Il passo carrabile antifascista

Nella follia politica generale degli ultimi tempi, la vicenda di Parma circa la dichiarazione richiesta per ottenere un permesso per un passo carraio non stupisce più di tanto. Vale tuttavia la pena di esaminare il testo più da vicino.

Al primo punto, dopo aver avvertito di “leggere attentamente”, il richiedente deve dichiarare “di riconoscersi nei principi costituzionali democratici e di ripudiare il fascismo ed il nazismo.

Naturalmente, se uno ritiene che il regime comunista cubano o nord-coreano sarebbe preferibile al nostro regime democratico non corre alcun rischio di vedere rifiutato il passo carraio. Al secondo punto il richiedente deve garantire “di non professare e non fare propaganda di ideologie nazifasciste, xenofobe, razziste, sessiste”, per cui se uno è convinto che le donne siano mediamente più creative degli uomini o che i cinesi siano mediamente più intelligenti degli italiani si vedrebbe bocciata la richiesta. Il richiedente deve infine assicurare “di non perseguire finalità antidemocratiche, esaltando, minacciando od usando la violenza quale metodo di lotta politica o propagandando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni ed i valori della Resistenza”.

Ovviamente il Risorgimento è escluso e nei suoi riguardi si possono proferire le espressioni più brutali, così come la violenza dei black blocs o di alcuni “centri sociali” è implicitamente considerata legittima e salutare. Quanto alla propaganda per la “soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione”, sembra di capire che le proibizioni sopra riportate siano, per gli estensori del regolamento, un chiaro segno di liberalismo e tolleranza.

In un comunicato del Comune si sostiene che il regolamento, da cui discenderebbe la doverosità del provvedimento, consiste in una “normativa ampia che si basa sul rispetto dei principi contenuti nella Costituzione”, anche se non risulta che la nostra Carta fondamentale si occupi di passi carrai. Ad ogni modo la norma sarebbe perfettamente legittima perché i passi carrai coinvolgono il “suolo pubblico”. Ecco dunque l’aggettivo sacro: pubblico. Di conseguenza, dovremmo pensare che, domani, possa essere richiesta una analoga dichiarazione per salire sui mezzi pubblici, per sedersi sulle panchine di un giardino pubblico o, magari, per servirsi delle latrine pubbliche. In effetti, non si capisce perché prendersela con i soli passi carrai.

Alla fine, siamo di fronte a null’altro che ad una sgradevole dimostrazione di insipienza che, però, mette intenzionalmente il cittadino nella condizione di decidere se assumere un atteggiamento colpevole oppure no, con relativa sanzione nel primo caso. In uno Stato liberale non c’è bisogno di chiedere al cittadino se ha in animo idee che potrebbero indurlo a commettere un reato. Dovrebbe bastare punirlo se lo commette.