Matteo Renzi inventa l’opposizione “fai da te” per salvare il governo

La motivazione con cui Matteo Renzi non ha votato le due sfiducie al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è double face, cioè dipende da dove le guardi. Per alcuni è un grande atto politico, ma per altri è roba da far accapponare la pelle. E in questo dualismo c’è tutto il rischio per la nostra democrazia. Ha dichiarato il leader di Italia viva: “Questa volta diamo ragione alla senatrice Emma Bonino e riconosciamo le ragioni del centrodestra, ma non le votiamo la sfiducia, ministro, per un atto politico e perché noi non siamo come voi”. Renzi vuol dire che nel merito non condivide le azioni del ministro Bonafede, soprattutto sul “tutti a casa” dei boss mafiosi durante il lockdown, come non condivide l’assetto in generale della giustizia italiana, di cui chiede una riforma radicale. Tuttavia egli non ha votato la sfiducia per non far cadere il governo Conte, come in passato invece hanno fatto i grillini: “Se oggi votassimo con il metodo che lei ha usato nei confronti dei membri di altri governi – ha spiegato nel suo intervento al Senato – lei dovrebbe andare a casa: Alfano, Guidi, Boschi, Lotti, De Vincenti. Ma noi non siamo come voi”.

Una bella lezione di ideologismo, non c’è che dire! Lo abbiamo già scritto, il partito fondato da Renzi ha il ruolo di fermare l’azione politica e parlamentare a Italia viva. L’Italia legittima e legittimata secondo la maggioranza sarebbe tutta qui, arriverebbe fino al partito di Renzi. E il motivo vero per cui si dice che “non può cadere il governo Conte” non è mica il rispetto verso il presidente del Consiglio o per evitare una crisi al buio, il motivo vero è il disprezzo. Sì, proprio il disprezzo del Pd camuffato dietro a Conte e ai grillini verso l’altra Italia, quella che secondo loro non deve e non può votare, quella continuamente scavalcata e aggirata dai loro marchingegni, che sarebbe l’Italia indegna di milioni di italiani definiti di volta in volta “sciacalli, razzisti, intolleranti, fascisti”, mentre tanti si agitano a fermare di volta in volta le rovinose campagne “abbraccia un cinese” o quelle sull’immigrazione clandestina, la corruzione e la cronaca nera. E che sia così ne è prova il fatto che, nonostante i proclami sull’auspicata condivisione, non c’è alcun ascolto, mentre proseguono dileggio e calunnie.

Infatti, all’indomani a Montecitorio, il tanto collaborativo confronto è finito in rissa tra Lega e Movimento 5 stelle, quando il capogruppo grillino Davide Crippa ha accusato i leghisti di malgoverno al nord e di essersi chiusi in Parlamento “forse per una festa di compleanno”. È finita a botte con tanto di sospensione dei lavori richiesta dal presidente della Camera Roberto Fico. Precedente assai pericoloso, perché se questo accade nelle aule parlamentari, che cosa può succedere nel Paese avanzando la crisi? Nulla sarà più come prima, ma cosa vuol fomentare la maggioranza pur di evitare le urne, rivolte e disordini per imporsi ad oltranza? Attenzione. Anche nel centrodestra occorre prudenza e misura e maggiore costruttività verso l’elettorato, si governa anche coi tanti comuni e regioni, si governa formando una classe dirigente nuova, chiamando a raccolta i giovani e i talenti, operando di fatto l’alternativa nell’etica, nei costumi, nella cultura, anziché subire la mentalità avversaria.

Non si incide solo con le poltrone, questa partita si vince coi valori e con l’intelletto, altrimenti il duo Matteo Salvini-Giorgia Meloni sempre sotto scacco finirà per diventare il nemico ideale. Non piace a tanti neppure la logica rissosa e attaccabrighe del centrodestra, per fortuna ancora c’è Silvio Berlusconi e la sua Forza Italia che dialogando mantengono l’equilibrio. Quanto al Pd io non sarei così sicuri, perché le ragioni della sfiducia mancata dipendono dal fatto che stanno calpestando i loro stessi presunti principi cedendo a burocrazia, nominifici, corruzione, fino a concedere alla mafia quello che in altri tempi è stata l’onta della trattativa. E cedere ai poteri oscuri è assai peggio della destra di Salvini. Chiederei ai vari Saviano, Fazio e donne sinistre: se lo avesse fatto un governo Berlusconi o di centrodestra? Indecenza, solo indecenza, l’ennesima. Come gli immigrati, le Ong, il fisco, la crisi, i colpi dell’Europa, siamo affossati su tutto nonostante gli italiani si siano comportati con senso di responsabilità e siamo stati di esempio internazionale nel virus con un Paese che vale oro.

Ma il metodo con cui si vuole governare questa magnifica nazione della storia, delle arti, del turismo e della “bellezza”, come urla giustamente Vittorio Sgarbi, non è quello dell’unità nazionale, più volte invocata dal capo dello Stato, ma quello che dimostra Marco Travaglio contro Guido Bertolaso, reo solo di aver realizzato un ospedale specializzato in una manciata di giorni in Fiera di Milano e un altro in Toscana con aiuti privati. E cosa gli capita? Denigrato e isolato lui e gli ospedali per dispetto, per il solo fatto di essere ritenuto avversario, lui uomo delle istituzioni. È questa continua scriteriata spaccatura interna e il reiterato e becero dileggio che ci danneggiano all’estero, ovunque, spostando indietro l’orologio agli anni Settanta quando “ammazzare un fascista non era reato”. Per cui non arte e gloria, ma sangue e crimini. E oggi che ci sono i social c’è chi si azzarda a dispensare maledizioni pubbliche, chi lancia campagne a morte senza che vi sia una reazione forte delle istituzioni nella fase più fragile della storia dell’uomo. Questo è il vero rischio dei fantasmi del passato, cari compagni e cari tutti. E’ questa macchina del fango, che ha mietuto vittime innocenti e danni immani, che è il regime dello sproloquio e della vendetta da cui uscire tutti. Con impegno civile e nazionale, con unità e misura verso un’opposizione ancorché legittima sempre ragionata. Che non è certo l’opposizione “fai da te” di Matteo Renzi.