Unità nazionale? Sì, di tutti gli italiani per l’economia

La politica discute di unità nazionale, riferendosi non tanto all’integrità del territorio italiano, bensì ad una sorta di deposizione temporanea delle armi fra maggioranza ed opposizione avente l’obiettivo di irrobustire il Paese in questo drammatico frangente. Chi auspica tutto ciò, almeno a parole, è in particolare la maggioranza, ma dalle parti del centrodestra non mancano alcuni segnali distensivi. In una democrazia sana non desterebbe alcuno scandalo la politica che diviene un tutt’uno in fasi straordinarie ed emergenziali, ma, ahinoi, l’Italia non gode di ottima salute a livello politico ed istituzionale, e questo Governo, nato su una conventio ad excludendum ai danni del partito più votato delle opposizioni, proprio per la sua natura non può rappresentare il perno di una nazione che si unisce e prova ad uscire dalla pandemia e dalle sue terribili conseguenze economiche. Peraltro, le intenzioni, da parte di chi governa, non sembrano essere proprio le migliori e le più oneste, visto che è maggiormente probabile la volontà di condividere i disastri perpetrati sin qui dall’esecutivo, più che le decisioni. E l’odio per l’avversario rimane ed è stato ben rappresentato negli ultimi giorni dalle inqualificabili parole del senatore grillino Nicola Morra.

L’unità nazionale si può concretizzare solo attraverso l’uscita di scena del Governo giallorosso e l’arrivo di qualcos’altro. Semmai è importante che vi sia da subito l’unità degli italiani, di chi lavora e produce o vorrebbe tornare a farlo al più presto, e non tanto per cantare sui balconi, bensì per difendere a spada tratta ciò che è rimasto dell’economia di questo Paese. Chi impone dall’alto la chiusura di questa o quell’attività economica non si rende probabilmente conto, non essendo forse nato e cresciuto nel mondo del lavoro, dei danni che provoca e di quegli effetti devastanti sulle piccole e medie imprese, che si protrarranno per anni e rimarranno anche a pandemia conclusa. Qui si scherza allegramente con il fuoco perché si dimentica che l’Italia non è la Germania e nemmeno la Francia. Diciamocelo con tutta franchezza, l’Italia non si è ancora nemmeno ripresa dalla crisi economica globale del 2008, complici senz’altro l’ingessatura del sistema e l’inefficienza della politica, quindi, noi più di altri, non possiamo permetterci di pensare alle conseguenze economiche e sociali della pandemia solo in un secondo momento ed illuderci di avere del tempo a disposizione per poterci occupare prima della salute e solo dopo dell’economia. Le due cose devono marciare insieme! Sarebbe bene che il popolo italiano unito, anziché accettare fin troppo sommessamente anche i divieti e le chiusure più assurde, iniziasse a ricordare agli improvvisatori di Palazzo Chigi, senza escludere la disobbedienza civile e non violenta, che si può morire pure di fame, povertà e depressione, (quest’ultima uccide più del cancro).

L’unità degli italiani può scaturire da piccole cose, in apparenza non determinanti, ma cariche comunque d’importanza. La pandemia ha accentuato l’invidia sociale fra le diverse categorie economiche e fra garantiti e non, oltre a provocare la rinascita di una atavica diffidenza tra Nord e Sud del Paese. Tuttavia, i meno colpiti dai vari Dpcm di Giuseppe Conte evitino atteggiamenti pilateschi dinanzi alla compressione del diritto e delle libertà, perché ciò che oggi tocca all’altro, domani può toccare a me. Finiamola anche di fregarcene di quelle attività chiuse che comunque non frequentavamo nell’era pre-Covid e forse non frequenteremo nemmeno dopo. Chi scrive è un pigro che non ha mai visto una palestra in vita sua, a parte l’educazione fisica ai tempi della scuola, non è capace a sciare e alla montagna preferisce il mare, ancor meno frequenta i centri estetici ed infine non ha più l’età da discoteca, ma non gioisce, anzi ne è preoccupato, per la chiusura di queste attività. Esse, come tutte le altre imprese, creano occupazione e, come si suol dire, fanno girare l’economia, quella generale e di tutti, anche di chi non si materializza in questi luoghi. Iniziassimo un po’ tutti a pensarla così, saremmo fautori di una utile e salutare unità nazionale.