Regionali, una sitcom M5s-Pd

La sitcom che vede protagonisti il M5s e Pd neanche i Vanzina sarebbero riusciti a scriverla con un copione così esilarante, naturalmente per non essere meno di Netflix come è giusto che sia, troverà naturale sbocco su una piattaforma, quella Rousseau. In barba alla base pentastellata che, da sempre, contestava le amministrazioni regionali a guida Pd, il “democratico” Beppe Grillo ha emanato il suo editto ai suoi sudditi, i Cinque stelle alle prossime elezioni, che si terranno il prossimo 21 settembre, saranno alleati con il Partito democratico. Naturalmente per dare una minima parvenza di sovranità popolare, ma nei fatti nascondersi dietro una foglia di figo, il rospo viene fatto ingoiare alla base tramite una bella consultazione regionale sulla piattaforma Rousseau, noto strumento infallibile di voto online, già in passato considerato dal garante della Privacy poco sicuro e manovrabile al punto da richiederne una serie di azioni per mettere in sicurezza i dati degli utenti. Tralasciando la problematica del voto virtuale, nella realtà i Cinque stelle hanno un grattacapo più concreto all’orizzonte, quello della coerenza.

Come faranno i loro eletti sui territori a motivare una eventuale alleanza? Prendiamo un caso per tutti, quello della Puglia. Con quale faccia la pentastellata candidata, in pectore, alla presidenza della regione, Antonella Laricchia, si potrà presentare agli attivisti quando fino a due giorni fa, inaugurando il proprio comitato elettorale al centro di Bari, ha ribadito, in modo categorico, la tesi che l’alleanza con il Pd non s’ha da fare? Bella gatta da pelare per chi non fa il comico, anche se inizialmente sembra che due, dei tre, fattori principali per il successo in questo contesto comico vi siano: il pubblico (l’opinione pubblica) e le circostanze (la paura di scendere ad una percentuale sotto la doppia cifra), manca solo l’attore sul territorio disposto a metterci la faccia per dare seguito al proclama di Grillo. Già, serve proprio l’attore comico, colui che è abituato a far ridere nei suoi spettacoli con ciò che dice, non osiamo immaginare quanto, in questo caso, lo spettacolo sarebbe particolarmente grottesco, in cui più che metterci la faccia, la si perderebbe. Per comprendere proprio la coerenza in casa grillina, basti ricordare il tema delle alleanze regionali che, all’indomani delle elezioni tenutesi in Emilia Romagna e Calabria, sarebbe dovuto essere uno dei temi più urgenti da discutere nei famosi Stati generali del Movimento, di fatto cosa mai accaduta, semplicemente perché non si sono mai svolti.

Eppure ci avevano propinato che da questo argomento si sarebbero gettate le basi per un rinnovamento interno, ma oggigiorno, purtroppo, sembra che sia passata di moda quella buona abitudine di affermare un qualcosa e poi metterla in pratica, insomma mantenere ciò che si dice. Dalle stanze dei bottoni della città eterna, intanto il premier Giuseppe Conte, arroccato, incrocia le dita affinché il tutto vada in porto, nella sua logica lo rafforzerebbe a Palazzo Chigi, dimenticando un famoso detto: “le pecore si contano una volta entrate nell’ovile e non fuori”. Leggasi i conti si fanno non con le ipotesi, ma con i voti e questi si ottengono con i risultati, non con i proclami. Di tutto ciò se ne sono ben resi conto al Nazareno, dove una parte, sempre crescente, della segreteria Pd incomincia a mostrare i mal di pancia nei confronti di Conte e inizia a farsi strada (data l’ultima impasse sul dossier Autostrade) l’idea di scaricare il finto tonto furbi-Conte. Dinnanzi a malpancisti del M5s e Pd unica cosa che rimane da fare a quest’ultimi, in attesa di avere un quadro completo della débâcle alle regionali, non è prendere un antispastico, ma di attendere i risultati del “cervellone elettronico” made Casaleggio.

Una riflessione Nicola Zingaretti avrebbe dovuta farla prima di imbarcarsi nella navigazione della galassia Cinque stelle: se dapprima con la Lega i pentastellati si sono scoperti poco inclini a governare, come avrebbero potuto, in seguito, esserlo con quelli del Pd? Come dire: Chi per questi mari (galassia) va, questi pesci (stelle) prende. Bastava fare questa semplice considerazione per avere chiaro il futuro andazzo al Governo, è vero che la speranza è l’ultima a morire, ma è altrettanto vero che il perseverare è diabolico. L’abbraccio a settembre con i pentastellati, se viene confermato, si rivelerà fatale per lo stesso Pd, costretto a correre ai ripari dopo il 21 dello stesso mese, soprattutto in vista del voto sul Mes. Quello che sfugge a molti o fanno finta di non vedere, è la reale situazione politica. Scrutandola attentamente si ha da una parte un Movimento cinque stelle in una fase sempre maggiore di debolezza conclamata, più profonda di quello che si possa pensare, con una drammatica lotta per la sopravvivenza per rimanere incollati quanto più possibile alle poltrone.

Già, quando gli ricapita più un miracolo del genere. Un Partito democratico, nonostante la presenza di personaggi con la dovuta esperienza e capaci, fermo su sé stesso, a causa dell’incapacità di governare del proprio alleato di maggioranza, con la leadership di Nicola Zingaretti che incomincia a scricchiolare sotto i colpi di chi vorrebbe più risultati e decisione. Matteo Renzi e i suoi tentati di costruire qualcos’altro, momentaneamente appaiono come coloro che stanno alla finestra, cercando di cogliere il momento opportuno di quel qualcosa, ma non si sa bene cosa, comunque consapevoli che questa volta non possono nuovamente sbagliare, scomparirebbero definitivamente. Se li si osserva bene, tutti sono accomunati dallo stesso fattore, la perdita di riconoscimento di leadership, non vi è una guida carismatica che emerge dal mucchio. Dall’altra parte assistiamo ad una crescita lenta, ma costante di Fratelli d’Italia con una leader, come Giorgia Meloni, che nutre sempre più consensi e che viene apprezzata per la propria coerenza, in alcuni casi riesce con decisione a distinguersi, in modo costruttivo, anche dalle posizioni dei suoi alleati, dimostrando l’esistenza di una linea politica.

La Lega, a guida Matteo Salvini, dopo aver perso pur qualcosa nei sondaggi, sembra che abbia trovato una propria stabilità, dimostrando così di saper mantenere quel consenso tra la gente e non è da escludere, al momento del voto, la sorpresa di un risultato percentuale più alto di quello attribuitogli in questo momento. In ultimo Forza Italia, con un Silvio Berlusconi che molti, a bassa voce, considerano logorato, ma che già in passato ha ampiamente dimostrato di poter avere molte frecce al suo arco, trattandosi di un uomo che sotto l’aspetto politico sa cogliere il momento per tornare nella partita in modo decisivo. Infatti, non a caso, in questi giorni è molto frenetica l’attività di Gianni Letta, probabilmente qualcosa bolle in pentola, vedremo in futuro se sarà arrosto o solo fumo.

Forse, è ciò che sti sta studiando in queste settimane, nelle segrete stanze della politica, una cosa è certa che se qualcosa di nuovo deve nascere, è il caso che nasca non per un arido calcolo politico, perché sarebbe l’ennesimo errore che porterebbe all’incomprensione della gente comune, al conseguenziale risultato di un maggior allontanamento di questa dalla politica e a contestarla con un nuovo voto di protesta, con l’esito scontato che altri senza logica di governo, come abbiamo assistito negli ultimi anni, potrebbero assurgere al ruolo di governanti compiendo disastri, forse, non più sanabili. Questo non ce lo possiamo più permettere, ecco perché, se ciò fosse, andrebbe spiegato bene ai cittadini per non incorrere in quell’effetto che si definisce in gergo boomerang.