La pandemia e i sillogismi alla Woody Allen

“Socrate è un uomo, io sono un uomo, io sono Socrate”. Quando Woody Allen voleva fare ridere parodiando i sillogismi aristotelici nei propri film ci riusciva benissimo. Anche i politologi a un tanto al chilo, tipici di questo periodo, potrebbero cimentarsi. Ma per gaffe dovute alla loro ignoranza quando non alla malafede. Dire infatti che un sistema autoritario affronta meglio emergenze come la pandemia da Coronavirus – ed è tutto da dimostrare – non implica che allora per paura di morire o di ammalarci gravemente noi si debba tutti nel decadente Occidente passare a farci governare da regimi autoritari. Così saremo più sicuri in quanto più reclusi. Anche questo è un sillogismo degno delle parodie di Woody Allen. Però non fa ridere. La serie dei sillogismi alla Woody Allen è pressoché infinita nella informazione cosiddetta “mainstream”. Quella che accusa i social di propalare false notizie mentre lei spesso è quella che queste “fake news” le genera e le passa “all’ala” per la successiva propagazione.

Al fondo di questo corto circuito ci sta l’ideologia, il dogmatismo cieco e tanta ma tanta malafede. Condita con una disonestà intellettuale che si tenta di far passare da ragion di Stato. Da ultimo si è visto anche nel tragico epilogo della presidenza di Donald Trump con una parte d’America che cerca di difendersi dalle ritenute prepotenze dell’altra e che finisce immancabilmente per passare dalla parte del torto. Con un bilancio di quattro vittime uccise a sangue freddo da quella stessa polizia che per strada spara ai “colored”. Ma mentre nel secondo caso le rivolte di intere città vengono fatte passare per sacrosante proteste, anche se mettono a ferro e fuoco Los Angeles o New Orleans o Chicago, in questo caso – essendo i rivoltosi dei bianchi pittoreschi alcuni dei quali ricordano gli scemi del villaggio che si vedevano nella Pontida di Umberto Bossi – si grida al colpo di Stato. E si fanno paragoni assai azzardati con l’11 settembre. Per dire che ciò che è successo il giorno dell’Epifania del 2021 sarebbe persino peggio dell’attacco islamista alle Torri Gemelle.

Quando si mette nel motore dell’immaginario collettivo un simile carburante di ipocrisia e di falsità come meravigliarsi se tante persone che non hanno voce nei penosi dibattiti televisivi si sentano frustrate e sia pure molto maldestramente passino all’azione? È stato Trump a istigarle, si dirà. Ma anche qui siamo di fronte a una mezza verità. Queste persone in America, come in altri Paesi del mondo, non hanno bisogno di un condottiero. Se lo scelgono pro tempore. In Italia, ad esempio, avevano puntato su Beppe Grillo che, a suo tempo, un assalto al Senato lo tentò. In quel caso finì in barzelletta mentre in questo la farsa si è trasformata in tragedia. Anche perché la polizia americana ha ucciso quattro militanti trumpiani con la stessa protervia con cui si sono accusate a suo tempo le forze dell’ordine italiane di avere sparato a Carlo Giuliani durante il G8 di Genova del 2001. Sono corsi e ricorsi della storia recente. Quello che fa un po’ orrore è che ci si indigna sempre e rigorosamente a senso unico: cioè quando è un esecutivo di destra a governare.