Quale futuro per il lavoro: parla Durigon

Non è che prima del Covid-19 non ci fosse di che preoccuparsi, ma il virus ci ha messo di fronte ad una evidenza strutturale molto chiara e guai non leggerla bene, focalizzando come sia stato facile e veloce paralizzare gli ospedali, la povertà sociale in cui versavamo, le grandi difficoltà digitali proprio nell’era in cui è più avanzata negli altri paesi del mondo invece da noi i sistemi si bloccano, la carenza di istruzione, mancanza del lavoro e ne mancherà sempre di più, perché le aziende non ce la fanno e nessuno sa formulare una ricetta. D’altra parte lo stop di certa economia farà sì che nasceranno nuove figure professionali, questa crisi farà allargare la forbice delle differenze fra il nostro paese e gli altri che hanno investito e non temono di investire sui giovani, in istruzione, sanità, innovazione e futuro. Ne parliamo con l’onorevole Claudio Durigon, già sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e attualmente responsabile del Dipartimento del lavoro della Lega.

Quali saranno secondo lei gli effetti dannosi dello smart working?

Non credo stia rendendo quella che è la vera attività del lavoro, pensiamo per esempio al pubblico impiego, c’è una distanza enorme fra il cittadino e i documenti da dover preparare. È stata fatta un’analisi a riguardo che attesta che sono passati molti giorni per preparare un documento rispetto ad un altro in presenza. È oggettivo che lo smart working sia un fallimento in alcuni casi come questo. Quindi agevolare questo sistema sempre è fuori luogo. Credo che soltanto alcune figure debbano lavorare in smart working. Anche riguardo alla privacy solleverei dubbi, pensando che vanno portati via documenti per lavorare a casa.

Quindi non è una soluzione per ridurre i costi per esempio?

Assolutamente, non lo vedo come una cosa da reprimere ma nemmeno un sistema su cui puntare. Il lockdown ci ha costretto a lavorare così ma non abbiamo avuto la stessa efficienza del lavoro in presenza, per una serie di ragioni, il confronto con gli altri per esempio. Probabilmente lo smart working andrebbe incentivato dopo che un’azienda ne abbia analizzato realmente la necessità.

Rilancio del lavoro. Come farlo senza lasciare indietro nessuno?

Il post Covid è davvero drammatico, si parla di un indice Istat e di un Pil che scenderà di 15-20 punti ma nel frattempo che questo possa corrispondere a circa un milione di posti di lavoro in meno. Il governo ha proposto una formula assistenziale che era doverosa in una fase iniziale ma le tempistiche per attuarle fanno sì che anche la fase assistenziale sia stata un buco nell’acqua. Invece la nostra famosa Flat tax e l’abbattimento del costo del lavoro per le aziende per dare lavoro era ciò in cui bisognava investire in questo periodo, ma c’è una miopia di questo governo che fa sì che arriveremo in un autunno caldo, dove ci sarà una crisi importante con tanti licenziamenti. Il rilancio doveva passare da un taglio netto al costo del lavoro o dall’abbattimento delle famose tasse.

Ma come ridurre il costo del lavoro per dare liquidità ai lavoratori e favorire veramente l’occupazione?

È abbastanza semplice, il cuneo del costo del lavoro è paragonabile a circa 3 miliardi e due per ogni punto, su questo si poteva interagire. Si poteva fare anche un taglio del costo del lavoro selettivo, anche sulle aziende fino a cento dipendenti. Ma non è stata fatta nessuna politica, anche quei famosi dieci miliardi messi a disposizione delle imprese per il fondo perduto dati a pioggia non stanno rendendo a quello che serviva, per adottare una strategia e l’abbattimento del costo del lavoro era una delle migliori. Si poteva fare un taglio del costo del lavoro selettivo alle grandi aziende anche sui settori, per esempio nel turismo che sta vivendo una situazione imbarazzante a causa del Covid.

Questo governo quindi ci sta illudendo? Sostiene o no gli investimenti?

Nei decreti fino ad oggi fatti, no. Nella politica sul lavoro e sull’investimento non c’è nulla. Se pensiamo che le uniche forme di investimento sono gli Ecobonus e non c’è chiarezza, e se pensiamo che gli unici investimenti da incentivare siano il monopattino. Ecco quello che non mi aspettavo da questo governo, che mettesse norme così banali in un periodo pre-Covid o durante, che non danno una reale visione di quello che sono le nostre necessità. Avremmo il settore auto che ha perso circa il 90 per cento e abbiamo settori che stanno in crisi permanente, qui si parla di monopattini ed Ecobonus. Il resto è solo emergenza e ritardi. I famosi 600 euro per le partite Iva sono andati a finire ai navigator, non si capisce perché. Non c’è visione, non c’è prospettiva, tante sciocchezze che pagheremo perché non c’è una visione d’insieme per il rilancio. Anche lo stesso Decreto Rilancio ha solo la parola investimenti, niente altro al suo interno.

La pandemia ci obbliga almeno a non ripetere gli errori del passato: tagli in sanità, giovani costretti ad andarsene per le condizioni lavorative non soddisfacenti, percentuali altissime di povertà, eppure importiamo tanti poveri da altri paesi creando ulteriori scompensi. Una situazione postbellica cui non è facile far fronte.

La sanatoria non ha proprio un senso. Si potrebbe combattere il caporalato, il sottopagamento nel settore agricolo, con le giuste regole. Noi abbiamo circa due milioni e mezzo di percettori di reddito di cittadinanza. Con il giusto pagamento quindi anche con il giusto aiuto anche alle aziende perché se alcune, senza scusanti, pagano di meno cercando di evadere i costi è pure perché le stesse non ce la fanno più. Su questo si sarebbe dovuto trovare un escamotage per ridurre i costi del lavoro piuttosto che dare un reddito di cittadinanza a quei lavoratori, in conseguenza di ciò quelle stesse persone hanno sospeso tutte le attività di ricerca di un lavoro.

Ma il reddito di cittadinanza è uno strumento di inserimento lavorativo che non produce risultati occupazionali oppure è un sostegno al reddito, quindi andrebbe modificato in tal senso?

Come Lega avevamo ricercato l’inserimento nel mondo del lavoro. Ad oggi il continuo litigare fra la ministra Nunzia Catalfo e il presidente dell’Anpal ha posto una ricollocazione pari a zero. Se calcoliamo che i collocati del reddito di cittadinanza sono sessantacinquemila contro i 2 milioni e mezzo che lo percepiscono, quindi abbiamo collocato i Navigator. Poi litigano tutti fra loro e a farne le spese sono gli italiani.

Possiamo dire “Te l’avevo detto”?

È imbarazzante per me, ma se parliamo della cassa integrazione con Giuseppe Conte e il presidente dell’Inps che ci dicono sempre che entro un tempo x pagheranno, anche lì l’avevamo detto. Tante cose avevamo detto e non ci hanno ascoltato. Sono rammaricato e anche abbastanza arrabbiato, perché soluzioni anche sulla cassa integrazione ne avevamo proposte come Lega, sui tavoli a Palazzo Chigi, al Senato durante il Cura Italia, abbiamo proposto emendamenti, ma non hanno voluto ascoltarci e credo che oggi quest’imbarazzo in cui viviamo sia quello dell’arroganza di un governo e di chi ne fa parte. Se ci avessero ascoltato sarebbe migliorato qualcosa.

Fra la cassa integrazione che non arriva e il flop del reddito di cittadinanza, che ha più il sapore di una mancia elettorale, c’è Quota 100. Che mi dice di questa?

Quota 100 l’ho fatta personalmente ed è l’unico strumento oggi che è adeguato alla situazione post Covid. E ne sono abbastanza contento. Ne ha parlato anche l’economista Giuliano Cazzola dicendo che è necessario sviluppare un movimento nel mercato in uscita perché altrimenti si crea uno stallo in entrata, quindi Quota 100 ben venga, anzi va anche potenziata. Quota 100 nasceva per dare un diritto quindi una collocazione ai giovani, deve essere efficientata, perché deve dare risposte alle aziende che sono in difficoltà che andrebbero a percepire la Naspi (la Nuova assicurazione sociale per l’impiego, ndr) o altre cose ma con un prepensionamento si può dare spazio e vigore al mercato in entrata.

Il virus ha colpito le persone più fragili, specie i più anziani. Allo stesso tempo la crisi economica penalizza i giovani, molti vengono esclusi dal mondo del lavoro, dalla possibilità di fare tirocini per fare curriculum.

Infatti per questo esiste Quota 100. Per anni si è detto che il paese sta invecchiando e vediamo che le persone più anziane e fragili sono quelle che hanno un’età particolare e devono andare in pensione, è necessario un cambio generazionale. In questa fase abbiamo presentato una norma di legge per andare incontro alla situazione, con degli scivoli. Sembra che il ministro stia valutando ed io sono proprio curioso e voglio proprio vedere, noi siamo pronti a lavorare su questo e a dare una mano, sperando che questo governo segga al tavolo veramente e non a parole.

Invece un bel taglio alle tasse come la Lega ha sempre proposto?

Sarebbe determinante per ripartire. Sulle tasse partiamo in difetto rispetto ad alcuni Paesi europei che hanno meno tasse di noi. Non diamo le stesse opportunità agli italiani anche programmando gli investimenti, saremo sempre perdenti in questo modo. Abbiamo bisogno di pagare meno tasse, di pagare meno il costo del lavoro, di avere più fluidità sul sistema economico finanziario che non c’è, perché anche i 400 miliardi come bazooka economico è un’arma spuntata perché c’era soltanto un miliardo di fidejussione dentro, quindi un’altra vendita televisiva delle 20.30, un’altra presa in giro di Conte di questo periodo.

La metalmeccanica è morta, gli italiani sono alla disperazione. Così si perde fiducia nella politica.

La metalmeccanica è morta e stiamo pure perdendo sull’export. Durante il lockdown il nostro consumo di energia è sceso a livelli catastrofici, addirittura siamo andati al di sotto di ogni possibile soglia. La Germania invece è rimasta ai livelli di consumo energia pari a quelli che erano i loro standard e questo è significativo, perché loro hanno continuato a produrre e si sono presi le nostre fette di mercato export nelle quali noi non potevamo sopperire sia per mancanza di materie prime sia perché non potevamo produrle. Gli effetti li vedremo chiaramente nei prossimi mesi.

Focolaio Bartolini. Nell’autotrasporto a causa di certa regolamentazione ed eccessiva burocrazia, per paura di perdere il lavoro o restare a casa senza stipendio, i lavoratori non hanno dichiarato i sintomi. Risultato molti nuovi positivi. Si è costretti a scegliere tra lavoro e salute. Quante realtà in giro per il paese potrebbero esserci come questa a causa di una burocrazia barocca?

In una prima fase credo questo sia capitato, tante persone temevano di perdere il lavoro ed hanno continuato a lavorare in maniera disconnessa. Certo che questo non dovrebbe succedere, delle garanzie in più dovevano essere inserite, non sono state date, anzi c’è stata una filosofia con i sindacati secondo me sbagliata dove si cerca il colpevole, invece bisogna cercare di dare soluzioni e diritti. Io sono più per i diritti che per la ricerca del colpevole. Se si danno diritti, colpevoli ce ne saranno di meno.

@vanessaseffer