“A las seis de la tarde”

Ho perso una scommessa con me stesso, non avrei mai creduto, infatti, che quel bluffer di Matteo Renzi potesse arrivare a chiudere con il governo di Giuseppe Conte. Ed invece l’ha fatto, ieri alle 18 della sera, quasi un’ora di ritardo rispetto a Federico Garcia Lorca della poesia “A las cinco de la tarde”. Qui il torero Matteo Renzi ha infilzato il suo toro, senza spargere sangue, ma con una magistrale piroetta ha sfilato le sue ministre dal governo, e così “a las seis de la tarde” ha lasciato ferito a morte Giuseppe Conte. L’ha fatto nell’arena televisiva, sfidando sullo stesso terreno il suo diretto contendente, l’ha fatto mettendolo di fronte alle responsabilità di questo governo che ha gestito in maniera assolutamente dilettantistica, e continua a farlo, lo stato di guerra, prodotto dalla pandemia Covid.

Molti si stanno strappando le vesti, tra i giornalisti legati a doppia mandata al governo e tra i politici di questa insana ed innaturale coalizione tra M5S e sinistra, tra un movimento populista e la sinistra radical chic. In realtà, non c’è nessuno scandalo, si è solo arrivati alla conclusione più naturale di questa irreale situazione politica italiana e fortunatamente Renzi ha avuto il coraggio di vomitare tutto il marciume di questi mesi, scaricandosi la coscienza. Un governo è come un matrimonio, ci si sposa perché ci si ama follemente oppure perché ci sono interessi comuni che ci fanno sorpassare determinati aspetti meno piacevoli del partner. Un governo come un matrimonio può naufragare e questo capita perché le persone che lo compongono non vanno più d’accordo. Generalmente, la colpa di tutto questo risiede in entrambe le parti: forse il marito ne avrà di più perché si divertiva di più, forse la moglie si trascurava o trascurava il marito. Insomma, in un fallimento le colpe non sono mai da una parte sola.

Ieri sera abbiamo assistito a questo divorzio in diretta televisiva, la maggior parte di chi commenta addossa tutta la colpa a Renzi. Ma se ci pensiamo, per Giuseppe Conte questo è il secondo divorzio nel giro di due anni, non è che per caso la colpa maggiore ce l’ha proprio lui? Io credo proprio di sì. Renzi, l’ho scritto più volte, non è un personaggio politico amabile, ma qui ha messo in gioco davvero la propria esistenza politica. Sa perfettamente che se si andasse, come mi auguro, al voto rischierebbe davvero di sparire lui ed il suo movimento Italia Viva. Se è arrivato a questa scelta pesantissima, a livello personale, vuol dire che dentro il governo c’è qualcosa che non funziona per niente.

Probabilmente se ne renderà conto chi sostituirà l’attuale maggioranza di tutte le questioni non risolte o le scelte errate compiute da persone non capaci di compiere il proprio lavoro. Ora attendiamo gli sviluppi, ma qualsiasi soluzione che verrà messa in campo alternativa al voto, si impantanerà nella melma che il M5S ha creato, per poter sopravvivere ancora qualche tempo. Andando al voto, dando voce alla società civile, si potrà formare finalmente una nuova maggioranza, che possa riprendere un’azione di governo seria e necessaria a portare l’Italia fuori da questa situazione di “guerra” in cui versiamo.