammatici guai, che hanno attraversato l’Europa nel secolo scorso. Basterebbe leggere Keynes: “Le conseguenze della pace”, per capire meglio, ragioni e motivi, che hanno condotto il nostro continente alla follia della Seconda guerra mondiale.

Sull’immigrazione poi non ne parliamo. Quello che succede a Ventimiglia, basta e avanza per capire da quale pulpito provenga la predica, così come quale sia l’atteggiamento della Francia in tema di accoglienza. Insomma, siamo di fronte ad una ipocrisia tanto evidente quanto scontata, considerando oltretutto che se in Europa c’è un paese nazionalista e sovranista per definizione è proprio la Francia. Ecco perché Macron farebbe bene a tacere, per non correre il rischio e fare la stessa fine di un altro predecessore, François Hollande, partito col cavallo al galoppo e tornato tristemente a piedi. Piaccia o no, questa Europa è storta, non va, è nata per favorire alcuni e sottomettere altri. È stata impostata sulle esigenze dei forti per schiacciare i più deboli, per questo passati sedici anni dall’euro, la gente protesta e vuole cambiarla. Serve un progetto d’Europa diverso, alternativo, che tenga conto delle distanze, dei contesti e delle possibilità dei singoli. Una confederazione per condividere e non per isolare, economicamente e socialmente. Questo chiedono le persone. A maggio, caro presidente Macron ne riparleremo…