Ma quei 49 milioni erano veri “rimborsi”?

Io non riesco a capire perché lo Stato (sempreché si possa attribuire allo Stato ciò che fanno pm e giudici) vorrebbe indietro i soldi dati alla Lega a titolo di “rimborso spese elettorali”. Se il rimborso fosse avvenuto dietro presentazione di fatture risultate false o semplicemente, come si dice, “a piè di lista” per spese non fatte sarebbe comprensibile. Ma la legge prevede rimborsi in base ad una “mera presunzione”.

Hai avuto tot voti? Ti rimborso tal euro che “presumo tu abbia speso”.

Ma ora scappa fuori che i “rimborsi” cioè il ritorno della borsa dei partiti (che sono dei privati) rimangano “vincolati” non si capisce a che cosa. E se qualcuno, poniamo il vecchio Umberto Bossi o il “Trota”, suo figlio se li sono messi nelle loro tasche o se li sono giocati a Montecarlo, è il partito che dovrebbe essere in credito e poter quindi perseguire per appropriazione indebita il suo dirigente infedele. Invece si dice che essendo quei soldi un rimborso di spese elettorali, avevano pur nelle tasche del partito “rimborsato” una destinazione particolare, che però non si capisce quale sia (le spese della prossima campagna elettorale? Ma va...).

E quindi se si è lasciato fregare quei soldi, Senatùr o Trota che sia stato, invece che parte lesa e creditore il partito è debitore verso lo Stato. Di che? Di ciò che lo Stato aveva “rimborsato”. Cioè versato nelle sue (del partito) tasche. Così nel nostro Paese si diventa “imputati” essendo “parti lese”.

Il fatto è che quella legge era una truffa per il Popolo Italiano. Il referendum sul finanziamento pubblico nel 1977 aveva dato (contro le indicazioni di tutti i partiti salvo i Radicali) più del 44 per cento dei voti per l’abrogazione del finanziamento pubblico, che allora era per il partito e per le spese per tenerle in piedi e non un “rimborso”.

Per non dare nell’occhio e truffare la pubblica opinione, si è ricorsi all’espediente di abolire il finanziamento del partito (per le spese da fare) e si è sostituito con il “rimborso” generoso delle spese elettorali (presunte juris et de jure) già fatte. Ma se, poi, viene fuori qualcuno che il rimborso se lo frega, Trota o baccalà che sia, salta fuori lo Stato e si ricorda che quei soldi “sembrava” che fossero un rimborso, ma erano, invece, ancora da spendere per la vita futura del partito ed a ciò vincolati. E li rivuole indietro perché sono stati “distratti” dal “vero” scopo, di cui il rimborso è la copertura truffaldina. Questa è la realtà. Questa è impudenza con la quale la legge truffa sé stessa. E pare che nessuno voglia dire la verità!

Il pesce comincia a puzzare dalla testa. La corruzione? Pare che la legge e la giustizia presuppongano che possa essere essa stessa una truffa. O sbaglio?