Nέμεσις

Va scritto in greco antico. È il nome della dea greca della vendetta. Nemesi. Quella che da quando i Cinque Stelle stanno al governo sta colpendo un po’ a casaccio quasi ovunque nelle zone d’ombra della politica italiana. Ieri ad esempio, lo ha fatto in direzione del gruppo Editoriale L’Espresso la Repubblica. E non era la prima volta.

Sotto le sembianze non particolarmente carismatiche del ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Danilo Toninelli, per gli amici “Tontinelli”, che dall’etere dell’editore Cairo, La7 tv, trasmissione “In onda”, ha accusato, sotto gli occhi esterrefatti di David Parenzo e quelli più smaliziati di Luca Telese, il quotidiano “la Repubblica” di aver subito condizionamenti nel trattare la tragedia ferragostana del ponte di Genova. E questo perché l’ad della Cir di De Benedetti siede anche nel cda di Atlantia. Cioè l’azionista di riferimento – Benetton – della società Autostrade. Le stesse pressioni che asseritamente Toninelli lamenta da parte dell’Aiscat, il sindacato dei gestori autostradali, nei confronti del ministero che voleva rendere pubblico il contratto di concessione con cui le autostrade ai tempi dei Governi Prodi e D’Alema a fine anni ’90 finirono nelle mani degli imprenditori veneti. Che i vari Di Maio giudicano senza processo come “prenditori”. Insomma lo stesso metodo usato per decenni da “Repubblica”, prima contro Bettino Craxi e Giulio Andreotti, poi contro Berlusconi e infine contro chi capitava al governo a lor signori non gradito.

Un metodo che la dea greca Nemesi ha ritorto contro chi ne ha fatto un paradigma di giornalismo e di politica. Ma c’è per caso da compiacersi di questo “chi di spada ferisce di spada perisce”? No. Nient’affatto. La cosa dovrebbe solo servire da monito per questi rivoluzionari da operetta. Nazi maoisti del terzo millennio, e sfascisti, del partito di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Che potrebbero imparare proprio dalla rivoluzione culturale cinese cosa capita a chi cavalca forca e ghigliottina. E nella stessa trasmissione in cui si consumava l’ennesima vendetta contro “Repubblica”, hanno avuto un primo assaggio. La gente intervistata tra gli sfollati delle case distrutte sotto il ponte di Genova dall’immancabile inviato de La7 si è limitata a ribadire - in coro a Toninelli che sperava nell’applauso per le proprie sparate - un solo concetto: “Queste cose vedetevele tra di voi, di chi è la colpa a noi non interessa, a noi interessa solo che lo Stato ci risarcisca e subito”.