Le chiusure anti-Covid restano sbagliate anche nell’era Draghi

Con la riconferma al ministero della Salute di Roberto Speranza, la permanenza del Comitato tecnico scientifico e del commissario Domenico Arcuri, si era già in buona parte capito come fra le intenzioni del Governo di Mario Draghi non comparisse una netta discontinuità con l’operato del precedente esecutivo sul fronte della pandemia. E riceviamo una ulteriore conferma di ciò tramite il milionesimo Dpcm, questa volta non più sottoscritto da Giuseppe Conte, bensì dal suo successore Mario Draghi. Cambiano i musicisti, ma la qualità della musica sembra rimanere la medesima.

Sempre il solito lento e mai un po’ di rock, per riprendere una sorta di bipolarismo disegnato anni fa da Adriano Celentano. Il primo Dpcm dell’era Draghi, come assicurato dal ministro Speranza, sarà valido dal 6 marzo sino al 6 aprile e condannerà agli arresti domiciliari le festività pasquali. Saranno sicuramente prorogati l’insensato coprifuoco notturno, gli spostamenti fra Regioni e le chiusure serali di bar e ristoranti, oltre al fermo, ormai quasi perenne, di palestre, cinema, teatri e musei. E si proseguirà con la colorazione delle Regioni. Quindi anche chi oggi è, per così dire, giallo, continuerà comunque a convivere con lo spauracchio quotidiano della retrocessione in ogni momento all’arancione o al rosso, perciò con la possibilità concreta di perdere all’improvviso quel poco di ossigeno conquistato.

Anche il linguaggio è cambiato ben poco. Infatti, Roberto Speranza continua a sostenere l’ineluttabilità delle restrizioni, assicurando tuttavia, al pari di quanto già dichiarato troppe volte durante lo scorso anno, come queste siano le ultime in una Italia ormai vicina alla fine della lotta alla pandemia. Promesse da marinaio, accompagnate dal fragile impegno per i cosiddetti ristori. Quest’ultimo è ormai un termine più fastidioso che confortante per tutte quelle attività economiche costrette a ripetute chiusure. C’è un piccolo cambio di passo, ma si tratta di ben poca cosa rispetto alle aspettative generate dall'arrivo di Mario Draghi. Il nuovo Dpcm è stato perlomeno annunciato con un certo anticipo e il ministro Speranza ha in parte abbandonato quell’abuso dell’emergenza sanitaria che ha consentito per un anno di ignorare il Parlamento, e chiede la collaborazione di tutte le forze politiche, ma al momento la sostanza dell'approccio del Conte bis è ancora tutta lì.

L’ipotesi di un lockdown nazionale sembra scongiurata, anche se non mancano i folli che la vorrebbero, e vengono scelte forme severe di blocco a livello locale, soltanto laddove la situazione è particolarmente preoccupante. Però, è ancora preponderante la voglia di diffondere un certo terrorismo in tutto il territorio nazionale, e non si capisce perché, nel momento in cui il rigore rimane inevitabile in determinate aree del Paese, non si possa invece prevedere un allentamento in quelle zone d’Italia dove l’incidenza del virus desta meno preoccupazioni.

Si persevera nell’errore di soffocare tutta l’Italia, perché di errore si tratta, visto e considerato che finora tutti i divieti e le restrizioni a cui siamo stati costretti, non hanno prodotto risultati sensibili circa la curva del contagio e il numero dei morti. I maggiormente folli, quelli del lockdown totale, dicono che la mancanza di effetti positivi tangibili dipenda da restrizioni, secondo loro, addirittura troppo blande, ma costoro vivono in un pianeta tutto loro e forse ignorano che una chiusura integrale del Paese ucciderebbe assai più del Covid. Non debellando poi neppure lo stesso virus, che se ne infischia delle paturnie totalitarie di Speranza e Walter Ricciardi. Tutto questo non può che far arrabbiare, e chi respingeva prima la gestione del Governo Conte, deve continuare oggi ad essere molto severo con l’esecutivo guidato da Draghi, a maggior ragione se la discontinuità diventa una chimera.

Al di là del terrorismo mediatico, gli italiani si sono comportati finora sin troppo bene e, sinceramente, diverse restrizioni parziali potrebbero anche continuare ad essere sopportate, se solo la politica e i vertici di questa nazione facessero il loro dovere. Nasce però, inevitabilmente, la rabbia, perché quasi mai il vertice fa la propria parte. La stretta autunnale ed invernale di Giuseppe Conte ha assunto contorni inaccettabili, perché in estate il Governo giallorosso, invece di prepararsi per la seconda ondata, ha letteralmente dormito con la pancia al sole. E oggi sul fronte di un vaccino, che dovrebbe liberarci da questo incubo, siamo indietro rispetto ad altri. Matteo Salvini ha pronunciato parole condivisibili dinanzi all’ennesimo Dpcm e alla necessità di riaprire per gradi il Paese, ma la strada si fa tortuosa.