Draghi: lasciamolo lavorare

Tutti si aspettano dei cambiamenti immediati, radicali, decapitanti, ma Mario Draghi con equilibrio e riservatezza aspetta che le forze politiche si assestino con calma per poter lavorare. Non è un segnale di debolezza o di indifferenza, ma una giusta riflessione per cercare di poter lavorare, per quanto possibile, in armonia.

Già lo accusano di essere europeista ed atlantista, ma se è stato messo lì proprio per questo; dicono che dovrebbe minacciare elezioni, ma se è stato messo lì per cercare di rilanciare l’economia, considerate le sue competenze, gestire il Recovery Fund, vorrebbero che già si dichiarasse pronto ad andarsene.

Ma insomma, che Paese siamo, tutto e subito e come vogliamo noi. Il Parlamento c’è e se crediamo alla democrazia, comunque va ascoltato. I decreti emanati da Giuseppe Conte senza fase applicativa ci sono e vanno resi operativi; insomma, vogliamo capire che Draghi si trova con una quantità enorme di cose pregresse da risolvere e che comunque non può non sentire i partiti. Lo so, non è facile, ma bisogna farlo.

Quindi, facciamolo lavorare nei tempi giusti, altrimenti se dovrà preoccuparsi solo di difendersi, perderemo anche quest’ultima occasione di avere al Governo l’unico tecnico che può dignitosamente interfacciarsi con chiunque si occupi di economia, finanza e produttività a livello internazionale. D’altronde, per cambiare il sistema ci vuole qualcuno che lavora all’interno del sistema.