Quali prospettive per il futuro dell’Europa

Il discorso sullo stato dell’Unione, tenuto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dinanzi al Parlamento di Bruxelles, è di quelli capaci di rinnovare la speranza in tutti coloro che, pur credendo all’Europa e sognando di vederla, un giorno, diventare una Federazione o una Confederazione di Stati, capace di agire unita e di essere rilevante sul piano internazionale, hanno spesso visto questo loro ideale infrangersi dinanzi alla realtà di una Unione che troppo spesso è divisa sulle questioni che contano e che si atteggia in maniera più simile a una burocrazia sovranazionale che non a una “grande famiglia”.

La presidente ha parlato di molte cose, tutte di cruciale importanza per il futuro dell’Europa, e con uno spirito fortemente propositivo. La pandemia che stiamo per lasciarci alle spalle ha dato nuovo impeto al percorso verso l’integrazione europea, che sembrava aver subito una drammatica battuta d’arresto. L’obiettivo della Commissione è ora quello di dare sostanza all’idea di una Europa più unita, ma soprattutto più indipendente e capace di strategia sul piano globale e di solidarietà interna. Anzitutto, in materia economica, la von der Leyen cita il successo del Next Generation Eu, in quanto primo esempio di indebitamento comune. Il denaro comune deve essere impiegato per sostenere la ripresa e rafforzare la prosperità nel lungo periodo. La Commissione, inoltre, si è assunta l’impegno di discutere sulla possibilità di una revisione del Patto di Stabilità entro il 2023.

Questione importantissima è quella relativa alla difesa. La sicurezza è un bene comune di tutti gli europei e, in un mondo dove le minacce hanno un carattere globale e sfuggono ai controlli degli Stati nazionali, non si può pensare di far fronte a tali pericoli senza una vera cooperazione anche sul piano militare: da qui la necessità di dare vita a un Esercito europeo, parallelo a quelli nazionali, e a dei servizi di intelligence comunitari. In secondo luogo, anche alla luce dei recenti avvenimenti in Afghanistan, è opportuno cominciare a pensare a una Unione europea capace di prendere da sola le sue decisioni e di elaborare autonomamente le proprie strategie geopolitiche, anche attraverso una maggiore indipendenza dalla Nato e dagli Stati Uniti, che comunque rimangono i nostri naturali alleati.

Altra proposta è quella relativa all’eliminazione dell’Iva sull’acquisto delle armi prodotte in Europa al fine di ridurre la dipendenza dalle armi d'importazione. Novità anche sul fronte sanitario. La presidente annuncia infatti la prossima creazione di una nuova autorità europea dedicata alle emergenze sanitarie (Hera), per evitare che in futuro, qualora le circostanze lo richiedessero, una epidemia locale si trasformi in una pandemia continentale e che manchi un coordinamento comune tra gli Stati.

La von der Leyen ha elogiato anche il ruolo dell’Europa nella campagna di vaccinazione, ambito nel quale ha primeggiato, grazie anche all’efficienza dei vari Servizi sanitari nazionali e all’impegno comune per l’acquisto e la distribuzione delle dosi. Severo l’ammonimento della leader europea: con la più alta percentuale di vaccinati a livello mondiale, non si vanifichino gli sforzi fatti fino a oggi. Sul versante tecnologico, la presidente ha annunciato che ben presto l’Unione si doterà di una sua “sovranità tecnologica”. La pandemia, infatti, ha evidenziato quanto gli Stati siano dipendenti dalle importazioni asiatiche di microprocessori. L’obiettivo è quello di raggiungere l’indipendenza anche sotto quest’aspetto, unendo la ricerca alla produzione sul territorio europeo, anche per rispondere efficacemente alla minaccia economica cinese e al rischio che una ipotetica (e sempre possibile) guerra commerciale con la Cina veda l’Europa in una posizione di debolezza e di subalternità rispetto al Dragone asiatico.

Non meno entusiasmanti le novità per i giovani, l’ambiente e i diritti civili. La von der Leyen ha annunciato la messa a punto del programma Alma, col quale si permetterà ai giovani che abbandonano gli studi o che non hanno un lavoro in patria, di fare una esperienza professionale in un altro Paese europeo, al fine di facilitare la ricerca di nuove opportunità e di stimolarli.

Si continuerà sulla linea del Green Deal e della transizione digitale, sulle quali la Commissione ha rinnovato il suo impegno. Mentre sul fronte dei diritti, la presidente annuncia di voler avviare nuove indagini sul rispetto dei principi dello Stato di diritto nei singoli Paesi e mandare a quelli che presentano delle carenze da questo punto di vista delle raccomandazioni affinché provvedano a dotarsi di istituzioni e leggi conformi ai valori democratici e liberali sui quali si fonda l’Unione.

Non è mancato lo spazio per l’elogio di una grande italiana, la campionessa paralimpica Beatrice Vio, presente durante il discorso e indicata dalla presidente von der Leyen come simbolo della rinascita contro ogni aspettativa, di successo raggiunto grazie al talento, alla tenacia e allo spirito propositivo. La presidente la cita testualmente e in italiano: “Se sembra impossibile, allora si può fare”. Il motto del nuovo corso europeo.

Ora, quanto prospettato dalla presidente von der Leyen è sicuramente entusiasmante e fa ben sperare, anche se prima di lasciarsi andare al gaudio bisogna aspettare di vedere i fatti concreti. Le fa eco il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che all’incontro con i capi di Stato europei sottolinea quanto sia importante che l’Europa, giunta a un punto cruciale della sua esistenza, faccia delle scelte su quale debba essere il suo futuro: se procedere verso una sempre maggiore integrazione, a partire dalla difesa e dalla sicurezza comune; oppure se restare così e correre il rischio di sciogliersi, cedendo alle spinte nazionalistiche sempre in agguato.

Sul fronte economico, non sono – come sanno bene i miei lettori abituali – un sostenitore dell’intervento pubblico in economia, ma di fronte a una situazione d’emergenza come quella che abbiamo appena vissuto è possibile pensare a degli investimenti e a degli incentivi per ridare slancio alla nostra economia: purché un provvedimento emergenziale non diventi strutturale, vale a dire a condizione che l’investimento pubblico serva solo a ripartire e non a mantenere un certo andamento economico in barba alle dinamiche di mercato o per dare vita a un’economia a controllo statale come quella che ha caratterizzato l’Europa per gran parte del secondo Novecento.

Nulla da eccepire sulla sanità. Ottimo anche l’obiettivo dell’indipendenza tecnologica – e si spera a breve anche economica – dagli asiatici: la Cina, nostro principale antagonista sul piano geopolitico, sta portando avanti una vera e propria conquista economica ai danni dell’Occidente, preludio di quella politica. Reagire e proteggersi è, pertanto, un dovere, anche ai fini della difesa della nostra libertà. Bene sul fronte giovani e diritti, ma ci sono alcune perplessità sul fronte ambientale: prima di procedere al Green Deal bisogna porre tutte le condizioni perché la transizione ecologica possa aver luogo senza determinare aumenti della pressione fiscale o incidere negativamente sui prezzi dei prodotti finiti. Insomma, niente “plastic tax” senza che ci siano valide alternative – anche in termini di prezzo – ai recipienti e ai contenitori di plastica.

Una nota dolente: non si è parlato di un tema altrettanto cruciale per il futuro dell’Europa, vale a dire l’immigrazione. Come e in che misura l’Unione intende difendere i propri confini ed evitare di diventare una colonia afro-musulmana? Si opterà per una strategia più securitaria, cercando di tenere lontani i migranti irregolari o di respingerli, e al tempo stesso solidale, attraverso la redistribuzione degli aventi diritto tra i vari Stati; oppure si sceglierà la via del buonismo o, peggio ancora, dell’indifferenza, lasciando cioè che ciascuno Stato continui a decidere autonomamente, con il Sud-Europa che continuerà a farsi carico da solo della situazione e il Nord che si limiterà a parole di solidarietà e a pacche sulle spalla.

Anche questo sarebbe stato un tema da trattare, dal momento che dalle scelte in materia di immigrazione dipenderà il volto e il carattere della futura Europa. Da un politico di lungo corso e di grande prudenza come Ursula von der Leyen ci saremmo aspettati una presa di posizione chiara anche su questo.