Conte sa dei pignoramenti Ue e ci nasconde le mire dei “frugali”

In troppi si staranno chiedendo da dove derivi la sicumera dei cosiddetti frugali d’Europa (Austria, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Finlandia e Paesi scandinavi). Nessun creditore può mai avere la matematica certezza che l’indebitato onori quanto deve e nei tempi promessi. Ma alcuni stati europei apparirebbero davvero sicuri di poter mettere gli italiani a stecchetto, soprattutto di riuscire a togliere loro i patrimoni a cui sono più affezionati. Questa certezza deriva loro dalle norme europee (ben in evidenza nel sito ufficiale dell’Ue) in merito all’esecuzione delle decisioni giudiziarie, esposte nel portale europeo della giustizia elettronica. In parole povere i tanto temuti “pignoramenti europei”, che verrebbero eseguiti con fermezza tedesco-olandese e nei tempi celeri auspicati da Bruxelles. A confortare questa strada nella certezza del credito provvederebbero le posizioni dell’attuale esecutivo italiano: Conte e i suoi non sbarrerebbero mai la strada ad una sorta d’ufficiale giudiziario europeo scortato dall’Europol (sezione reati economico-finanziari). E perché Conte ha promesso ai “frugali” che l’Italia non si frapporrà ad una rapida esecuzione, su territorio italiano, delle decisioni giudiziarie europee. Va detto che la Commissione europea sta ancora aggiornando i contenuti del sito, ed alla luce dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Infatti si chiarisce nel sito della Commissione che, “l’eventuale presenza di contenuti che non riflettono tale uscita non è intenzionale e sarà corretta”. Ne consegue che in tanti s’interrogano sul fatto che il Regno Unito abbia deciso di non pagare all’Ue sanzioni e multe, mentre i frugali già sarebbero pronti ad armare pignoramenti europei contro i paesi mediterranei: forti con i deboli e deboli con i forti?

Avverrà che un giudice tedesco od olandese deciderà che dallo Stato italiano a da un suo ente dovrà essere corrisposta una certa somma di denaro. L’ente (comune, Regione...) o lo stesso Stato italiano si perderanno nei meandri della burocrazia europea, o tra le varie sbadataggini, così in sede Ue verrà compiuta una determinata azione (e con tanto di decisione giudiziaria) che sfocerà nell’esecuzione forzata. Questo perché Germania ed Olanda chiederanno al giudice di emettere un mandato di esecuzione, e di disporre il pignoramento di beni e patrimoni vari presso terzi. Sarà apripista l’Olanda, per il momento la Germania (causa la Von Der Leyen presidente della Commissione Ue) si fingerà buona e filoitaliana. Ma, finito il mandato, anche i tedeschi s’avventeranno come cani affamati sul patrimonio del Belpaese, come del resto hanno già fatto con la Grecia, però usando altri strumenti.

Del resto il gioco di cedere, e far girare, i famosi crediti deteriorati degli enti pubblici italiani sta raccogliendo il favore di molti filantropi internazionali. E non dimentichiamo che, oltre ai mille miliardi di debito italiano in pancia agli stranieri, ci sarebbero alcuni miliardi di sanzioni europee reclamate da Bruxelles: e l’Italia non è il Regno Unito, non sarebbe mai capace di dire “io non vi pago”.

Ma il patrimonio c’è, è abbondante, è ben stimato. Per il solo patrimonio artistico i “frugali” contano sulla stima operata da esperti di fama internazionale, storicamente paragonabili ad Heinrich Schliemann (che ebbe a scoprire il tesoro di Priamo) e Carl Humann (che riportava alla luce l’altare di Pergamo) che in epoca guglielmina favorirono il trasbordo dell’antica Ellade a Berlino. Oggi in Italia, come nella Turchia a fine Ottocento, l’arte è in mano ai tedeschi. Ben sette direttori dei musei sono stranieri: Eike Schmidt (Storico dell’arte tedesco) è il direttore delle Gallerie degli Uffizi a Firenze, Sylvain Bellenger (Storico dell’arte francese) dal 2015 è il direttore del Museo di Capodimonte a Napoli, James Bradburne (canadese museologo e manager culturale) è il direttore della Pinacoteca di Brera a Milano, Cecilie Hollberg (sassone, storica e manager culturale) è il direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, Gabriel Zuchtriegel (archeologo tedesco) è il direttore del Parco Archeologico di Paestum, Peter Assmann (storico dell’arte bavarese) è il direttore del Palazzo Ducale di Mantova, Peter Aufreiter (austriaco e storico dell’arte) è il direttore della Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. Vi risparmiamo il nugolo d’esperti olandesi, danesi e tedeschi che oggi orbita attorno alle nostre appetitose reliquie. Sembra abbiano riscoperto il Grand tour d’Italia, come s’usava a metà Ottocento. Con la differenza che in quell’epoca i signori italiani erano meno propensi dei turchi a cedere le passate vestigia. Nel mirino oggi non sarebbero ruderi e dintorni, ma soprattutto opere pittoriche ed intere città d’arte che potrebbero finire in pancia a multinazionali con sede nei paesi “frugali”. Una spoliazione in chiave moderna. Perché oggi non s’usano più gli armigeri per occupare terre o razziare opere d’arte. Il primo lavoro viene affidato a chi crea crediti da vantare. Poi tocca ai tribunali. La rifinitura viene affidata all’istituto del pignoramento europeo. E Conte, se ancora sarà in sella, forse avrà il coraggio di dirci “con un bel po’ di roba antica ci siamo scrollati di dosso i debiti ed i costi di manutenzione di musei e ville”. Ma, quando i pignoramenti europei lambiranno aziende e patrimoni in Calabria, Campania, Sicilia e Puglia… allora forse sarà guerra.