Il presidente è femmina

E adesso? Come la mettiamo con quella grande fetta di italiani che ancora, nel 2022, pensano che le donne, soprattutto quelle di destra, debbano stare a casa a badare ai figli, a fare e madri – “gli angeli del focolare” di mussoliniana memoria – occhi bassi e via andare? Come faranno tutti quegli ultrasessantenni che quando vedono un bel faccino ti trattano con supponenza, o ti fanno la carezzina di sufficienza, ti tengono fuori dai discorsi e dalle stanze dei bottoni, o non ti guardano mentre parlano, sempre pronti alla battuta sessista sul seno o sul lato b, che fanno ironia su “quei giorni lì”? I giovani stanno messi meglio da questo punto di vista, gli under quaranta hanno vissuto lo sdoganamento della madre lavoratrice, della donna manager, della donna in politica. Ma è anche vero che i giovani non sono nei posti che contano e, calcolando che il ricambio generazionale ai vertici in Italia non esiste, la sfida è ancora attuale.

Donna, nel senso biologico di femmina, eterosessuale, bianca, giovane, madre, di destra, presidente del Consiglio. Giorgia Meloni, stando ai numeri, li ha convinti tutti, o quasi. E di certo non si metterà a fare ridicole disquisizioni sulle desinenze come quelle che abbiamo sopportato per anni dalle “femministe quando gli pare”. Chissà se da sinistra si leverà una voce, una, a celebrare quello che è anche, a tutti gli effetti, un successo di genere. Chi vuol far passare in sordina questo aspetto della questione, in realtà, vuol mettere sottotraccia il fatto che la donna è di destra e non di sinistra. Se fosse stata una di sinistra, lo avrebbero strombazzato fino a Plutone e oltre, come un grande successo femminista. Il problema è che il femminismo esiste solo quando a propugnare alcune battaglie di parità o meglio, di pari opportunità, è la sinistra.

A onor del vero, dobbiamo dire che la questione non è neanche più di genere, posto che la disintegrazione dei generi classici a favore di nuove forme di identità ha penalizzato il maschio e la femmina di una volta. E quindi c’è anche un certo imbarazzo – non qui – a voler festeggiare una conquista al femminile. Sono venute fuori addirittura polemiche perché i seggi elettorali sono, ancora o da sempre, divisi in maschi e femmine senza alcun tertium genus. Eppure, scusate se lo ribadiamo, Giorgia Meloni è la prima a ricoprire un ruolo di comando occupato da uomini fin dalla sua istituzione. Cambierà qualcosa? All’estero sono abituati a essere governati da una donna. Ma la verità è che all’estero sono avanti di trent’anni, forse più, su tutto. C’è un bel gap da colmare.

Ma una guida femminile cambierà o no il modo di esercitare il potere? Ci saranno temi più centrali e più legati alla vita reale, pratica, delle donne che lavorano? Meloni promuoverà politiche e ministri più orientati a legiferare sulla vita reale delle donne o si continuerà a dover pietire un po’ di attenzione su tematiche come la parità salariale, gli asili, i congedi retribuiti quando si ha il ciclo, magari prevedendo uno smart working di default, alcuni esami sanitari gratuiti

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo: le donne non sono uomini e non lo saranno mai, sarebbe il momento di prenderne atto anche dal punto di vista del welfare. Ovviamente, speriamo di sì, ma non è detto: certe mentalità retrograde sono dure a morire. Comunque, in tutta sincerità, ci voleva proprio un salto culturale in questa valle di baroni.