Usuelli e la sanità lombarda: “In 25 anni mancata la governance della Regione”

Caro Direttore,

l’articolo del suo collaboratore Maurizio Guaitoli rappresenta un interessante approfondimento ed una occasione di dialogo tra liberali (di centrodestra e centrosinistra) a partire dal recente articolo del New York Times How pandemic fed on profit, che riprende alcune mie considerazioni sul modello sanitario lombardo e che l’Opinione ha avuto la bontà di analizzare. Il mio nemico non è la sanità privata convenzionata, pur avendo io fatto il medico sempre in ospedali pubblici; ritengo piuttosto che rendere gli ospedali (pubblici e privati) aziende, mostri alcune criticità: se una seduta ginnastica del pavimento pelvico, essenziale per evitare sgocciolamenti di urina che cambiano la qualità di vita di tante donne e uomini è prestazione rimborsata 8 euro, nessuna azienda pubblica o privata vorrà fornire questo servizio, indipendentemente dai bisogni dei cittadini. Ciò detto, se avessi un tumore, cercherei di farmi curare nel luogo in cui su quella specifica condizione, ci sia la migliore competenza, pubblico o privato che sia. Ed è un bene che il sistema lombardo abbia consentito ai privati di investire e creare centri di eccellenza per alcune condizioni, come anche avviene nel pubblico pur con maggiore difficoltà (elemento su cui regione dovrebbe esercitare massima attenzione).

La mia critica non si rivolge quindi alla sanità privata, ma a come oltre 25 anni di Governi di destra in Lombardia abbiano gestito il rapporto con la sanità privata, senza ownership accountability. Nella nota di traduzione (ndt) del dottor Guaitoli, vi è un equivoco: non ritengo gli imprenditori sanitari privati colpevoli di aver considerato poco sexy specializzazioni come prevenzione e igiene, sanità di base, lungodegenze, malattie infettive ed epidemiologia. Tali imprenditori fanno il loro lavoro. Ciò che è clamorosamente mancato in questi 25 anni è la governance di Regione: bene far aprire al privato 100 letti di oncologia, se serve; ma sapendo che essi saranno estremamente remunerativi, Regione deve contrattare con quel privato, anche la apertura di un reparto di Geriatria, fondamentale ancorché poco remunerativo. Ciò non è mai stato fatto, con la conseguenza che la nostra Regione ha deliberatamente escluso i privati dall’assolvere più compiutamente ad un ruolo di responsabilità sociale all’interno di un complessivo giusto guadagno.

Non è mancato, come rileva Guaitoli il “controllo su questo do ut des”, bensì la richiesta da parte di Regione di un giusto do ut des che inserisse compiutamente il privato accreditato dentro il sistema dei bisogni complessivi dei cittadini lombardi. Sinistra e destra fanno fatica a comprendere questo tipo di riflessione; per un liberale, mi auguro sia più semplice. Infine, sulla famigerata riforma del Titolo V, un politico radicale prima di chiedersi se sia una riforma razionale, ha il dovere di controllare se è stata applicata (prima di entusiasmarsi sull’ennesima futura riforma, che anch’essa avrebbe poi il dovere di essere applicata): nel luglio 2018 ho portato in Consiglio regionale una mozione dal titolo pannelliano “Urgente ripristino della legalità attraverso l’approvazione del Piano sociosanitario integrato”. Questo piano strategico è la visione di lungo periodo, quinquennale e prospettica che analizzando la sanità qui ed oggi descrive il suo sviluppo futuro. Esso deve essere fatto a livello nazionale e poi regionale. In estrema sintesi il piano nazionale deve definire quanti soldi ogni anno vadano alle 3 macroaree: prevenzione, ospedale e territorio. Le Regioni, a loro volta devono produrre un Piano sociosanitario quinquennale, coerente con quello nazionale. Ebbene l’ultimo Piano sanitario nazionale approvato è scaduto nel 2008 e l’ultimo Piano sanitario regionale Lombardo è stato approvato nella IX legislatura ed è relativo agli anni 2010 con scadenza 2014. Quella mia mia mozione (con modifica del titolo pannelliano) fu approvata alla unanimità, ma il piano sociosanitario lombardo, nel frattempo non si è fatto.

(*) Medico e consigliere regionale di Più Europa-Radicali in Lombardia