Quando si dice il Paese di Pulcinella

Figuriamoci: siamo i primi a difendere con le unghie e con i denti il nostro Paese quando, in mille occasioni, parlando con amici e conoscenti, americani, tedeschi, inglesi, francesi, sentiamo i giudizi che sentiamo. Eppure, in cuor nostro sappiamo che non hanno torto. Del resto, se in Europa ci siamo fatti sottomettere e nel mondo abbiamo perso la gran parte del prestigio e del potere contrattuale non è anormale. Colpa nostra e di decenni di malgoverno, dissipazioni, scandali, mala gestione delle risorse collettive: insomma, mala politica. Tanto è vero che da sempre scriviamo le ragioni per cui l’Italia è sprofondata nell’abisso del debito, del deficit, dell’arretramento infrastrutturale, dell’incredibile divaricazione fra Nord e Sud, dell’incapacità di valorizzare quel patrimonio inestimabile di, arte, cultura e geografia, che il Padreterno prima e millenni di storia poi, ci hanno consegnato. Se dopo l’orrore del nazifascismo avessimo avuto un’altra impostazione politica, istituzionale, un’altra onestà intellettuale e un progetto capace di restituire bene agli italiani prima e al mondo poi, le risorse umane, territoriali e tutto ciò che il destino ci ha regalato, dopo 76 anni saremmo stati nel G3 anziché il G20.

Invece, dopo 15 anni, quelli del piano Marshall, del miracolo italiano, di Alcide De Gasperi, ma soprattutto Luigi Einaudi, che per noi è stato superiore, dagli inizi del 1960 è iniziato un assalto cattocomunista e sindacalista, alla diligenza, al depredamento, allo sfruttamento scellerato del successo accumulato, che ci ha portato dove siamo e dove senza un cambiamento radicale resteremo. Basterebbe ripercorrere le vicende politiche degli ultimi cinquanta e passa anni per avere la chiave di lettura di un Paese che dall’Oscar della lira del Financial Times del 1964 è arrivato a pietire in ginocchio il Recovery fund e ad avere un debito stellare con un’economia in perenne arretramento. Sarà mica stata colpa del destino cinico e baro, di Montezuma o della nuvoletta di Fantozzi, no, è stata solo colpa della politica, dei governi e delle maggioranze che si sono avvicendate, con la differenza che dal 1964, in 56 anni il centrodestra ha governato per 9 e i cattocomunisti, Dc e Pci, il centrosinistra assieme al sindacato e il vaticano per 47.

Sono stati da allora ad ora anni di scandali, ipocrisie, omissis, secretazioni, falsificazioni storiche e politiche, scelte dissennate, ricatti incrociati fra partiti, di false promesse agli italiani, di dati taroccati offerti come veri, di clientelismo, nepotismo, voto di scambio e statalismo da socialismo reale. Un’Italia depredata e privata a partire dal Sud della libertà di fare, intraprendere e sviluppare le eccellenze, cresciuta al posto fisso, quello dei comuni, ministeri, provincia e regione, per i più anziani come noi quello della Sip, dell’Enel, della Rai, delle banche nazionali e degli uffici statali. Anziché stimolare i giovani di allora all’intrapresa, al rischio dell’investimento, con gli stimoli opportuni, si è creato il mito dell’impiego pubblico, quello sicuro, sottraendo allo sviluppo potenziale dell’economia una quantità di risorse umane dirottate al peso delle casse di stato, quanto Pil possibile bruciato. È stato fatto per decenni uno spillover di capacità individuali, dal privato al pubblico, mentre chissà quei milioni di giovani di allora se anziché infilati in un leviatano ingigantito apposta per avere il voto, fossero stati aiutati all’impresa produttiva avrebbero specialmente al sud generato mille Silicon Valley, al posto di pesare con le baby pensioni.

Per non parlare dell’intreccio tra politica e affari, dei buchi neri della notte della repubblica, dei finanziamenti illeciti, dell’oro di Mosca, dei golpe presunti oppure meno, del caso Mattei, quello di Aldo Moro, della cassa del mezzogiorno, degli impicci nelle Poste, nelle banche pubbliche, fino ad arrivare a Tangentopoli e al perché la giustizia si concentrò solo su alcuni lasciando che altri fossero graziati. Ecco perché tornando ad oggi non sorprende lo scandalo sui documenti desecretati del lockdown, sul perché si è chiusa. L’Italia, contro il parere degli esperti, mettendola in ginocchio e sotto controllo, non sorprendono i Dpcm con i quali si stanno bruciando 100 miliardi senza che l’economia se ne accorga. Non sorprende che a settembre scorso anziché al voto come sarebbe accaduto ovunque ci abbiano obbligato al governo più di sinistra della storia e ad una maggioranza che sta insieme per evitare che al governo vada il centrodestra, un’alternativa anticomunista, anti cattocomunista, di destra liberale, democratica, presidenziale e laica. La realtà è che l’Italia è governata nei gangli vitali dai cattocomunisti, dai sindacati, da quella sinistra che ipocritamente ha “ucciso” Bettino Craxi e colpito Silvio Berlusconi poi con ogni mezzo, pur di continuare a comandare e a scrivere la storia a piacimento e a detrimento dell’alternanza e della rinascita del Paese.

Ecco perché scriviamo che l’unica speranza è cambiare tutto, dalla carta che per quanto bella è cattocomunista, frutto di un accordo fra Giuseppe Dossetti e quel brav’uomo di Palmiro Togliatti, a tutta l’architettura istituzionale, l’unica speranza è riscrivere il Paese cancellando il socialismo reale a favore di una democrazia plurale e liberale, l’unica speranza è passare dalla cultura dell’assistenza a quella dello sviluppo e della libera iniziativa, punto. Noi ci fermiamo qui e per un po’ di giorni stacchiamo la spina, quella stessa spina che invece dovremmo staccare alla maggioranza cattocomunista e grillina, solo allora il buon giorno sarà bello di mattina, buone vacanze ammesso e non concesso.