L’emergenza rifiuti non si risolve con le chiacchiere

Com’era prevedibile l’emergenza rifiuti a Roma, diventata ormai strutturale, ha fatto impazzire la maionese, con Regione e Campidoglio che continuano a giocare a scaricabarile e a litigare invece di mettersi d’accordo sulle decisioni da prendere. Chi si occupa di rifiuti sa bene che l’emergenza rifiuti è causata dalla mancanza di impianti e a Roma servono il termovalorizzatore, impianti di compostaggio, ammodernamento Tmb Ama e una discarica di servizio.

Sono queste le cose che servono, che sono scritte e codificate nel piano regionale dei rifiuti in vigore, e non le chiacchiere di questi mesi, per questo ritengo che Nicola Zingaretti e Virginia Raggi dovrebbero affrettarsi a prendere queste decisioni perché entrambi sono responsabili dell’emergenza rifiuti.

Spetta a Virginia Raggi, nella sua qualità di sindaco della Città Metropolitana, approvare nel consiglio metropolitano il documento che indica quali sono le aree idonee dove costruire gli impianti nell’ato della ex provincia. La Regione deve poi riportare tale pianificazione nel nuovo piano regionale dei rifiuti. Spetta poi a chi vuole, pubblico o privato, realizzare la discarica prendere l’iniziativa e fare richiesta presso gli uffici regionali che devono dare l’autorizzazione.

Però non si può non sottolineare che Zingaretti consentì alla giunta Marino di chiudere la discarica di Malagrotta, cosa che ha provocato l’emergenza, senza indicare il sito alternativo, e solo quando si è insediata la Raggi ha iniziato a chiedere di indicare il sito della discarica.

A Roma serve anche il termovalorizzatore, previsto non solo dal piano regionale dei rifiuti ma anche dal decreto sblocca impianti del Governo Renzi, che sia la Raggi che Zingaretti non vogliono. La Raggi dice che non c’è bisogno né di discarica né del termovalorizzatore perché ha l’obiettivo di portare la raccolta differenziata al 70 per cento che risolverà qualsiasi problema. Per fare una raccolta differenziata degna di questo nome bisogna fare il “porta a porta”, e per raggiungere un tale obiettivo ci sarebbe bisogno di ingenti risorse che non si vedono, ma questo obiettivo è realisticamente irraggiungibile.

Neanche città come Milano e Torino, che su questo terreno hanno fatto molto, non solo non hanno raggiunto il 70 per cento ma da anni sono ferme al livello raggiunto intorno al 50%. Ma in Campidoglio e all’Ama dovrebbero sapere che proprio l’aumento della differenziata ha contribuito ad aumentare l’emergenza, perché a fronte delle 300mila t/a prodotte c’è un solo impianto a Maccarese da 30mila t/a. Tanto che gran parte dell’umido prodotto viene portato nel Friuli. I due nuovi impianti di compostaggio, tanto sbandierati dall’Ama ma di cui ancora non si vede niente, potranno lavorare meno di 100mila t/a e dunque una quota di molto inferiore all’attuale fabbisogno, figuriamoci se la raccolta raggiungesse il 70 per cento.

Zingaretti e la Raggi poi continuano a dire no al termovalorizzatore a Roma ma chiedono ad altre Regioni e ad altri Paesi europei di mettere a disposizione i loro impianti dove portare il Cdr prodotto dai quatto Tmb presenti a Roma. Teniamo presente che il piano regionale di rifiuti e il Dpcm del Governo Renzi prevedono quattro termovalorizzatori, mentre ad oggi nel Lazio funziona solo quello di S. Vittore di proprietà di Acea. La cosa grave è che Zingaretti non solo non fa niente per far entrare in funzione quello di Malagrotta, costruito al 50 per cento, ma chiude quello di Colleferro di proprietà della Regione, mentre proprio a Colleferro fa riaprire la discarica dalle dimensioni di circa 1 milioni di metri cubi.

D’altra parte basta analizzare la famigerata delibera di giunta sul fabbisogno, la 199 del 2016, per rendersi conto che pur di dire no alla termovalorizzazione la giunta Zingaretti preferisce aprire nuove discariche o allargare quelle esistenti per un totale di circa 10 milioni di metri cubi. Oppure, come è scritto in molti documento ufficiali, pensa di portare i rifiuti a bruciare nei cementifici che nel Lazio sono solo quelli di Guidonia e di Civitavecchia.