Draghi vuole nuove rendite, per farci cedere casa ai fondi

Da oggi ai prossimi dieci anni l’Italia rischia di trasformarsi da terra di proprietari di casa a luogo dove si concentrano senzatetto e sfaccendati. Di questo dovremmo essere storicamente grati a Mario Monti, che ha accelerato il fenomeno, poi a Mario Draghi, che ne ha permesso l’attuazione. Il tutto potrebbe agevolmente sintetizzarsi nel gesto estremo dei genitori che decidono di conferire casa a un fondo (i più agiati ad una fondazione) per sgravare gli eredi da future tasse ed incombenze varie. Genitori che reputano i figli non possano mai redditualmente riuscire a far fronte a Imu, Tasi, tassa sul reddito da immobile e balzelli vari ed eventuali, che potrebbero cascare come tegole in testa dopo la prevedibile revisione delle rendite catastali (quella chiesta dall’Europa, ed a cui nessun esecutivo pare riesca a dire no).

Il conferimento d’una casa a un fondo ovviamente prevede all’immobile venga dato un valore che, qualora il fenomeno diventi massivo (tutti che corrono a spogliarsi di casa a favore d’un fondo), ovviamente andrebbe al ribasso se l’offerta di casa ai fondi la facessero tutti i cittadini italiani. Perché il fondo abbasserebbe le stime sul mattone a causa dell’offerta massiva: la legge della domanda e dell’offerta è ben più ascoltata dalle grandi strutture finanziarie rispetto al valore commerciale in metri quadri assegnato dal nuovo catasto. Così gli italiani rischiano di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, senza casa e senza soldi. Perché i fondi ovviamente elargirebbero un vitalizio a chi cede l’immobile. Una sorta di rata mensile, paragonabile a quella che pagano le assicurazioni: sarebbe più alta se contrattualmente in esaurimento con la vita dell’intestatario dell’immobile e molto più bassa (quasi un reddito di cittadinanza) se nel contratto fosse previsto la cessazione con la morte dell’ultimo dei figli di coloro che hanno ceduto casa al fondo. Senza considerare che, nelle postille del contratto, potrebbe esserci occultata la clausola leonina che impegnerebbe l’ex proprietario (o i suoi figli) a partecipare a costi gestionali e manutenzioni (anche rincari della rata condominiale) dell’immobile lasciato loro in mera conduzione.

Senza casa e senza soldi, e in cambio d’una sorta di “povertà sostenibile”, dell’equivalente d’un “reddito di cittadinanza”, pur di fuggire dall’incubo delle tasse sulla casa: a questo il Governo Draghi starebbe condannando gli italiani. Le stime presumono che entro un decennio la quasi totalità dei beni immobili italiani (case e terreni) dovrebbe agevolmente finire in pancia ai fondi. Quando questo percorso sarà terminato, e i singoli (le persone fisiche) non avranno più nulla d’intestato, allora inizierà a frenare il fenomeno della continua e forte svalutazione del settore immobiliare. Chi sarà riuscito a resistere alla voglia di sbarazzarsi di casa avrà ragione su milioni d’infelici senzatetto e senza lavoro. Perché è da escludere che il non possedere nulla possa rendere felici e senza ansie. Alla sventura s’aggiungerebbe la beffa che in troppi finirebbero a pagare un esoso affitto per vivere nell’immobile di cui un tempo erano proprietari. E casomai avevano pagato un importante mutuo e fatto tanti sacrifici per poter diventare proprietari di casa.

È forte il sospetto che l’attuale Esecutivo lavori per agevolare la speculazione dei fondi. Quasi che revisioni di rendite, Imu e tasse varie servano per spingere il gregge dei proprietari di casa (81 per cento degli italiani) nelle fauci dei fondi. La gente si fa quattro conti in tasca e decide di bruciare così il sudato mattone, temendo le case diventino non più vendibili a causa d’una pesantissima Imu (una sorta di super-patrimoniale) che pare possa cascare a ghigliottina con la rata di dicembre 2022: pesante anche perché Governo nazionale ed Enti locali vedrebbero in quella tranche di pagamenti il modo per riversare sulla popolazione gran parte dei costi della guerra, della crisi pandemica e dei vari redditi di cittadinanza. L’Imu italiana è già tra le tasse sulla casa più alte d’Europa. La stima degli addetti ai lavori del mercato immobiliare parla di raddoppio dell’Imu a causa delle nuove “rendite catastali”. In poche righe varrebbe la pena smontare le dichiarazioni di Governo e partiti che sostengono che “la riforma del catasto non andrà a toccare l’Imu”: parole insulse, a cui gli italiani è giusto non diano retta.

Perché il Governo Draghi ha posto la questione di fiducia sulla riforma del catasto: modalità parlamentare usata quando una riforma è dura ed incide sulla vita dei cittadini. L’Esecutivo infatti punta a dimostrare a mercati ed Unione europea che ricaverà dalla riforma un gettito importante. Non è un caso che il Governo abbia messo in votazione la riforma mentre è in corso la crisi bellica: trasformare le case degli italiani in soldi per le casse dello Stato ed affari per i fondi è la vera priorità dell’Esecutivo. E non pochi sono i conflitti d’interesse che riguardano gli sponsor di questo cambiamento sul mattone. A sconfessare la dichiarazione del Governo “la riforma del catasto non aumenta le tasse” ci sono le varie interpretazioni dei sostenitori di Draghi, che ammettono: “Servirà a tagliare il cuneo fiscale”.

Se la revisione delle rendite non aumenta le tasse sulla casa, allora che relazione economica c’è con il taglio del “cuneo fiscale”? Così il disoccupato proprietario di casa dovrà contribuire a rendere più pesante la busta paga di chi ha un posto di lavoro? Soprattutto il disoccupato proprietario di casa non ha diritto al “reddito di cittadinanza”. L’Italia in pieno decremento demografico annovera la percentuale di Comuni interni (collinari ed agricoli) in via di spopolamento più elevata d’Europa: paesi dove gli immobili non creano rendita e vengono ignorati dal mercato immobiliare, ma sono gravati dall’Imu. Già l’Imu rivista da Mario Monti ebbe come effetto la riduzione di oltre l’80 per cento delle manutenzioni ordinarie e straordinarie degli immobili (fonte Confedilizia). In pratica, il Governo del 2012 aveva mandato in abbandono e depauperamento il patrimonio immobiliare italiano.

Il Governo Draghi va oltre, dice agli italiani di liberarsi di casa cedendo il mattone alla speculazione finanziaria, ai fondi. È lecito chiedersi se questo Esecutivo non sia sospettabile d’intelligenza con il nemico, con gli eredi dello spionaggio finanziario che nel 1992 si riunivano sullo yacht Britannia per cantierizzare la svendita del Belpaese.