Le sardine neuro programmate della sinistra artificiale

Dispiace far notare a Pietrangelo Buttafuoco che sulle sardine è stato troppo buono. “Le sardine sono tutte carine, sono tutte giovani. Hanno il cerchietto. Hanno a disposizione l’ascolto dei più importanti canali del mainstream. Non c’ è nulla di quella che una volta poteva essere la cultura dell’antagonismo che, non a caso, faceva fatica a trovare spazio”, ha commentato il giornalista criticando il movimento filo-Pd per il vuoto ideologico, la superficialità culturale e l’autoreferenzialità mediatica.

Secondo Buttafuoco, alle sardine manca la spinta rivoluzionaria dei sessantottini, la vera creatività degli indiani metropolitani, l’autonomia dal sistema che negli anni Ottanta si spinse fino agli estremismi armati. Sono già allineati coi padroni, intendendo per essi i Dem, le segreterie politiche, le foto con Romano Prodi, il manifesto con Luciano Benetton e Oliviero Toscani, le richieste di appuntamenti coi governatori, i capigruppo, insomma la nomenklatura. Non si possono definire alternativi o forza contro o il nuovo, ma appaiono piuttosto i ventriloqui dei vecchi squali con un compito solo, aggredire. Non dico siano un allevamento di George Soros, che gli fornisce i mangimi avvelenati della logica perversa del nuovo ordine mondiale, ma non sono certamente le “piazze ben vengano” della partecipazione giovanile.

È vero che in Italia i giovani non hanno grandi occasioni di sperimentare nuove forme di aggregazione e partecipazione, per cui tanti secondo me sono “sardine per noia” o “per moda”, come mi pareva dimostrasse Diodato, il vincitore di Sanremo con quella maglietta delle Ong che fa più cool che militante. “Sardine? Sì, perché no – ha ammesso – mi piacciono”. E così tanti altri. Ma i vertici del branco effettivamente non sembrano pescati a caso e non sono degli improvvisati. Quello che vorrei far notare a Buttafuoco, e ad altri, è che secondo me è stata sottovalutata anni addietro la sterzata “pedagogica” che la sinistra ha intrapreso nella formazione politica e sociale. A parte le campagne seducenti sulle “canne free”, sulla diversità sessuale, sulla cultura gender e transgender, sulla decomposizione della famiglia tradizionale e dei valori conservatori, c’è stata un’altra forma pregnante e incisiva di costruzione delle masse giovanili, sulle ceneri dei movimenti degli anni di piombo.

E questa si chiama Pnl. Cos’è? La Pnl sta per “programmazione neuro linguistica”. In parole semplici, e da enciclopedia base, consiste “in un metodo di comunicazione e in un sistema di “life coaching”, “self-help” e “counseling” definito da alcuni suoi promotori come un approccio alla comunicazione, allo sviluppo personale e alla psicoterapia”. La Pnl è stata ideata in California negli anni Settanta la vorando sull’idea che vi sia una connessione fra i processi neurologici (“neuro”), il linguaggio (“linguistico”) e gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza (“programmazione”), affermando che questi schemi possono essere organizzati per raggiungere specifici obiettivi nella vita. La programmazione neurolinguistica si ispira anche a tecniche riconosciute come l’ipnosi, ma queste formule sono ancora considerate pseudoscentifiche, ed è comunque una tecnica usata nel campo delle performance umane.

Capito chi sono le sardine? Ragazzi Pnl, giovani programmati, droni e non antagonisti, come ha notato anche Buttafuoco. E che vi sia stato negli ultimi anni un investimento cospicuo nella diffusione di queste nuove tecniche della formazione è innegabile. Se le ha finanziate Soros o il nuovo ordine non lo so e mi sembra la solita fantasia, però di certo sono un nuovo modo e un nuovo metodo verso le frontiere dell’intelligenza artificiale, quando uomo e macchina dovendo interagire forzando sul linguaggio dei segni e dei contenuti organizzati, piuttosto che sulla libertà delle idee e delle espressioni. Direi che la sinistra è avanti con la sperimentazione e ha già messo le mani sul futuro dell’uomo purchè sia un robot rosso, sovietico e progressista.

D’altro canto “il prodotto” Elly Schlein lo dimostra e tale mi sembra a tutti gli effetti la giovane sardina che ha ottenuto un posto in giunta e col suo bottino personale di voti è diventata la vice del governatore Stefano Bonaccini. Segni e parole, gestualità ed espressioni sono il suo stile e il suo metodo, in una connessione meccanica, logica e impassibile. Insomma, o automi o svaniti come Mattia Santori o aggressivi come quelli che lanciano invettive, per ora fissati su un solo odioso programma: contro Matteo Salvini.