Esiste una linea rossa del jihad quasi impercettibile, attraverso la quale l’estremismo organizzato si espande nel mondo. Un percorso che parte da Istanbul e arriva fino a Doha, passando per i finanziamenti occulti e relazioni pericolose che intercorrono tra Qatar e Turchia, che coinvolgono i movimenti jihadisti in Siria e in Iraq, ma anche nel mondo occidentale.

È dunque in atto da tempo un progetto di islamizzazione delle nuove generazioni, dal Marocco all’Occidente, portato avanti dai Fratelli Musulmani, una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali, fondati nel 1928 da al-Ḥasan al-Bannāʾ a Isma’iliyya, in Egitto.

A testimoniarlo e a raccontarlo con dovizia di particolari, documenti e testimonianze da cronista esperta e addentrata, è Souad Sbai, giornalista e scrittrice, tra gli altri, di “I Fratelli Musulmani e la conquista dell’Occidente - Da Istanbul a Doha, la linea rossa del Jihad”, pubblicato da Curcio Editore. Un’analisi accurata ed esaustiva, in grado di raccogliere un successo tale da indurre l’editore a dare il via alla sua quarta ristampa.

L’opera della Sbai, partendo dal ritrovamento all’interno della abitazione di Yusuf Nada, banchiere svizzero di origine egiziana indagato per essere uno dei principali finanziatori di Al Qaeda, di un documento di 14 pagine denominato “Il Progetto”, esplora la geografia dell’estremismo islamico fino ai giorni nostri, collegandosi con l’attualità e i disordini civili che colpiscono il mondo: il passaggio a Oriente, il rinnovato ruolo dell’Egitto fra sunniti e sciiti, le tecniche di de-radicalizzazione destinate a spezzare il filo del proselitismo.

Non a caso, lo stesso Yusuf Nada è considerato il “Ministro degli esteri” dei Fratelli Musulmani e il ritrovamento del documento risale al 2001, poco dopo l’attacco terroristico alle Torre Gemelle. Il Progetto sarebbe un programma a lungo termine, ideato già nel 1982, al fine di conquistare l’egemonia in Occidente.

Quello stesso Occidente indebolito dal suo stesso relativismo, vittima del multiculturalismo esasperato voluto da una certa Europa e che in un certo senso odia se stesso e nasconde le proprie radici cristiane.

Souad Sbai, politica e saggista italiana originaria del Marocco ed ex parlamentare, attualmente è presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia (Acmid). Da sempre impegnata nella lotta contro l’estremismo in Italia e in Europa e in prima linea contro la violenza sulle donne, l’autrice conosce molto bene i Fratelli Musulmani, al punto da aver ricevuto diverse e reiterate minacce di morte per le sue battaglie. Tra le tante attività giornalistiche e associative, inoltre, la Sbai è stata anche inviata speciale della rivista marocchina Urbain dal 1990 al 1995 ed è caporedattore di Al Maghrebiya Italia, portale in lingua araba ed italiana dedicato proprio alle comunità arabe in Italia.

Una voce autorevole, libera e indipendente, ma soprattutto lucida nella lettura di un fenomeno così complesso sul quale si giocano il futuro dell’umanità e gli equilibri democratici del pianeta.