“The Covid horror show”

La temuta, prevista (e da qualcuno anche “invocata”) “seconda ondata” della “pestilenza cinese” (come d’incanto scomparsa in Cina) puntualmente è arrivata, innescando un nuovo giro della giostra impazzita di insensatezze governative, martellanti allarmismi mediatici, isterie ipocondriache e pacchianate autoritarie in salsa sudamericana (o nordcoreana, fate voi). Un “Covid horror show” (ancor più grottesco del celeberrimo musical)  nel quale una combriccola di incapaci, spalleggiata da una falange di “virologi” ed “esperti” – moderni kapò del campo di concentramento sanitario globale edificato sull’amplificazione mediatica del terrore pandemico –  ha precipitato un Paese allo sbando, tenuto ostaggio nella gabbia di un permanente (quanto illegale) “stato di emergenza”, imbalsamato da “protocolli” e divieti la cui inefficacia è pari solo alla loro insultante illogicità. Mentre le coste sono prese d’assalto da orde di individui di cui nulla sappiamo a livello personale, penale e sanitario, gli italiani sono costretti a subire l’umiliazione cilena del “coprifuoco”, i giovani la privazione dell’istruzione, la cultura il silenziamento, l’economia una paralisi letale, la legalità costituzionale la sua reiterata e plateale violazione a suon di Dpcm. Né il conclamato fallimento della politica delle chiusure (“lockdown” è un anglismo cialtrone), ha scalfito minimamente la prosopopea vanagloriosa delle scimmie al volante o suggerito l’adozione di uno stile istituzionale “low profile”  tale almeno da risparmiarci urticanti sermoni da stato etico, untuose “istruzioni” per trascorrere un  Natale “sobrio” o imbarazzanti (quanto improbabili) letterine a Santa Claus che sembrano uscite, dritte dritte, da quella Agenzia Stefani 2.0 che è l’ufficio di Rocco Casalino.

Per altro verso non si può non rilevare, con civile raccapriccio, la schizofrenia di un esecutivo che se da un lato rivendica meriti inesistenti nella gestione dell’emergenza, dall’altro trucca al rialzo le statistiche su “contagi” e decessi nel gaglioffo tentativo di sedare con la paura la crescente rabbia popolare dei ceti non garantiti cui evidentemente non bastano “ristori” e mance (rigorosamente a debito) a fronte della catastrofe incombente. Nel laboratorio del “doctor Giuseppe Conte” il virus è diventato un “disonesto” metodo di governo svincolato da ogni contrappeso legale, sorretto da uno scientismo intollerante e prostituito in nome del quale si patologizzano i sani (gli “asintomatici”) e si criminalizza chiunque esprima ragionati dubbi (i “negazionisti”) sulla effettiva portata del fenomeno e, soprattutto, sulla proporzionalità e razionalità delle contromisure adottate. Bisognerà pur chiedersi sino a quando gli italiani (almeno quelli non lobotomizzati dal terrorismo dei media) dovranno sopportare gli sguaiati abusi di potere, i volgari ricatti e le abiette menzogne di un opaco figuro misteriosamente emerso da chissà quale “cloaca massonica”; sino a che punto la trionfante barbarie bio-autoritaria oserà spingersi,  nel silenzio assordante degli organi “di garanzia”, nella compressione degli spazi di libertà, sin dove la – perfidamente ipocrita – logica della “protezione della salute” farà aggio sul rispetto dei basilari principi costituzionali.

Lo scivolamento verso una “democratura” sanitaria è, d’altro canto, favorito dalla sostanziale latitanza di una opposizione lasciatasi sin troppo docilmente risucchiare nelle sabbie mobili della retorica imbrogliona della “responsabilità” e pericolosamente incline (in alcune sue componenti) a rendersi correa del programma di distruzione morale, economica e civile dello sciagurato caravanserraglio giallorosso. Rimpiango i tempi del buon Silvio Berlusconi, quando bastava la nomina di un direttore di Tg per far scendere in piazza folle sventolanti la Costituzione e bercianti (con sommo sprezzo del ridicolo) al “fascismo risorgente”. Quel fascismo che, oggi, forse sta tornando vestendo il camice bianco al posto della camicia nera, che non ha bisogno di manganello ed olio di ricino per tenerci buoni, bastandogli il terrore mediatico ed il “distanziamento sociale”.