Di male in peggio

Missione compiuta si direbbe, perché l’approvazione del Senato al processo su Matteo Salvini è stata una sorta di operazione di killeraggio politico verso il leader del centrodestra, parlare d’altro servirebbe solo ad aggiungere ipocrisia all’ipocrisia. Dopodiché, a partire da Matteo Renzi che ha votato il sì per calcoli secondo noi diversi, nessuno parli più di ingerenza della magistratura nella politica e di invasione di campo nelle attività di governo.

Insomma, lamentare che da tangentopoli i giudici abbiano debordato oltre la separazione dei poteri sconfinando dove non potrebbero e fuggire poi a ogni occasione per sancire il primato del Parlamento e la sua sovranità, sarebbe un non senso. Parliamoci chiaro, quella della Gregoretti è stata tutta una faccenda politica intorno ad una linea gialloverde sull’immigrazione, un indirizzo unanimemente condiviso come sulla Diciotti, sui porti chiusi, sulla pressione verso l’Europa per la redistribuzione degli arrivi. Cercare infatti di far credere che sulla Gregoretti fosse cambiata questa linea è una ipocrisia che non tiene, anche perché non c’è ministro, importante che sia, che possa scavalcare l’opposizione corale della maggioranza dei colleghi, Premier in testa. Per farla breve, viene difficile pensare che se Giuseppe Conte assieme ai ministri grillini avessero manifestato una avversità unanime al rallentamento dello sbarco dei migranti sulla Gregoretti, Salvini da solo avrebbe avuto la forza di fare di testa sua. Oltretutto quella faccenda durante i 3 giorni di attesa è stata di pubblico dominio, su tutti i giornali e telegiornali, senza che nessuno con un briciolo di onestà intellettuale avvertisse alcun diverbio netto sulla linea di Salvini in merito allo sbarco. Basterebbe per questo rileggere le cronache, nemmeno nei retroscena che raccontano con dovizia di particolari i fatti dietro il sipario si sollevarono litigi e contrasti tali da essere citati per rilevanza e sottoposti all’opinione pubblica. Figuriamoci se dall’informazione di sinistra e della parte che in quel periodo sparava a palle incatenate contro il governo gialloverde non si sarebbe sollevato il polverone delle eventuali zuffe sull’atteggiamento da tenere nei confronti della gente soccorsa sulla Gregoretti. Ecco perché diciamo che non solo la decisione di Salvini fu condivisa, ma in linea con la politica di quel governo sull’immigrazione e la retromarcia compiuta da Conte, Di Maio e dai grillini la dice lunga sul perché di un’alleanza col Pd nata per impedire il voto.

Dopodiché arriviamo all’intervento della magistratura e alle sue ragioni che in punta di diritto hanno creato un nuovo caso all’interno di autorevoli giuristi, costituzionalisti e ovviamente politici che ritengono una forzatura sia l’invasione e sia la motivazione. Per parte nostra da inesperti conclamati parlare di sequestro sembra un’eresia, a lume di naso un sequestro dovrebbe sottintendere ben altro comportamento che il salvataggio, il soccorso medico, la messa in sicurezza e l’accoglienza minuziosa a bordo, ma noi siamo zero ovviamente.

Eppure se il nostro giudizio vale zero quello del Parlamento vale più di tutti, vale il principio costituzionale della sovranità popolare che rappresenta, vale il primato dell’organo che fa le leggi e le interpreta autenticamente, vale il rispetto assoluto delle decisioni politiche di una maggioranza. Ecco perché scriviamo che nessuno dica più delle invasioni di campo della magistratura, quando poi gli si consente di giudicare le scelte politiche di un governo e di una maggioranza, qui non si tratta di dettagli ma di democrazia compiuta.

Tanto è vero che girando per le strade il senso di scarsa fiducia nella giustizia, il pensiero che spesso vada oltre la sua missione, il timore degli errori e i dubbi sulla terzietà assoluta, sono in aumento, per non dire dell’Europa che sul tema ci ammonisce e bacchetta sempre. Insomma, col voto del Senato si è fatto volutamente un doppio e grave errore, accusare con una dose d’ipocrisia politica Salvini e creare un ulteriore precedente pericoloso per il futuro. In questo diamo ragione al Presidente emerito della Camera Casini, la ruota gira e chi vivrà vedrà.