La metamorfosi stellare: da Grillo a ranocchio

Carneade: chi era costui? Un quisque de populi, l’uomo della strada, il non addetto ai lavori ma che, per un miracolo “digito-pressorio” (il famoso click su di una tastiera), diviene un invidiato principe dell’emiciclo parlamentare. Bastano pochi like, rispetto ad autopresentazioni curriculari che vanno ben oltre il ridicolo, per essere inseriti in una lista elettorale unica nazionale, cioè a selezione inversa, in cui è il mandarino o il cacicco di turno a decidere chi va in lista, mentre all’elettore rimane l’unica scelta di bocciarla o di votarla in toto. In base ai principi (tramontati, ormai) del M5S di democrazia diretta, o dal basso, le decisioni su candidature e linea politica sono prese da un numero irrisorio (rispetto agli aventi diritto al voto su base nazionale) di iscritti a Rousseau: quindi, una vera e propria oligarchia di fatto, costituita da veri incompetenti, per lo più senza arte né parte, che decideranno per 60 milioni di persone, senza mai aver amministrato nemmeno un condominio! Una cosa da non credere. Il tutto che si avvera grazie alla bacchetta magica di un algoritmo chiamato Rousseau, il cui meccanismo impersonale farebbe rabbrividire l’enciclopedista e il filosofo dei Lumi, da cui assai indegnamente l’applicativo trae il nome, non fosse altro per quel motto horribilis di uno vale uno, per cui un analfabeta vale quanto il più inclito e, quindi, anche se non ha il brevetto di pilota, può guidare un Airbus o, pur non avendo la patente nautica, condurre in porto un bastimento stile Titanic, come l’Italia attuale.

Un uomo, e non un Dio, ha saldamente in mano i codici informatici di Rousseau che, quindi, come tutti gli applicativi di questo mondo, contiene nel suo gene informatico dei bugs, ovvero delle finestre aperte che danno accesso dall’esterno alle  sue sequenze segrete di comandi, per cui i così detti outcomes (risultati in uscita una volta processati i dati in ingresso) possono essere tranquillamente alterati o manipolati da una manina esterna, all’insaputa o, peggio, con la complicità dei suoi gestori-amministratori di sistema. Rousseau è la “Cosa” geniale di Gianroberto Casaleggio per dare voce alla pancia dello scontento di questo Paese verso una pratica democratica irrimediabilmente corrotta, stritolata dai veleni della globalizzazione che ha creato in Occidente un fiume, un oceano di reietti senza più lavoro né reddito spingendo la sua gioventù nella più totale incertezza del futuro, relegandola ai lavoretti e alla più desolante precarietà. Così l’onda lunga e dissacrante, formata da decine di milioni di consensi elettorali per odio e rigetto delle leadership nazionali e mondiali, responsabili della disoccupazione e dell’impoverimento di massa in Occidente, ha condensato l’immenso rancore di un Paese in un solenne Vaffa, benedetto da circa il 33percento delle persone andate alle urne nel 2018 per eleggere il Nuovo Parlamento. Quella forza enorme di rappresentanza ha fatto sì che il Movimento Cinque Stelle formasse in soli diciotto mesi e con lo stesso presidente del Consiglio (!), due coalizioni opposte: la prima populista e di centrodestra; la seconda di sinistra-sinistra, che ha perso gradualmente tutti i connotati della rivolta popolare anti-élite, per il semplice fatto che la scelta di stare al Governo a ogni costo ha portato il M5S dentro il paradosso insolubile dell’antileadership che si fa essa stessa leadership.

Per uscirne, bisognava sciogliere l’ossimoro. Cosa che è stata fatta nella maniera più comoda: incollarsi alla poltrona e lasciare che lo scorpione rosso post-comunista cavalcasse la loro rana gialla durante il suo guado all’agognata forma-partito. Rana divenuta nel tragitto sempre più…magra, con i consensi originali che volano a pezzi, diventano meno della metà di quelli del 2018 e, allora, guai a fare una crisi di Governo, nemmeno per la difesa dei più sacri principi del Movimento. Bene il voto a Ursula Von der Leyen. Benissimo il passaggio al gruppo di centrosinistra nel Parlamento europeo. Ancora meglio l’euro, che ha consentito e consente per grazia ricevuta dalla Banca centrale europea e dalla pandemia, di sforare di centinaia di miliardi in un anno un bilancio pubblico già disastroso, con interventi a pioggia del tutto improduttivi e l'erogazione massiva di un reddito di cittadinanza, che ha già completamente fallito la sua missione di ponte sussidiato per la ricerca di un posto di lavoro. Come aver messo la carrozza davanti ai buoi, destinata quindi a marcire nell'immobilismo più assoluto e nel vuoto propositivo di idee su come rilanciare la crescita politica, economica ed etica di questo Paese.

Siccome Dio acceca coloro che vuole perdere, è così che il baraccone stellato non salta più come un Grillo, ma procede lentamente al pari di un ranocchio. Dal leader uno e trino (Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Davide Casaleggio) si passa direttamente al direttorio attraverso il regicidio di Rousseau, con qualche vociante dissidente, una sorta di inconcludente pastore della prossima Natività, mezzo guevarista e per l’altra metà desolatamente sproloquiante. Una scelta di farsi partito che di sicuro porterà a scissioni, cambi di casacca di comodo. Infatti, i più furbi tra gli eletti del Movimento partiranno in tempo, per rifarsi una candidatura e una verginità sotto altre bandiere politiche (Lega e Partito Democratico, in particolare). E Rousseau? Finito nella polvere anche lui. E si capisce bene: senza un sano meccanismo di recall (una raccolta di firme per obbligare alle dimissioni un rappresentante locale o nazionale del popolo, che abbia dato dimostrazione di non tenere fede al mandato popolare ricevuto), chi glielo fa fare a un parlamentare di stare ad ascoltare quei quattro gatti randagi della piattaforma, quando invece possono partecipare alla tavola sempre imbandita del potere spartitorio? Ecce homo. Resta un problema: che strade alternative troverà la corrente impetuosa del Vaffa che sta rinascendo fortissimo nella pancia di un’Italia devastata dalla pandemia e dalla sua scellerata conduzione?