Gasparri: “Violenza sulle donne, un reato grave e deplorevole”

“Violenza sulle donne è un reato grave e davvero deplorevole: ecco perché appoggio questo convegno sui profili giuridici e le misure di difesa a favore delle donne”, con queste parole ieri il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha chiamato parlamentari ed accademici per fare il punto sulla “battaglia culturale a favore delle donne e degli indifesi, delle vittime”.

Violenza di genere e contromosse: profili giuridici e misure di difesa” è il titolo del convegno che si è svolto proprio in occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Organizzato da Deborah Impieri, presidente dell’Associazione nazionale medicina e consumo, con la collaborazione del Gruppo 24 Ore, dello studio legale Assumma e con il patrocinio del Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma. Il convegno s’è svolto in streaming, è stato aperto dal senatore Maurizio Gasparri ed arricchito da interventi di relatori qualificati, tra cui l’avvocato Antonino Galletti (presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati), Stefano Callipo (presidente dell’Osservatorio violenza e suicidio di Roma), il professor Luigi Iavarone dell’Università Pegaso, il professor Pier Antonio Bacci (già direttore scientifico Roma international estetica), la criminologa Roberta Bruzzone, Cristina Priarone (direttore generale di Roma-Lazio film commission), Paola Tassone (direttore artistico del festival internazionale del corto), il giornalista e scrittore Ruggiero Capone (che ha trattato antropologicamente il problema del riemergere delle tradizioni tribali nelle società multiculturali occidentali), il giornalista e scrittore Pino Nazio (s’è concentrato su stalking, cyber bullismo, estorsione sessuale e vendetta sessuale, spiegando come mass media e cinema siano strumenti terapeutici).

Il senatore Gasparri ha evidenziato “l’urgenza di intervenire per contrastare questo grave fenomeno, cercando soluzioni concrete più adeguate di quelle attuali e, nel contempo, sviluppare una battaglia culturale, a cominciare dalle scuole, per sedimentare nelle coscienze il rispetto per la donna”. Lo streaming (causa emergenza Covid) ci ha permesso, dopo il convegno, solo di fare il punto della giornata con i due ricercatori Luigi Iavarone e Stefano Callipo. Il professor Luigi Iavarone ha così spiegato a L’Opinione le ragioni dello “stalking: nuova forma di cannibalismo predatorio. “Su questa materia – ha detto Luigi Iavarone – ho pubblicato un libro con Cristiana Macchiusi. Le domande che ci dobbiamo porre sono sulle motivazioni profonde che spingono una persona a trasformarsi in stalker. E perché la vittima alle prime avvisaglie di aggressività non allontana da sé la persona che la minaccia? Cosa si fa per incoraggiare la vittima a rompere il silenzio e a denunciare l’abuso? Partendo da questi cruciali interrogativi – ha chiarito Iavarone – vorrei contribuire all’individuazione ed analisi dei fattori che principalmente motivano la violenza, focalizzando la relazione triadica molestia-vittima-paura, il quadro di personalità e gli aspetti comportamentali di ciascun membro della coppia stalker-vittima che caratterizzano il fenomeno stalking. Comunque, lo stalking: nuova forma di cannibalismo predatorio”.

Stefano Callipo s’è soffermato sul suicidio, come eziopatologia, quindi la valutazione del rischio e la sua prevenzione. “In Italia il fenomeno suicidario è ancora troppo poco conosciuto – ha affermato – pochi sanno che tale fenomeno ogni anno nel mondo miete circa un milione di vittime, un suicidio ogni 40 secondi, e di questi circa 100mila sono adolescenti, e in Italia con le sue circa 4mila vittime costituisce una delle prime cause di morte nella fascia di età tra i 15 e i 25 anni. Il fenomeno suicidio ha quindi confini epidemiologici piuttosto inquietanti. Ci si chiede allora perché non se ne parla? La parola suicidio ancora oggi in Italia fa paura. Se pensiamo che è ancora forte lo stigma sociale per le persone che direttamente o indirettamente ne sono coinvolte. Se ne sa forse ancora troppo poco. Non dimentichiamo che il suicidio non affonda le radici soltanto nel contesto psicologico – ha sottolineato Callipo – ma anche in quello psichiatrico, sociale, culturale, biologico, genetico, per comprenderlo quindi necessita di una lente interpretativa multifocale”. Sia Callipo che Iavarone hanno ricordato quante donne si siano ultimamente suicidate per motivi economici, per la subdola violenza da crisi economica.