M5s: da “uno vale uno” a “vale tutto”

Si fa sempre più largo la “maggioranza Ursula” come degna fine di una crisi di governo che, forse, è sfuggita di mano un po’ a tutti, Matteo Salvini in primis. Chi avrebbe mai pensato che questa calda estate politica ci avrebbe portato a un governo Pd-5 Stelle? Lo sapremo con certezza nelle prossime ore, tutto è ancora appeso alle decisioni che prenderà Giuseppe Conte e a quelle, soprattutto, del Presidente Sergio Mattarella.

Anche se il copione sembra essere già scritto con l'asse Zingaretti-Renzi-Fico-Di Maio. Le stesse forze politiche che lo scorso luglio hanno contribuito a eleggere Ursula Von der Leyen nuova Presidente della Commissione Ue sembrano ormai aver trovata la quadra per formare un nuovo esecutivo che da gialloverde diventerebbe di colpo giallorosso (senza nessuna offesa ai romanisti).

Dopo Matteo Renzi e Maria Elena Boschi anche Romano Prodi, per niente imbarazzato, ha teso la mano ai grillini per evitare il voto a ottobre e spianarsi la strada per il Quirinale (anche se il Professore nel 2022 avrebbe 83 anni e dovrebbe rimanere al Colle fino ai 90, auguri). E in politica si fa presto a dimenticare. Sembrano già lontani anni luce gli slogan del M5s contro il Pd “partito di Bibbiano e delle banche”, solo per citare due dei tanti attacchi che i pentastellati hanno riservato ai dem in questi ultimi mesi. E così anche a parti invertite.

Insomma, una cosa è certa: il Movimento Cinque Stelle finalmente si fa conoscere per quello che è veramente. Dovevano aprire il Parlamento “come una scatoletta di tonno” e invece ci si sono tuffati dentro senza nessuna intenzione di uscirne; non dovevano fare accordi con nessuno perchè si definivano “alternativi ai partiti” e nel giro di poco più di un anno si ritrovano ad aver fatto esperienze di governo sia con la Lega che con il Pd; e hanno addirittura votato una Presidente del Senato (la Casellati) in quota Forza Italia, partito fumo negli occhi per Grillo and company.

Lo slogan che si sono sempre vantati di interpretare è “uno vale uno”, ma credo che adesso sia opportuno cambiarlo con “vale tutto”. Sì, vale proprio tutto pur di non tornare a votare.