Ispettori ad Agrigento: causa o effetto?

È corsa voce (dire che continua a correre è in sé azzardato) che ad Agrigento siano giunti gli ispettori del ministero della Giustizia.

La coincidenza (in verità solo approssimativa e apparente) con la storia della incriminazione di Matteo Salvini da parte del Procuratore Luigi Patronaggio di Agrigento, ha fatto subito dedurre che, se vera, quella ispezione sarebbe stata determinata dalla grottesca pretesa della Procura della Città dei Templi di mettere sotto processo la politica estera e comunitaria della Repubblica Italiana, oltre che inventare il reato di sequestro di persona per “mancata” e ritardata accoglienza, in base alla nuova teoria processuale penalistica secondo cui per i reati fantasiosi i limiti imposti dalla competenza per territorio sono meramente facoltativi.

Ma di fronte a tutto ciò c’era e c’è poco da “ispezionare”. Non c’è da sfogliare fascicoli, da sentire funzionari, da esaminare rapporti, da aprire cassetti chiusi. Né la sollecitudine, che in genere non è abituale per certi provvedimenti, sarebbe stata consona a una ipotetica prontezza di riflessi del ministro Alfonso Bonafede, specie in periodo feriale. E allora? C’è qualcuno che si diverte ad Agrigento a far passare qualche turista per ispettore ministeriale? Si tratta di una pura invenzione da parte di inesperti del ramo?

Non è detto che la fantasia abbia raggiunto e superato questo limite. Se gli ispettori ministeriali ad Agrigento fossero arrivati veramente, ciò con quasi assoluta certezza non avrebbe nulla a che fare (almeno da parte loro) con le stravaganze incriminatorie contro Salvini. Motivo per una vasta e approfondita indagine nel Palazzo di Giustizia di Agrigento (e nelle sue propaggini, vecchie sedi, etc.) non mancano davvero. La città è stata tenuta in scacco da un noto calunniatore e diffamatore che in passato ha avuto una funzione di “suggeritore” della Procura e del Tribunale, come tale temuto e incontrastato (per non dire altro) in città. Un personaggio alle cui operazioni para-giudiziarie è dovuto lo sperpero di un mare di denaro pubblico buttato, tra l’altro, per impedire che opere pubbliche da lui definite “illegali e mafiose”, malgrado le sentenze che hanno smentito tale pretesa fossero utilizzate (c’è un depuratore che non ha mai funzionato!). Per non dire del molto altro notorio e del moltissimo intuibile. Quando questo soggetto si è scatenato contro i magistrati che non “seguivano” più le sue “imbeccate”, le sue stravaganti aggressioni nei loro confronti sono state praticamente tollerate per anni.

C’è poi un’altra “situazione” incombente nella città, il potere di imprenditori e maneggioni della banda di Sicindustria. Il processo in cui sono imputati presidente ed ex presidente di Sicindustria per una organizzazione che ha tutto il sapore di quella di un “terzo livello” mafioso, ha portato alla conferma di maneggi che si sono svolti sotto gli occhi della Magistratura di Agrigento senza che questa reagisse adeguatamente.

E allora, se c’è materia per una ispezione ministeriale, che non sarebbe stata determinata dalle esorbitanze “antisequestro” e anti Salvini, può darsi, c’è da domandarsi se per caso, invece, quelle esorbitanze che hanno dato un momento di splendore mediatico al Procuratore di Agrigento, non costituiscano un ostacolo perché quelle ispezioni per questioni “sicindustriali” vadano fino in fondo.

Il fatto che la Procura di Agrigento è ora quella del “caso Nave Diciotti” crea una sorta di presunzione persecutoria per accertamenti relativi a ben altre vicende. Speriamo che non sia così. Ma se certe cose ti passano per la testa, è meglio non tenertele dentro.