Un bilancio sull’evoluzione del Kosovo

Il Kosovo si apre al mondo. Dagli anni tragici del conflitto e della pulizia etnica all’attualità di uno sviluppo veloce, per accedere alla comune casa europea, è la caratteristica di questa giovane nazione. Il ricordo del passato è vivo: oltre un milione di persone in fuga e centinaia di migliaia di kosovari albanesi caduti sotto lo sterminio di Milosevic. Prima avallato da molti, poi finalmente e forse tardi, il mondo capì che lì si stava consumando un nuovo terzo Reich, e che era il momento di agire.

Molto toccanti e decise sono state le parole dell’ambasciatore del Kosovo in Italia, Alma Lama, nella sua relazione al convegno “Intervento umanitario della Nato in Kosovo: 20 anni dopo la guerra”, svoltosi presso Palazzo Giustiniani. “L’Italia si fece carico del peso della crisi dei rifugiati del Kosovo”, ha sottolineato Alma Lama ricordando anche il caso dell’ex presidente kosovaro Ibrahim Rugova e la persecuzione degli albanesi alla fine degli anni Novanta. Secondo l’ambasciatore di Pristina, l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic sottovalutò “la determinazione della Nato” nel voler porre fine alla “pulizia etnica” in Kosovo.

All’evento svoltosi presso palazzo Giustiniani, che ha voluto ricordare il 20° anniversario dell’intervento della Nato in Kosovo, hanno partecipato Ettore Antonio Licheri (presidente della Commissione permanente Politiche dell’Unione europea), Marta Grande (presidente della Commissione Esteri della Camera dei deputati), Alma Lama (Ambasciatrice della Repubblica del Kosovo in Italia), Massimo D’Alema (ex presidente del Consiglio dei ministri), Carlo Scognamiglio Pasini (ex Ministro della difesa), Emma Bonino (membro Commissione permanente Politiche dell’Unione europea), Luca de Poli (scrittore), la giornalista Paola Severini Melograni e l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Affari Esteri. Ha moderato i lavori Roberto Spagnoli, vice caporedattore Radio Radicale. L’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi ha ribadito che il Kosovo non è uno Stato musulmano, ma uno Stato laico in cui religione e  Stato sono separati. Nel Paese esiste tolleranza e rispetto della varie confessioni religiose e minoranze etniche.

Il Kosovo ha la costituzione più moderna in Europa in termini di libertà e di diritti umani e la più generosa in termini di cura delle minoranze. Gran parte della popolazione è legata ad un islam moderato, ma, contemporaneamente, come in altri Paesi europei, gran parte della popolazione del Kosovo è profondamente laica. Il recente voto del Parlamento di Pristina, che ha agitato Russia e Serbia, sulla creazione dell’esercito, “è storico per il Kosovo”, come pubblicamente affermato dall’ambasciatore statunitense a Pristina, Philip Kosnett. “Gli Stati Uniti sosterranno lo sviluppo professionale e l’evoluzione organizzativa delle Forze di sicurezza kosovare, che deve svolgere un ruolo positivo per il Kosovo e per la regione, riflettendo il carattere multietnico del Paese e la dedizione del popolo del Kosovo alla pace”, ha recentemente ribadito l’ambasciatore statunitense.

L’intervento della Nato in Serbia nel 1999 “fu una scelta difficile ma giusta”. Sono le parole di Massimo D’Alema, premier all’epoca del conflitto in Jugoslavia alla fine degli anni Novanta, nel suo intervento al convegno. D’Alema ha ricordato i contatti politici per scongiurare l’intervento e le giornate del periodo di Pasqua passate al confine tra Albania e Kosovo, “dove già i volontari italiani stavano operando per aiutare l’Albania ad accogliere il fiume di profughi che fuggivano dal Kosovo”. “Il contatto con i profughi mi aiutò a sciogliere i dubbi sull’intervento”, sottolineando che tale azione era voluta innanzitutto dalla “costante pressione” dell’allora presidente statunitense Bill Clinton.