AAA, democrazia cercasi

Sarebbe un errore immaginare che oggi i figliocci di Palmiro Togliatti attentino alla democrazia coi carri armati, gli arresti di massa e gli eccidi come succedeva nel 1956 a Budapest, con la solenne approvazione sia del Migliore che di Giorgio Napolitano e quasi tutti i falce e martello. Da allora ad ora gli eredi di Palmiro si sono evoluti, fusi coi chierici di sinistra più invidiosi, camuffati nei simboli e nei nomi, trasformati in democratici apparenti, fino ad arrivare di recente a sposarsi coi grillini nonostante li odiassero fino al giorno prima. Sia chiaro quel matrimonio s’è fatto perché la sete di potere dei comunisti è sempre stata smisurata, perché del popolo se ne sono sempre buggerati e per simbiosi i grillini erano i naturali alleati, sia per matrice, che per genia e insolenza verso la democrazia. Insomma nel corso dei decenni si sono aggiornati, ancora di più nel sodalizio coi 5 stelle che sulla tecnologia fanno faville, per farla breve cambiato il pelo il vizio che è rimasto tale e quale ha subito solo un ammodernamento naturale passando al carro armato virtuale 4.0. Oggi i postcomunisti, cattocomunisti, grillini, non attaccano più la democrazia, la dissidenza, la libertà e la voglia d’alternanza, dalla sera alla mattina con l’ingresso delle forze militari, utilizzano altri armamentari, più subdoli, sottili, tali per cui il risultato arrivi piano piano ad essere scontato. Insomma tolgono libertà un po’ alla volta, fino a piegare il corso degli eventi contro la volontà dei maggiorenti, col solo scopo non solo di mantenere il potere ma di rendere più complicata l’affermazione della democrazia compiuta.

È per questo che a settembre dell’anno scorso non hanno esitato un secondo a cancellare le offese, gli insulti, le accuse terribili incrociate, i giuramenti pubblici, roba da nemici per la pelle e per la vita, pur di strappare alla democrazia il voto popolare che certamente li avrebbe fatti sparire. Dopodiché, inaspettatamente e tragicamente è arrivato il virus, un destino cinico e baro per il Paese, che gli ha servito su un piatto d’argento la possibilità d’intervenire sulla nazione addirittura scavalcando la Costituzione, non lo diciamo noi che siamo niente, ma una quantità di giuristi e Cesare Mirabelli che della consulta è stato presidente. Questi signori guidati da Giuseppe Conte, decretando l’emergenza nazionale, con lo strumento dei Dpcm non solo hanno tagliato fuori il Parlamento, ma iniziato a togliere un po’ per volta le libertà garantite dalla carta, dall’uso del contante, alla libertà d’impresa, ai movimenti, agli incontri con gli amici e coi parenti, alle manifestazioni, alle date per le libere elezioni. I giallorossi per via del Covid-19 hanno chiesto di tracciare i cittadini come nemmeno nei soviet s’era visto, spese, comportamenti e spostamenti registrati, per non parlare delle chiusure regionali solo agli italiani perché dal mare lasciano che arrivino tutti i giorni migliaia e migliaia di immigrati illegali molti dei quali infettati dal virus e ammalati. Parliamo di gente che arriva dalle coste nel Paese che spesso fugge clandestina dai centri di ricovero e accoglienza coi rischi enormi che sappiamo alla faccia del tormentone sulla prudenza, sui distanziamenti, sulle mascherine e sugli assembramenti.

Eppure per meglio tenere sotto botta gli italiani e visto che la legge sull’emergenza si avvia a scadenza, nonostante i dati sull’epidemia siano molto migliorati in qualche caso azzerati, chiedono il bis di altri 6 mesi o in subordine fino a ottobre, guarda caso mentre ci si avvia alle votazioni regionali di settembre coi sondaggi a favore del centrodestra. Ma ciò che fa rabbrividire è che il governo in questi mesi anziché utilizzare i pieni poteri per salvare dal disastro economico il Paese, li ha utilizzati per intimorire con propaganda e restrizioni e per bruciare 80 miliardi al vento, in assistenza, statalismo improduttivo, salvataggi inutili, monopattini, biciclette e una serie di “marchette” inutili e dannose. Come se non bastasse il Conte bis ha frantumato ogni regola di equità sociale spezzando in due il Paese tra segmento privato e apparato statale, il primo ridotto alla fame e al rischio di chiusura garantita, il secondo pagato e in qualche caso strapagato lasciato a casa e alla bella vita. Insomma nessuna revisione, nessuna strategia, nessun piano concreto per l’economia, ma solo spesa allegra da una parte e debito a gogò in cambio di niente dall’altra, il tutto in attesa che l’Europa ci tolga dal fuoco le castagne che questa maggioranza nemmeno vede tanto è presa dallo spasmo di evitare il voto e di prolungare l’emergenza per comandarci a bacchetta. Ecco perché a ottobre si rischia il collasso, la morte dell’economia assieme a quella della democrazia, e tutto nel silenzio più assordante degli organismi e delle istituzioni che lasciano passare, come fossimo in una fase tranquilla, espansiva e salutare.

Rischiamo di giocarci il futuro del Paese, della tenuta economica e sociale, solo per impedire che vinca il centrodestra, perché sia chiaro stiamo obbedendo ad un diktat europeo che come prima condizione per ogni aiuto ha posto quella di evitare ad ogni costo che al governo vada il centrodestra. Questa è la realtà alla quale la sinistra postcomunista pur di comandare si è adeguata volentieri, ridurre uno straccio l’Italia, consegnarla alla Ue e un pezzetto alla Cina, in attesa di polverizzare il centrodestra e il suo consenso per portarlo a perdere le elezioni quando i sondaggi lo daranno sconfitto. Certo a pensare che Matteo Renzi si presti alla distruzione del Paese, allo sfascio sociale, al rischio di proteste e della rabbia, al pericolo dello sfaldamento democratico, occupazionale, nazionale, è terrificante. Altro che Italia Viva, sulla porta avrebbe dovuto scrivere: AAA democrazia cercasi e Italia morta.