Loggia Ungheria: non è detto che sia vera massoneria

Non è un bel momento per i giustizialisti e i forcaioli, che hanno sempre diviso l’Italia fra buoni e cattivi, (i primi, a prescindere, fra le toghe, e i secondi in politica o nella imprenditoria). Si trovano in imbarazzo anche quei giornalisti i quali si sono abituati ad impostare articoli e scoop mediante le soffiate provenienti dalle procure. Prima, è esploso il gravissimo caso che ha investito Luca Palamara, distruggendone la carriera. Ora, pare che esista addirittura una sorta di loggia segreta, la loggia Ungheria, costituita da magistrati, alcuni politici ed imprenditori, vertici delle forze di polizia, al fine di condizionare la vita giudiziaria e politica italiana.

La procura di Perugia è stata la prima ad avviare una inchiesta in base a quanto dichiarato tramite interrogatorio dall’avvocato Piero Amara, già testimone nel caso Palamara, ma si stanno muovendo anche le procure di Milano, Roma e Brescia. A quanto sembra, il Consiglio superiore della magistratura (Csm) nasconde ancora dei segreti di fronte all’Italia. Ci auguriamo che gli inquirenti, appartenenti anch’essi, come è ovvio, alla magistratura, vogliano mantenersi lontani da un certo spirito di autoprotezione ed autoconservazione della casta togata. Visto che viene usato il termine “loggia”, il pensiero della opinione pubblica rivolge inevitabilmente la propria attenzione verso la massoneria. Stefano Bisi, Gran maestro del Grande Oriente d’Italia (Goi), la più antica e numerosa obbedienza massonica italiana, ha negato l’appartenenza al Goi della presunta loggia Ungheria, e finanche la sua operatività nella massoneria in generale.

Di fatto, al di là della precisazione di Bisi, non c’è nulla, almeno al momento, che faccia pensare alla libera muratoria tradizionalmente intesa. Ma il gruppo occulto segnalato dall’avvocato Amara, che si sarebbe autobattezzato Ungheria, viene identificato come una loggia, e questo perché, soprattutto in Italia, fa sempre comodo tirare in ballo la massoneria in presenza di fatti negativi o difficilmente spiegabili. Ciò avviene anche quando squadra e compasso c’entrano davvero poco. Dalla esplosione dello scandalo della famosa P2 di Licio Gelli, nel 1981, ad oggi, la massoneria è sempre stata associata a qualsiasi tipo di nefandezza, e guarda caso, è l’Italia più illiberale, del centrosinistra, della informazione forcaiola, dei magistrati politicizzati, quella che ha voluto costantemente generalizzare e dipingere tutti i massoni come criminali. Del resto, chi ha un Dna ideologico che non permette di amare la libertà, non può sopportare un qualcosa di libero che va oltre a determinati dogmi e alle lotte fra fazioni. Il problema di Gelli fu la segretezza ma, a ben guardare e al netto del putiferio mediatico di allora, il suo così chiamato Piano di rinascita democratica non conteneva poi chissà quali intenzioni diaboliche. Non si auspicava l’arrivo dei colonnelli, bensì ci si richiamava alla necessità di riforme istituzionali in senso presidenzialista e al bisogno di semplificazione della politica italiana. Temi che sono poi divenuti popolari, senza scandalo alcuno, nel dibattito democratico.

In ogni caso, Licio Gelli e la loggia Propaganda due furono allontanati dal Grande Oriente d'Italia, ed oggi, sia il Goi che tutte le altre obbedienze massoniche – ve ne sono parecchie – svolgono la loro attività in maniera trasparente e legale, essendo persino presenti sui social. Insomma, la massoneria è composta da uomini in carne ed ossa, con le loro virtù e le loro debolezze. Perciò ci può essere il massone buono, che primeggia in positivo nella società, come quello cattivo, dedito ad affari poco nobili, ma solo chi tende alle persecuzioni ideologiche e autoritarie può fare di tutta l’erba un fascio.

Anche il clero cattolico, fatto anch’esso di incarnati, non ha avuto, nella sua lunga Storia, solo santi, e sono emerse cose molto brutte come la pedofilia, ma nessuno si sognerebbe mai, giustamente, di vedere un molestatore di bambini dietro ad ogni tonaca. Numerosi massoni hanno combattuto i totalitarismi del Novecento e hanno difeso le fondamenta delle migliori democrazie del mondo.

La cosiddetta loggia Ungheria pare essere invece, poi si vedrà dove porteranno le indagini, una congrega di persone le quali, anziché applicare la legge, si sentono superiori ad essa e si ritengono autorizzati a manovrare la Giustizia italiana come meglio credono, senza dover rispondere a nessuno. Se il contenuto dei verbali degli interrogatori, ai quali è stato sottoposto l’avvocato Piero Amara, verrà confermato, vi sarà un fatto in più, dopo il caso Palamara, che dà sostanzialmente ragione a chi per tanti anni, partendo da posizioni liberali e garantiste, ha denunciato il lato oscuro di una parte della magistratura italiana. Pur subendo insulti ed accuse strumentali di collusione con ladri e malfattori, in tanti hanno – abbiamo – continuamente visto un operato di alcune toghe pilotato, forzato, non rispondente in modo sereno alla sola legge. Ciò dagli anni di Tangentopoli, passando per la persecuzione giudiziaria ai danni di Silvio Berlusconi, sino a giungere ai processi a carico di Matteo Salvini.