Catasto, l’allarme di Confedilizia: “Difendere i risparmi”

La Commissione europea chiede all’Italia un intervento sul catasto. L’intento è quello di aggiornare valori ritenuti superati. Non solo. Bruxelles pretende modifiche sul fronte del lavoro, dell’Irpef e della Concorrenza (incluse le concessioni balneari). A questo proposito si è registrata una posizione compatta del centrodestra. Ma non bisogna dimenticare il cuneo fiscale. Un terreno scivoloso che divide il mondo delle imprese. Un fronte che attraversa sempre maggiori difficoltà a causa del caro energia. Il nostro Paese ha cento obiettivi del Pnrr da raggiungere entro fine 2022, 45 dei quali entro il 30 giugno, traguardo parziale per sbloccare la seconda rata dei fondi europei, pari a circa 24 miliardi.

Un fatto è certo: il mattone rappresenta un settore particolarmente caro agli italiani. Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, individua il nodo della questione. “Finisce la pandemia – sostiene – la Commissione europea torna a riproporre la sua raccomandazione all’Italia di aggiornare il catasto per aumentare le tasse sulla casa. È sconcertante e il fatto che qualcuno già parli di assist nei confronti di Palazzo Chigi è significativo. La relazione del Tesoro ammette espressamente che l’articolo sul catasto è coerente con la richiesta della Ue di aumentare l’imposizione sugli immobili attraverso l’intervento sul catasto”.

Secondo Spaziani Testa, l’intesa fra il centrodestra e Mario Draghi, “non può più lasciare tranquilli. Se nella maggioranza c’è una parte che vuole davvero difendere il risparmio delle famiglie italiane e opporsi a ricette economiche distruttive, pretenda che la riforma fiscale, peraltro non legata al Pnrr e comunque dai pericolosi contorni di una delega in bianco al governo, non giunga in porto. Ne guadagnerà il Paese intero”.

Molto netta anche la posizione di Unimpresa. Secondo l’associazione, sul mattone grava già una patrimoniale da 11 miliardi l’anno, considerando 4,8 miliardi di tassa di registro sulle compravendite, 3,8 miliardi di Imu, 1,6 miliardi di imposte ipotecarie, 800 milioni sulle successioni. “Sembra dunque fuori strada l’indicazione dell’Unione europea, orientata a ottenere un inasprimento delle tasse sul mattone in Italia. Sono i lavoratori, comunque, a sopportare il maggior peso delle tasse nel nostro Paese: poco meno della metà del gettito (42 per cento), infatti, è legata all’Irpef (209 miliardi su 491 totali). Le aziende, invece, tra i 32 miliardi di Ires e i 23 miliardi di Irap, versano all’erario 56,3 miliardi (11 per cento)”.