Regione Lazio e il dopo Zingaretti: sinistri scenari

Un silenzio assordante di facciata perché, nella verità, il rumore divampa. Il centrosinistra romano, tra spritz e ostriche, sta lavorando per il dopo Nicola Zingaretti, il cui mandato in Regione Lazio scadrà nel 2023, a marzo. La campagna elettorale, giocoforza, è cominciata, nonostante il basso profilo mantenuto dai diretti interessati. I nomi “caldi” – che in verità non scaldano, anzi, fanno venire i “brividi” di freddo – sono quelli di Daniele Leodori e Alessio D’Amato. Il primo, esponente dell’alveo centrista del Partito Democratico, è vicepresidente regionale e assessore al Bilancio. L’altro, assessore regionale alla Sanità – che ha ricevuto parole di miele da Carlo Calenda di Azione – si è speso anima e core negli ultimi due anni per fronteggiare l’emergenza Covid.

Questo lo stato dell’arte, con la domanda che sorge spontanea: non è che tra i due litiganti la spunterà il terzo incomodo? Lo scopriremo solo vivendo direbbero i citazionisti del muretto, soprattutto perché il quadro è liquido e gli scenari potrebbero mutare da un momento all’altro, considerando il gioco di pesi e contrappesi tra le varie correnti. Una roba che, francamente, interessa il giusto. Ovvero niente. Senza dimenticare che oggi, nella Regione Lazio, la maggioranza resta a galla con la coabitazione del Pd, i cattocomunisti di Demos e i grillini parlanti del Movimento Cinque Stelle. Non è escluso che qualche big di queste formazioni, visto il taglio dei parlamentari, potrebbe uscire fuori dal cilindro. Al peggio, in fondo, non c’è mai fine.

Infine, eccoci al centrodestra, che ha ancora addosso i cerotti dopo la sconfitta patita alle elezioni comunali capitoline che hanno visto la vittoria di Roberto Gualtieri su Enrico Michetti (che godeva, soprattutto, del sostegno di Fratelli d’Italia). Da tempo nei corridoi gira la voce di un candidato esponente della Lega, anche se la sensazione è che il Carroccio da queste parti ancora non abbia raggiunto quello status tale da alzare la voce. Al netto di tutto, bisognerà capire cosa la coalizione vorrà fare da grande: speriamo che lo comprenda in tempi ragionevoli perché gli anni passano e, purtroppo, non tornano più indietro.