C’era una volta il moderato

La furbizia, non la cultura, è sempre stata l’arma della sinistra. Lo schema rozzo lo intuii già negli anni Settanta da un’amica comunista di Modena, fascia bassa d’apparato, la quale ripeteva a pappagallo: “Liberale? Dunque, liberal-fascista, dunque, fascista”.

Il concetto di liberalismo molto più lontano dal fascismo di quanto non sia il comunismo, le era ignoto, perché in cellula le avevano insegnato a schematizzare: o con noi o contro di noi. Qualche pezzo di Muro li ha tramortiti, ma solo per poco. Si sono ripresi subito travestendosi da liberali, anzi, dimostrando implicitamente al mondo che i titolari del liberalismo erano loro, non chi aveva combattuto le battaglie di Camillo Benso conte di Cavour e di Luigi Einaudi. Poi, in silenzio, il Muro l’hanno ricostruito. Senza cemento, solo con schemi, apparentemente banali, in realtà micidiali. La sinistra attacca costantemente i moderati, fingendo di ignorare la loro indole e fascistizzandoli d’ufficio.

Così assistiamo a un bipolarismo pilotato da uno dei due poli, che, per giunta, decide anche la posizione della parte avversa. I leghisti, nati territoriali, anche se in seguito espansi, hanno una radice alleabile, ma lontana da quella dell’estrema destra, irreversibilmente nazionalista. I comunisti iniziarono a demolire i moderati fin dal dopoguerra. Li tacciavano di fascismo o almeno, di collaborazionismo pavido e passivo con il regime nero. Il Sessantotto li disprezzò per non essersi allineati e non sostenere l’eroismo di Mao Zedong, dal quale, peraltro, non ha mai preso ufficialmente le distanze quella Cina che oggi contende agli Stati Uniti il primato economico e capitalistico planetario, e che piazza almeno cento miliardari in vetta alla classifica mondiale dei tycoon. Dunque, morale mobile, dottrina mobile, con un unico punto fisso: criminalizzare il dissenso, denigrare gli avversari e, come giustamente afferma Alfredo Mosca in un suo recente articolo, introdursi in qualsiasi posto di potere anche solo vagamente strategico. E per farlo usano infinite tecniche, dal politicamente corretto a tutto campo, alle bocche da fuoco che sparano contro, ad esempio, presunti omofobi per giustificare l’espansione, nello spettacolo e in posti-chiave, di lobby protette dal “Wwf de noantri”.

Lo sforzo che i moderati compiono per cercare di analizzare ed equilibrare i punti di vista, invece che essere apprezzato, è asfaltato, termine caro ai leoni da tastiera, e non solo social. La propaganda neo-comunista non usa ragionamenti, ma solo foto, slogan e accostamenti pretestuosi, come quelli con il circo trumpiano di Capitol Hill. Il fatto che i sondaggi non siano favorevoli a questa macchina da guerra (e da soldi) significa che, in fondo, il karma anti-non sinistra è arrivato al punto di saturazione dell’aria. Gli italiani hanno capito la truffa, e, forse, quelli più indietro siamo proprio noi liberali, che, senza accorgercene, viviamo intimiditi. Alla notizia che siamo l’unica speranza per la ripresa del Paese e per il decoro internazionale dell’Italia, quanti reagiranno con risolutezza?