Perdenti

Perdenti perché da anni sono in discesa, sconfitti ad ogni tornata elettorale, perdenti perché la gente preferisce il centrodestra, perdenti perché governano solo grazie ad una forzatura costituzionale per impedire il voto, perdenti perché incapaci, arroganti, privi di coraggio e onestà intellettuale. Del resto, basterebbe mettere a confronto il discorso di ieri di Nicola Zingaretti allo stato maggiore del Pd con quello che fece pochi mesi fa. Allora alzò la voce per giurare che mai avrebbe condiviso nulla coi grillini nemici e perniciosi, ieri ha alzato la voce per assicurare che starci insieme è naturale e giusto.

Basterebbe riascoltare Giuseppe Conte quando presiedeva i gialloverdi e ascoltarlo adesso che presiede i giallorossi, o Luigi Di Maio quando brindava sul balcone annunciando la sconfitta della povertà e ora che lecca le ferite e prende bastonate, oppure Matteo Renzi, anti-grillino e quello di oggi loro alleato. Basterebbe riascoltare il Pd che per tre volte dall’opposizione, votava contro la riduzione dei parlamentari e adesso dalla maggioranza la sostiene a spada tratta. Per non dire del premier e di “Giggino” che sulla Diciotti si dichiaravano correi e sulla Gregoretti fanno le tre “scimmiette”.

Basterebbe risentire i giudizi dei grillini su Renzi quando governavano con la Lega e ascoltarli adesso. Oppure quelli del premier su Matteo Salvini quando era vice e quelli che ha dato dalla crisi in poi. Basterebbe eccome per capire perché siano perdenti. Ma se ciò non bastasse potremmo aggiungere le giravolte e gli infingimenti sul Mes, sulla sterilizzazione dell’Iva, il tavolo di crisi per l’Ilva, per l’Alitalia, la posizione sulla giustizia e sulla prescrizione, quella sulle banche, sul reddito e su quota 100.

A risentire i giallorossi prima e dopo il matrimonio, non c’è un solo elemento di condivisione, di vicinanza, di comune sentire sulle scelte, nulla insomma che possa trasmettere alla gente di essere finita in buona mani, guidata da chi pensi al Paese piuttosto che a rimanere in sella e basta. Tanto è vero che la cronaca quotidiana sulla maggioranza e sul governo non racconta dei 160 tavoli di crisi occupazionali, delle previsioni sul Pil che resta intorno a zero, dei consumi e degli investimenti fermi, dei giovani che vanno via e del sud che si allontana, del fisco che succhia sangue e fa morire.

La cronaca parla solo di cosa fare per rimandare le elezioni, impedire il voto sulla Gregoretti prima del 26, di come trasferire al dopo i provvedimenti demenziali della finanziaria, come bloccare la fuga dei grillini dissidenti, parla della crisi interna del Pd che cambia nome per la quinta volta. Ecco perché sono perdenti e destinati ad essere cacciati via alla prima occasione, perché la gente li considera arlecchini, non si fida di chi rincorre il potere anziché i problemi del Paese, di chi si attacca alle sardine piuttosto che ad un programma di crescita e rilancio economico e sociale. Sono perdenti perché vivono nella paura di perdere stipendio e posto, anziché nell’impegno di risolvere i mali dell’Italia, dal fisco al Welfare, dalla burocrazia alla spesa improduttiva, dal potere contrattuale in Europa a quello nel mondo, dai giovani alla denatalità e alla giustizia ingiusta.

Noi non sappiamo come finirà in Emilia-Romagna anche se coltiviamo la speranza che scatti l’alternanza, ma comunque vada dureranno poco perché la colla che li tiene uniti nasce da una formula sbagliata, ipocrita e azzardata e finirà col seccarsi e sgretolarsi assieme a loro. Perché se è vero che come diceva Giulio Andreotti il potere logora chi non ce l’ha, logora altrettanto chi non è capace, cambia bandiera, giura e spergiura, fa il finto tonto, fugge il problema e pensa che la gente non capisca e che sia scema.