Il Nazipacifismo

Il politically correct? È quella nuova forma di nazipacifismo che ti vieta per legge di chiamare per nome e cognome il tuo nemico giurato. Ad esempio.: non puoi dire che il tuo assassino è un fanatico dell’Islam, né ribadire che gli africani e arabi sono razzisti tanto quanto noi. Credete sia una provocazione? Allora provate ad aprire un centro di preghiera cristiana nelle roccaforti waabite e integraliste del Medio Oriente arabo troppo ricco di petrolio per sottoscrivere la Convenzione di Ginevra sui rifugiati (scommetto che non lo sapevate)! Fanatici coranici che interpretano alla lettera un messaggio scritto quattordici secoli fa (per cui un infedele o si converte o deve essere passato per la spada, anche se nella prima fattispecie rientrano tutti i musulmani non integralisti!) massacrano cristiani e non musulmani con attentati atroci? Ebbene, bisogna definirli assassini e terroristi ma non islamici! Perché così vuole il globalizzato “Club Rad”. Quello cioè dei radical chic mainstream, politically correct, globalista, multiculturalista, multilateralista e risolutamente “sans frontières” favorevole all’accoglienza incondizionata. Per cercare di analizzarne la “constituency” immaginiamo un’intervista impossibile con il “Che” (Guevara) e chiediamoglielo a lui. Sono davvero buoni questi “sinistri” al caviale del XXI sec.?

Immagino la sua risposta. Il Club Rad confonde e antepone gli effetti alle cause che non intende né vedere, né eliminare alla radice per quanto riguarda i popoli sfruttati e oppressi di tutta la Terra. Apre le braccia a una folle accoglienza indiscriminata di persone in fuga a centinaia di milioni dai loro Paesi di origine perché non può né vuole, dimostrandosi pavido oltre ogni pur ogni scusabile arrendevolezza, confrontarsi con le loro leadership corrotte che uccidono, depredano, imprigionano senza giusto processo masse sterminate, lasciando poi mano libera a entità esterne per sfruttare le immense risorse naturali dei loro territori, per esportare poi il denaro della corruzione nei paradisi fiscali dell’Occidente. Quindi, il Che redivivo avrebbe senz’altro sviluppato e messo in pratica una moderna “Teoria della liberazione dei popoli oppressi” agendo sia dall’esterno con la formazione di milizie mercenarie, sia dall’interno con finanziamenti e passaggio di armi alla guerriglia antiregime affinché si batta contro la dittatura, in modo da rovesciare quei sistemi criminali, restituendo al popolo la parola e il governo delle istituzioni. Forse, in chiave molto più moderna, anziché armi basterebbe distribuire uno smartphone con accesso illimitato a Internet a ogni oppresso africano e latinoamericano (nati, vale la pena di ricordarlo, in continenti ricchissimi che se onestamente governati potrebbero garantire a tutti loro pace, giustizia e lavoro), mostrando quelle crude verità che i regimi dittatoriali negano e nascondono a ogni costo.

Poi, anziché predicare la libertà sessuale in Occidente, anteponendo l’edonismo individuale sterile ed egoista al mantenimento del tasso di sopravvivenza demografica della nostra civiltà, occorre drasticamente intervenire per ridurre la devastante crescita demografica in continenti come l’Africa in cui l’enorme saldo netto è utilizzato da dittatori e despoti per inviare verso i confini dell’Occidente enormi masse di disperati. Occorre battere il nazipacifismo onusiano e radical rivendicando al contrario il diritto all’ingerenza da parte delle civiltà tecnologicamente più progredite, per portare in quei territori devastati sicurezza, infrastrutture, risanamento ambientale, assistenza sanitaria, istruzione media e universitaria, ricostruzione dei centri abbandonati, know-how idoneo a rendere di nuovo fertili centinaia di milioni di ettari di terra diventata arida a causa del clima e di pratiche sucide di sfruttamento dei suoli. E, invece, a che cosa stiamo assistendo qui da noi? Alla condanna “Urbi et Orbi” dell’Uomo Bianco da parte di chi non conosce la Storia. La verità? Lo schiavismo di massa era praticato in Africa ben prima che noi ci arrivassimo e gli indios latinoamericani sono stati sterminati a milioni non dai Conquistadores ma da infezioni batteriche dalle quali non erano immunizzati.