Noi siamo “il caso Morisi”

Si chiude il caso giudiziario dell’ex responsabile della Comunicazione della Lega. Lo spin doctor non sarà processato. La Procura di Verona chiederà l’archiviazione dell’inchiesta sulla “notte a base di sesso e droga con due giovani romeni”. Il creatore della “Bestia” da milioni di follower ha spiegato ai magistrati di “aver acquistato cocaina per la serata, ma ha negato di aver procurato la droga dello stupro”. La procuratrice Angela Barbaglio ha spiegato che la richiesta di archiviazione è motivata dalla “tenuità del fatto”. Ne siamo sollevati. L’ex magistrato Luciano Violante, in un’intervista a Il Giornale, ha commentato “è stata una battaglia politica contro la Lega non condotta dalla magistratura”, riferendosi al clamore suscitato sui media a pochi giorni dalle consultazioni amministrative. Un’osservazione che sposta sul piano politico una vicenda di cronaca. E non possiamo tralasciarlo pur in una circostanza “finita bene”, perché siamo nel centrodestra, quel centrodestra che fa muro, opposizione e dà battaglia contro le derive morali della cosiddetta “cancel culture”, cioè “la questione morale”, che dunque non riguarda solo un’area, ma la nazione.

E non occorre entrare nei particolari, poiché questo sarebbe un grave dileggio dell’etica e della correttezza necessaria a chi opera nella politica, nei partiti, nella comunicazione, nelle leadership, nel potere, ma anche a ogni singolo individuo. Non è perbenismo e non è “omofobia”, questioni distintissime in quanto allo stesso modo “per etica” non si deve usare violenza e discriminazione. Ma acquisire e impartire “il senso del limite” è un dovere delle società mature, moderne e libere. Ha ragione Luciano Violante, probabilmente dietro al caso vi è un attacco a tutto l’arco di centrodestra ferito, appunto, nella sua disciplina morale, nei suoi valori, svilito nelle sue battaglie, mortificato e umiliato. Costretto, cioè, o a biasimare o ad accettare di scambiare le sue regole con il più inaccettabile permissivismo in quanto vi sono due sentimenti violati: “Il cuore di nessuna madre accetterebbe di compiacere un figlio per ciò… e il cuore di nessuna donna straniera vorrebbe per i suoi figli emancipazioni così”. Al di là dei generi e di tutte “le balle” Lgbtq+.

Ogni individuo è amore e onore, dal più umile al più ricco e ogni individuo nascendo acquista il diritto non solo all’arbitrio ma al bene. Per questo “il caso Morisi” ci interroga e ci condanna. Non sono i giovani che offrono a noi le loro libertà, ma è una società sana e unita che dona le vie per vivere vite soddisfacenti, impegnate, gioiose e libere. Dunque “il caso Morisi” è il nostro fallimento e il fallimento di una politica che nel centrodestra appare come “esterrefatta”, cioè incapace perfino di distinguere e di giudicare.

Sono preoccupata, molto. Dentro questi rivoli neri vedo cadere tanti giovani, non ci trovo nessuna emancipazione, nessuna affermazione, nessun passo avanti. Osservo che ancora una volta la sinistra ha assunto la strada, comunque, del darsi da fare a indicare rotte alla sua generazione, rotte che non ci piacciono, ma che segnano da quella parte evoluzioni e non regressioni. Dalle droghe degli anni Settanta ai Maneskin, non esseri abbandonati nelle strade ma una band che studia, che lavora, che suona, che porta a livello internazionale, nel caotico mondo rivoluzionato dalle battaglie sui generi, il messaggio italiano: il talento. Perché per suonare coi Rolling Stones a Las Vegas non bastano lo smalto sulle unghie e una guepiere, occorre molto talento. Invece vedo nel centrodestra, che pure è titolare di un corredo storico-artistico di talenti, un immobilismo spaventoso. Un po’ si può accusare l’avversario, ma non del tutto, dovendo ammettere che gli elementi della vicenda che ha sfiorato il processo non sussistono a sinistra. Le battaglie Lgbtq+ sono una questione bioetica, non riguardano la droga dello stupro e lo sfruttamento della prostituzione. Il fatto è che noi, democratici o liberali che dir si voglia, abbiamo una questione pesante da sostenere: la fede. Cioè conciliare i principi del nostro “non possiamo che dirci cristiani” con il mondo di oggi.

A cominciare dalla Chiesa, non mi nascondo. Il Papa è in questi giorni in visita in Grecia e a Cipro da dove ha lanciato il messaggio di “abbattere i muri”. Qualcuno si chiede cosa significa? Perché se viene ancora più gente, se disperati si ammassano alle frontiere o entrano illegalmente, come garantire la pace e la salute pubblica in piena pandemia? Sbaglia Jorge Maria Bergoglio o siamo noi che abbiamo smesso di esercitare pressione anche sul Vaticano per imporre il rispetto di un elettorato che è la grande platea dei fedeli? Anche la Chiesa cattolica naviga nelle sue contraddizioni morali, ma non per questo può “solo diventare di sinistra”. Ecco perché scrivo che il problema non è trovare un nome per il Quirinale o andare quanto prima a votare. Il centrodestra, intendendo per esso ogni singola persona che fa riferimento a questa area, deve interrogarsi sui suoi valori e principi e come li vuole rappresentati. Altrimenti noi siamo “il caso Morisi” fatto pagare, per primi, allo spin doctor e ai due escort romeni.