La riforma Draghi del fisco garantirà il falò del risparmio

L’obiettivo di Mario Draghi è giungere a un’aliquota omogenea unica di tassazione (Dual income tax) che possa azzerare in breve tempo i redditi estranei all’attività d’impresa: redditi da immobili, finanziari e risparmio. Per attuare il piano per l’Italia, voluto da Ue e Goldman Sachs, deve varare una riforma fiscale che punisca come redditi di natura finanziaria dividendi, interessi e plusvalenze. Ovvero una tassazione tale da creare un prezzo di fuga da investimenti e compravendite nel settore immobiliare, che scoraggi la compravendita di ogni bene sottoposto a registrazione (anche auto e barche usate), che elimini ogni vantaggio fiscale su chi investe in titoli di Stato o in titoli che un tempo garantivano venisse preservato il capitale.

Fine ultimo di questa logica è bruciare il risparmio degli italiani, trasformando il gruzzoletto accantonato in una sorta di reddito anomalo che consente al contribuente di avvantaggiarsene per condurre una vita più tranquilla e agiata, soprattutto nei periodi di congiuntura negativa. Per giungere a questo stravolgimento della politica fiscale impostata dai padri costituenti, Draghi deve iniettare nella visione politica ed economica del Paese l’idea che, il risparmio e l’investimento immobiliare costituiscono un vantaggio anomalo e privilegiato per chi ne beneficia. Sostenendo che solo il reddito da lavoro ha una base di legittimità quando tassato e, soprattutto, riveniente da attività a norma Ue.

Di fatto, sul banco degli imputati c’è il risparmio individuale, come anomala forma di finanziamento alle singole scelte di vita e d’impresa, e partendo dal presupposto che l’erogazione del credito dovrebbe essere del solo sistema bancario, scongiurando che il singolo accantoni per realizzare obiettivi o futuri godimenti. Una riforma fiscale figlia d’una visione oscura, soprattutto poco nota ai partiti che sostengono la maggioranza di Super Mario. Una riforma che trasforma il cittadino in un debitore a vita verso banche e fisco, sradicando nella mentalità delle future generazioni il concetto di risparmio e investimento. In sintesi, Mario Draghi propone una riforma che fa minimo comun denominatore della visione gesuita e dei suggerimenti di Goldman Sachs.

Così finisce sul banco degli imputati il risparmio individuale, e tutte le libertà personali a esso connesse, che hanno permesso alle passate generazioni il lecito arricchimento e l’acquisizione di patrimoni, e senza limitazioni di censo. Sconvolge che con questa visione devastante di fisco e risparmio sia schierato gran parte del mondo intellettuale, finanziario e dei media. Ritengono progresso che il risparmio diventi elettronicamente collettivo, e non più il gruzzoletto che il singolo individuo accantona per costruire qualcosa: di fatto, la riforma del fisco s’ispirerebbe al modello economico globalista gesuita con modalità gradite alla finanza, che spinge sulla moneta unica elettronica mondiale. Ma questo salto nel vuoto, si spera reversibile con i futuri governi, sta cadendo solo sulla testa di noi italiani: in Francia e in Germania ben si guardano dall’ulteriormente tassare gli immobili o azionare politiche che brucino il risparmio individuale, o che scoraggino compravendite immobiliari o di auto.

Oggi la Banca centrale europea rimpiazza il vecchio contante con la moneta elettronica: di fatto fa sparire le passività delle banche, trasformando gli operatori di credito in una sorta di banda d’alchimisti, in grado di fabbricare un controvalore alle merci. Ma una riforma del fisco che colpisca risparmi e immobili spingerà la gente a nascondersi, per attraversare questo periodo nefando, dietro valute tradizionali, metalli preziosi e criptovalute garantite (quelle basate su reali depositi auriferi esteri) per gli acquisti di tutti i giorni. È evidente che il mondo sia diviso tra chi crede che il risparmio sia una valore sociale collettivo o il patrimonio frutto del sacrificio dei singoli che, comunque, serva a creare ricchezza per la società.

Quello che non si giustifica è che, l’intera classe politica italiana stia seguendo il cane pastore gesuita Draghi al pari del gregge narrato in “Via dalla pazza folla”: le pecore vengono tutte spinte giù dalla scogliera e muoiono in mare o sbattendo sugli scogli. È utile ricordare che la riforma del controllo del risparmio italiano fa parte da anni delle richieste di Commissione europea e Bce. L’Ue aveva vincolato la riforma del fisco e quella del controllo del risparmio all’erogazione di aiuti: ovvero il Pnrr prevede una stretta sull’uso che gli italiani fanno del proprio gruzzoletto.

Una vera discriminazione verso il lavoro e il risparmio italiano, e sembra nessun parlamentare voglia osare difendere i sacrifici del Belpaese. Ma nulla di nuovo, da almeno dieci anni Bce e Ue parlano di “danno al sistema bancario” creato dai soldi che gli italiani avrebbero occultato sotto il mattone: il “Paradiso domestico” italiano (equivalente interno dei “Paradisi fiscali” esteri) ammonterebbe ancor oggi secondo stime dell’Abi a 150 miliardi di euro. Draghi ha oggi più leve perché il falò del tesoro italiano sia visibile nell’intero pianeta, e la riforma fiscale impedirà che gli italiani continuino a usare il salvadanaio per futuri mattoni e terreni.