Quirinale, Matteo Salvini gioca il ruolo di “Kingmaker”

La giornata di oggi è stata fitta di incontri. Dal vertice tra Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza al vitalismo di Matteo Salvini, che gioca il ruolo di “Kingmaker” nella partita del Quirinale. Dopo il “passo indietro” di Silvio Berlusconi, i leader hanno iniziato a confrontarsi, alla ricerca di un nome condiviso. Il tutto con Mario Draghi sullo sfondo, l’unico al momento candidato, non ufficiale, in campo. Un fatto è certo: i segretari dei partiti trattano, ma scommettono sulla quarta votazione. Le note della Lega e del Partito democratico riferiscono che si è svolto un “lungo e cordiale incontro tra Matteo Salvini ed Enrico Letta negli uffici della Lega alla Camera. Con il faccia a faccia si è aperto un dialogo: i due leader stanno lavorando su delle ipotesi e si rivedranno domani”. Subito dopo il leader del Carroccio ha incontrato Giuseppe Conte. Fonti del Movimento 5 stelle citate dalle agenzie parlano di “totale sintonia” tra Conte e Salvini. Viene inoltre manifestato l’auspicio di una “intensificazione del confronto”. L’obiettivo, spiegano, è “mettere da parte al più presto le schede bianche e scrivere un nome che unisca il Paese”. L’incontro tra Mario Draghi e Matteo Salvini è accolto con soddisfazione da Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e punto di riferimento dell’ala filo-governativa della Lega. “Come è andato quell’incontro? Non lo so. Ma se si parlano è positivo”. Giorgetti non si sbilancia sui tempi della proclamazione del nuovo presidente: “Due o tre giorni? Se serve anche di più. L’importante è raggiungere un buon risultato”.

Fumata nera nella prima votazione del Parlamento in seduta comune integrato dai delegati regionali per eleggere il presidente della Repubblica. I “presenti e votanti” sono stati 976 in tutto. Al termine dello spoglio, si contano 672 schede bianche, 49 nulle e 88 “voti dispersi”. Nessuno ha raggiunto il quorum previsto dalla Costituzione (due terzi dei componenti del Collegio). Il più votato è stato Paolo Maddalena con 36 preferenze, seguito da Sergio Mattarella con 16. Per Marta Cartabia sono state espresse 9 preferenze, per Silvio Berlusconi 7. Giuliano Amato, Pier Ferdinando Casini ed Elisabetta Casellati hanno ricevuto 2 voti ciascuno.

Il leader della Lega ha incontrato Giorgia Meloni. Per un chiarimento. La presidente di Fratelli d’Italia, infatti, ha dato indicazione di votare l’ex magistrato Carlo Nordio, su suggerimento della Fondazione Einaudi, “per rendere più agevole la convergenza di altre aree politiche – si legge in una nota di Fdi – qualora non ci fosse da parte della sinistra un atteggiamento strumentale”. Fratelli d’Italia “è disponibile ad allargare la rosa dei nomi di centrodestra, oltre a Nordio, anche ad altre personalità che rispondessero ai requisiti di autorevolezza, che siano rispettosi della volontà popolare e con a cuore gli interessi nazionali”. “Rivendichiamo il diritto di offrire una rosa di nomi che possa essere concordata con l’altra parte. Questo – sostiene il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri – è lo stato dell’arte. Facciamo una rosa che Salvini presenterà, penso in giornata, ad Enrico Letta. Ci sono anche persone di notoria indipendenza: Fdi vuole aggiungere Nordio che è un magistrato senza tessera in pensione, poi ci sono altri nomi, c’è Maria Elisabetta Alberti Casellati, la seconda carica dello Stato, ad esempio”. Per Gasparri, “Salvini parla a nome della coalizione per quanto ci riguarda: ora vediamo come reagisce l’altra parte”.

In mattinata il presidente del Consiglio Mario Draghi, a quanto scrive l’Ansa, ha incontrato il leader del Carroccio. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate sul faccia a faccia, rispondono: “No comment”. “La Lega voterà scheda bianca”. È l’indicazione emersa durante la riunione con Matteo Salvini alla Camera. “Confermeremo di essere seri e responsabili” ha detto il leader del partito. Giuseppe Conte ha detto che “ieri l’assemblea M5s, che è il numero più consistente, ha convenuto diffusamente che l’obiettivo è preservare la continuità dell’azione di governo perché non possiamo trascurare che ci sono famiglie, imprese, cittadini che ci guardano e non possono pensare che prima ci fermiamo per il Quirinale e poi per un nuovo governo. Il nostro primo obiettivo, non è il patto di legislatura ma un patto per i cittadini. Noi non poniamo veti su nessuno, abbiamo alzato l’asticella, vogliamo una personalità di alto profilo, compatibile coi valori del Movimento”.

È “probabile” che nella prima votazione di domani Ps, M5s e Leu scelgano di votare scheda bianca” ma non è detto che non decidano invece di virare su un candidato di “bandiera” che potrebbe essere lo storico Andrea Riccardi, fondatore della fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ministro del Governo Monti. Un’ipotesi che però non convince tutti. “La decisione finale – viene spiegato da fonti vicine ai tre partiti – verrà presa domani”.

Noi di +Europa e Azione – dichiara la senatrice di Più Europa, Emma Bonino –abbiamo deciso di votare fin dal primo scrutinio la ministra Marta Cartabia. Non parteciperemo al rito della scheda bianca che è semplicemente un tatticismo per coprire il fatto che i grandi partiti non hanno ancora trovato un accordo. Dopo tanto blaterare di donne, una donna competente c’è e noi la votiamo convintamente da subito”. Per Bonino, “l’elezione del presidente della Repubblica non è un gioco: è una cosa seria. Noi riteniamo che la Cartabia abbia un curriculum adeguato e grande esperienza in uno dei settori più disastrati del nostro paese, ovvero la giustizia. Spero che i nostri colleghi grandi elettori non si prestino alla scheda bianca ma votino anche loro la Cartabia”. “Il voto è segreto, non lo direi mai a nessuno cosa ho votato”, ha detto la senatrice a vita Liliana Segre in Transatlantico a Montecitorio dopo aver votato. Segre ha votato tra i primi, assieme agli altri senatori a vita, e una volta uscita dall’Aula si è fermata su un divanetto del Transatlantico, dove è stata salutata da molti grandi elettori, alcuni dei quali hanno voluto farsi un selfie con lei. Ai cronisti che l’anno interpellata sul voto ha detto “di sentire molto la responsabilità di questa scelta”, ma di non voler rivelare il proprio voto: “non l’ho detto a nessuno, non potrei dirlo a lei” ha risposto al cronista.

Il leader di Coraggio Italia Giovanni Toti tiene a sottolineare il ruolo fondamentale delle forze centriste nell’elezione del prossimo presidente della Repubblica. “Si deve eleggere un arbitro che non solo abbia la statura politica ma i voti parlamentari”, afferma in un’intervista al Corriere della Sera. Dopodiché la prospettiva per i partiti di centro, secondo Toti, è quella di “riunirsi sotto uno stesso cartello, incluso Matteo Renzi, e di gareggiare insieme alle elezioni del 2023”. Sulle prospettive dell’attuale premier, Toti chiarisce: “Non abbiamo mai posto veti a nessuno, men che meno a Draghi”, e si dice rammaricato per come è andata a finire con la candidatura del leader di Forza Italia: “Mi dispiace che tutto questo sia avvenuto sulla pelle del presidente Berlusconi che qualcuno ha cinicamente usato fino in fondo. Hanno spinto oltre il burrone qualcosa che andava fermato prima”. L’elezione del capo dello Stato, aggiunge Toti, deve tenere dentro anche “la continuità di governo e la riforma della legge elettorale”.