La Regione e la dubbiosa uscita dal commissariamento della sanità

Nel palazzo di via Cristoforo Colombo, sede della giunta regionale, così come in quello alla Pisana, sede del Consiglio, c’è grande aspettativa per l’uscita dal commissariamento dalla sanità prevista per la fine dell’anno.

Aspettative cresciute dopo le dichiarazioni in commissione dell’assessore al bilancio Alessandra Sartore che, illustrando il rendiconto generale per l’anno 2017 e presentando l’assestamento di bilancio 2018-2020, ha magnificato i conti della Regione e parlato di un sostanziale azzeramento del disavanzo sanitario. La Sartore ha infatti messo a verbale della commissione che l’indebitamento complessivo della Regione è pari circa 22 miliardi e che il disavanzo sanitario per il 2017 è stato certificato essere pari a 45,665 milioni di euro nell’ultima riunione del 26 luglio dal tavolo di monitoraggio del Mef. Un risultato migliore del consuntivo 2016, pari a -137 milioni, ma anche a quanto scritto nel programma operativo 2016-2018 che prevedeva un disavanzo pari a -58,7 milioni.

Buone notizie dunque se ci fermassimo solo a una parte dei dati e del verbale. Intanto il debito complessivo della Regione è di fatto pari 31 miliardi perché bisogna considerare anche il prestito dei 9 miliardi dello Stato per pagare i debiti dei fornitori, che viene considerato anticipo di cassa ma è sempre debito, e deve essere restituito con un ammortamento trentennale da parte della Regione.

Per quanto riguarda il tavolo di monitoraggio il verbale in questione mette nero su bianco che sulla base dei dati del I trimestre si profila un disavanzo anche per il 2018, mentre il programma operativo 2016-2018 della Regione prevede una chiusura in equilibrio per l’anno corrente. Tanto che si chiede alla Regione di destinare all’equilibrio del sistema sanitario per l’anno 2018 una parte del gettito Irpef pari a 91,091 milioni.

Siccome l’aliquota Irpef pari a 0,50%, destinata alla copertura del disavanzo sanitario per le regioni commissariate, vale circa 700 milioni il Mef ancora una volta spiega che la regione può ridurre l’aliquota, come ha fatto per esempio la Regione Piemonte, oltre che usare l’extra gettito sanitario per altri scopi come coprire i costi del traposto pubblico locale o altri servizi pubblici essenziali. Cosa stigmatizzata più volte dalla Corte dei conti. Un disavanzo nel 2018 che, se confermato anche nel prossimo trimestre, potrebbe mettere in dubbio l’uscita dal commissariamento.

Diversamente da altri io non aspetto con ansia l’uscita dal commissariamento della sanità,  perché il controllo del disavanzo non è frutto di una riforma strutturale del sistema ma solo da un aumento consistente della quota del fondo sanitario. E la mia preoccupazione è che appena usciti dal commissariamento il disavanzo riprenda a salire.

Nel 2013, quando Nicola Zingaretti si è insediato, il disavanzo era pari -650 milioni, nel 2017 è a -50 milioni (circa), mentre nel 2013 la quota di fondo sanitario è stata pari a 9,8 miliardi e nel 2017 a 10,5 miliardi. Quindi un aumento del fondo pari a + 700 milioni, addirittura superiore al disavanzo. Mentre la spesa sanitaria è rimasta sostanzialmente alta, al di sotto degli 11 miliardi così come era negli anni del massimo disavanzo del 2006, questo nonostante una diminuzione del costo complessivo del personale pari a circa 400 milioni di euro, per il blocco del turn over che, dal 2008 ad oggi, ha visto diminuire il personale nel campo sanitario di quasi 10mila operatori. Per non parlare dei 400 milioni in più avuti dallo Stato per il riconoscimento dell’adeguamento Istat della popolazione e ai 340 posti letto in più avuti, che sono stati distribuiti a macchia di leopardo invece di risolvere le criticità di alcuni ospedali che hanno bacini di utenza superiori alle loro possibilità.

Inoltre, il sistema sanitario ha forti criticità sulla qualità dei servizi a cominciare dalle lunghe liste di attese e dal caos giornaliero nei pronto soccorsi degli ospedali. L’ultimo dato allarmante sullo stato della sanità del Lazio arriva con il consuntivo 2017 sulla mobilità sanitaria. Mentre quella attiva è pari a 354 milioni, quella passiva è pari a -644 milioni con un delta negativo di 290 milioni. E il dato è allarmante perché rappresenta non solo il picco degli ultimi anni ma anche un tendenziale sempre in crescita, dal -199 milioni del 2013 al dato negativo odierno.

Quindi negli ultimi anni dell’amministrazione Zingaretti il dato della mobilità sanitaria passiva raggiunge il record, tanto che nell’ultimo report sulla mobilità sanitaria interregionale nel 2017 della Fondazione Gimbe la Regione con il maggiore indice di fuga è il Lazio con il 13,9 per cento davanti alla Campania con il 10,1 per cento. Report che conferma sia i dati del rapporto Rbm-Censis che quelli del Crea, che mettono proprio in rilievo la drammaticità delle lunghe liste di attesa, tanto che  sempre più cittadini vanno a curarsi o a fare analisi nelle Regioni limitrofe.