Il futuro della politica europea è giallo-verde?

In un fondo dell’altro giorno sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia stigmatizza il dramma socio-economico che tutte le economie occidentali stanno vivendo. Purtroppo però non fornisce alcuna soluzione da attuare o indicazioni di obiettivi politici da raggiungere. Concordo pienamente, per contro, sulla sua definizione del fenomeno “nazionalista-identitario” che dagli Usa di Donald Trump all’Europa di Marine Le Pen, i vari governi stanno tentando di coniugare con i vantaggi che la “globalizzazione” ha portato nei decenni trascorsi.

Già nel marzo 2017, a proposito della campagna elettorale alle presidenziali in ambito Repubblicano, scrissi (Senator Trump saves AmeriKa!) che questo strano “buzzurro”, magnate americano sarebbe uscito vincente dalla selezione e con ogni probabilità divenuto Presidente solo perché aveva impostato la sua intera campagna elettorale sulle “Paure del popolo americano”; che nella pratica non è altro che paura di veder tramontare i valori fondanti della società di appartenenza, cioè che ha prodotto l’attuale ondata nazionalista-identitaria a livello mondiale.

A tutto questo va aggiunta anche la complessa fase di “secolarizzazione” delle religioni che, oltre a continuarsi ad affermarsi sempre di più sulle popolazioni di radici giudaico-cristiane, ha iniziato la sua evoluzione (che comunque è da aspettarsi molto lunga) in tutto il mondo islamico, primo fra tutti l’Islam Europeo. La secolarizzazione delle religioni, infatti, agisce inconsciamente sul risveglio dei valori identitari nazionali, di cui Salvini ne è un superbo interprete. Il suo giuramento con il rosario in mano (o sul Vangelo) sulla “chiusura dei porti ai migranti o Prima gli Italiani, etc. etc.”, non è altro che una manifestazione di priorità Politica da dare ai valori religiosi delle nostre radici culturali.

Ma tutto questo dove ci porterà? Beh la Repubblica Popolare Cinese, con il suo Partito (Comunista) Unico di Governo che quest’anno festeggia il suo 70esimo di evoluzione Democratica (così l’ha definita Xi Jinping), ce ne sta dando una seria indicazione. Per il particolare sviluppo sostenuto la Cina non sembra poter offrire alternative, almeno per il prossimo secolo. D’altra parte, sottolineando che la Cina, a conferma delle scelte economiche liberiste imposte al paese, continua incontrastata la sua ascesa ai primi posti in termini di Prodotto interno lordo, seconda solo agli Stati Uniti, ci sono altri due aspetti che non bisogna sottovalutare. Il primo riguarda le aperture fatte sul fronte interno per il riconoscimento della pratica religiosa delle religioni monoteisti, che nella realizzazione pratica inquadra il culto religioso in quanto previsto dalla Costituzione cinese; in particolare il concetto di libertà di coscienza resta ancorato al pensiero socialista di Governo!

Non solo, addirittura per quanto riguarda l’Islam, essendo stata valutata a rischio “devianza per radicalizzazione politica”, non solo gli Imam dovranno seguire e superare gli appositi corsi di formazione istaurati dallo Stato e saranno costantemente controllati nella loro opera di proselitismo, ma addirittura per tutti coloro a rischio “radicalizzazione” è già stato predisposto un centro di rieducazione nell’altopiano del Tibet, per una capienza stimata di ben 30mila posti, il tutto all’insegna del detto: la Religione non può trattare argomentazioni politiche! Il secondo punto riguarda la migrazione cinese, di cui l’Italia ne è un esempio emblematico. Tutti presi dai clandestini e i misfatti sui migranti nessuno ne parla ma la comunità cinese in Italia ha raggiunto nel 2018 ben 325mila residenti (il 49,6% sono donne), pari a quasi il 10 per cento dei cittadini non comunitari. Ma soprattutto è la comunità con un tasso di attività al 72,5 per cento, nettamente superiore a quello medio dei migranti non comunitari. Se poi si guarda a quanto la Cina sta realizzando in Africa, dove è riuscita a coniugare brillantemente un forte flusso migratorio (con ogni probabilità vettorato!) con la realizzazione di progetti ad alto sviluppo tecnologico, allora ben si realizza la dimensione internazionale che sta assumendo la Cina. Cito in particolare, oltre all’apertura della sua prima base militare a Gibuti nel 2017, la Cina ha promosso congiuntamente con 37 Paesi africani e l’Unione africana l’iniziativa Belt and Road (Bri), essenzialmente incentrata sulle infrastrutture e sulle risorse energetiche. Il progetto è valutato di primaria importanza strategica per lo sviluppo delle nazioni africane d’interesse.

Il perché mi sono dilungato così tanto sulla Cina è da coniugare con l’attuale Governo (unico) giallo-verde italiano, alla guida di quello che io giudico un politico da dimensione da statista (dal dopoguerra non se ne erano ancora visti in Italia!): il presidente Giuseppe Conte. Se questa “forzata unione” dovesse essere confermata anche per le prossime elezioni europee, magari distinti e separati in fase elettorale, ma unite nella fase esecutiva con altre forze politiche “populiste” europee, allora, secondo il mio modestissimo avviso, una grande trasformazione della politica Ue è attesa. E chissà che per la politica estera, in particolare, non si inizi a considerare nuovi partners strategici tra cui la Cina?