Se cade il Totem leghista

Quanti e quali sono i punti su cui rischia di naufragare la riforma dell’ordinamento regionale (o Autonomia differenziata, che dir si voglia)?

Il ministro Barbara Lezzi (M5S), che è stato ascoltato nella Commissione Bicamerale, ha evidenziato tutto ciò, palesemente ponendo tre questioni.

1) La prima attiene i “Livelli essenziali di prestazione” (Lep). Che sono stati definiti parzialmente solo in campo sanitario,  difettando del tutto in altri settori importanti la vita comunitaria.

2) Anche la “determinazione della spesa storica “può essere una operazione relativamente agevole”, ma il passaggio - successivo - alla determinazione dei “fabbisogni standard” comporterà un lavoro di analisi e di valutazione, materia per materia, che non potrà “riguardare solo la Regione richiedente l’autonomia, ma deve riguardare la spesa dello Stato proiettata su tutti i territori regionali”.

3) Il terzo scoglio, infine, dove rischia di incagliarsi l’operazione di riforma riguarda proprio quella “pre-intesa” da siglarsi nel Consiglio dei ministri. 

Per il partito di Matteo Salvini questo è un passaggio del tutto pleonastico, perché dovrebbe essere lasciato ampio margine e pure libertà di coscienza alle Commissioni parlamentari che dovranno rifinire il testo per portarlo in Aula, per il M5S, invece, questo margine di libertà è eccessivo: potendo giungere fino allo stravolgimento totale dei testi su cui l’intesa politica è stata raggiunta. 

Per cui, Barbara Lezzi ha detto che “occorre essere responsabili e arrivare a una pre-intesa che sia già chiara”. Costi quel che costi? È questa la domanda politica da porsi di fronte a quello che è sempre stato il totem attorno a cui ha danzato la Lega, fin dai tempi della sua fondazione.