Giorgia e non Georgia: attenti a quei due!

Attenzione a confondere Giorgia con Georgia, perché non è terreno di conquista da parte dei filo-Putin, come lo fu la sfortunata Nazione caucasica nel 2008. Lo si può considerare un avvertimento per i pirati rossi del Nazareno e delle corazzate mediatiche a supporto (dotate di centinaia di bocche da fuoco che parlano varie lingue del mondo) che, a partire dal giorno dopo della convocazione al Colle di Giorgia Meloni, tenteranno con ogni mezzo l’arrembaggio alla nave ammiraglia di Palazzo Chigi. Si può ritenere scontato, infatti, che riaffiorerà molto presto l’antico vizio italico di governare per via surrettizia grazie alle trame di Palazzo, in modo da sfilare al vincitore il successo conclamato ottenuto alle urne, ripetendo così lo schema ben consolidato in questi ultimi dieci anni, sperimentato per la prima volta nel 1994, quando il sistema politico-istituzionale italiano ed europeo favorì in ogni modo la fuoriuscita della Lega di Umberto Bossi dal neo-Governo appena insediato del Berlusconi-I. Quindi, diciamo così, che la presidente di FdI farebbe bene a guardare dalle parti del Gatto e della Volpe del fu “Terzo Po(l)lo”, nella persona di Carlo Calenda e Matteo Renzi, che alla prima difficoltà del nuovo Governo di centrodestra faranno del tutto per riportare Mario Draghi a Palazzo Chigi, con la solita tecnica del “défoliage”. Provando, cioè, a estrarre pezzi consistenti di Forza Italia e della Lega dal sostegno parlamentare alla Meloni. Stessa tecnica antica, consolidata nei millenni, del taglio dei capelli a Sansone.

Quindi, una particolare attenzione va posta alle fibrillazioni dell’attuale segretario della Lega, dalla memoria un po’ troppo corta (qual è stato, infatti, l’effetto traino della Meloni che ha visto la Lega ottenere quasi lo stesso numero di parlamentari del Partito Democratico?), ma deciso a riequilibrare il suo indiscusso insuccesso elettorale con una presenza più incisiva nel futuro Governo di centrodestra. Ma, anche qui, stavolta la “strategia di sostituzione” (per scissione parziale di Lega e di Forza Italia) potrebbe clamorosamente fallire, vista la personalità forte della Meloni. Del resto, la recentissima Storia insegna: i populismi rinascenti un po’ ovunque hanno visto il fallimento dei grandi giornali italiani e internazionali (che nessuno legge più per l’effetto social) e dei network radiotelevisivi mondiali, che ne hanno in tutti modi cercato di fermare l’avanzata con campagne forsennate contro la presunta rinascita del fascismo in Europa. La realtà, come si vede in Svezia con il successo dei “Democratici” di estrema destra, fa premio sulla propaganda avversa, dato che le porte aperte ai richiedenti asilo e agli immigrati hanno determinato in quel Paese scandinavo, ex paradiso del socialismo democratico politicamente corretto, una forte pressione negativa sull’ordine pubblico e la sicurezza, a causa del fenomeno incontrollabile e dilagante della delinquenza giovanile di immigrati di seconda e terza generazione. Anche qui da noi, però, la leader di FdI ha ben chiaro che il 44 per cento dei consensi ricevuti dalla coalizione, per una base del 63 per cento degli elettori votanti, al netto degli astenuti, corrisponde al voto di un italiano su tre. Pertanto, rimane valido l’invito di Giovanni Orsina (vedi il suo intervento su La Stampa del 27 settembre) a “tracciare con cura il perimetro del sovranismo per poter contare sui tavoli di Bruxelles”.

Sull’altro versante dei perdenti del Movimento Cinque Stelle, un redivivo e completamente trasformato (sulla falsariga del dottor Jekyll/Mister Hyde) Giuseppe Conte, divenuto un finto mite lupo mannaro della politica italiana, ha sposato l’ideologia putiniana dell’economia assistita (il gas e il petrolio, per la Russia, e il debito pubblico per l’Italia, con la differenza che mentre i giacimenti di idrocarburi si trovano nel sottosuolo russo, viceversa per noi le miniere della massa monetaria dell’euro non sono nostre, ma stanno a Francoforte e Bruxelles), e “basta armi all’Ucraina”, per la politica estera. Tuttavia, poiché una prima analisi sui flussi ci dice che i Cinque Stelle senza Beppe Grillo (un nespolo dal tronco fratturato ma ancora fruttifero, come si è immaginificamente definito lui stesso), assumendo questa nuova postura demagogica che ricorda molto da vicino il deficit spending e il peggiore clientelismo democristiano, puntano a egemonizzare un Pd inconsistente e ideologicamente debole, rubandogli il “Soggetto” storico proletario, ieri operaio e oggi “pezzente”, a causa della globalizzazione e delle delocalizzazioni industriali massive ad alta densità di manodopera, fagocitate dall’Asia.

Ma chi si appresta a governare non può e non deve in alcun modo inseguire il “meridionalismo accattonecontiano, creando al contempo a sua difesa una fortissima deterrenza psicologica e politica a un eventuale (s)gambetto di Re della Lega, come accadde nel 1994, precisando che in questo caso la reazione del partito di maggioranza relativa sarà fortissima, partendo da un asfissiante filibustering parlamentare, tale da allungare alle calende greche tutti i procedimenti per l’approvazione delle leggi, per finire a una protesta popolare capillare e metodica, ma rigorosamente non violenta. Per i così detti “diritti civili”, occorre precisare che tutti sono liberi di disporre del proprio corpo, ma vanno smantellate le lobby gay che, grazie al monopolio dei media globali, intendono imporre ideologicamente i loro stili di vita a miliardi di persone che non la pensano come loro, sia in Oriente che in Occidente, dato che la loro “diversità” rientra nel quadro dei diritti inviolabili della persona e non della lotta per la conquista del potere!

Piuttosto, una moderna politica per il Sud non può mai guardare a una nuova strategia di re-industrializzazione (fuori luogo e fuori tempo, in un mondo globalizzato), bensì alla sua valorizzazione socio-turistica come scrigno di biodiversità. In tal senso, occorrerà salvare dalla cementificazione un paesaggio in grande sofferenza, mentre alcuni luoghi privilegiati andrebbero riportati alla situazione quo ante, abbattendo le superfetazioni edilizie create dalla speculazione immobiliare. L’urbanistica delle grandi città andrebbe altresì ricondotta a una programmazione molto più verticale rispetto a quella attuale, sul modello dell’E42, per cui nessun fenomeno di abusivismo deve avere più territorio In Italia. In tal senso, pertanto, lo sviluppo edilizio delle grandi aree urbane deve essere ripensato in tutti i suoi aspetti, privilegiando l’estetica, gli spazi verdi pubblici e privati, le infrastrutture di servizio e il buon vivere in generale, a scapito della speculazione e dell’avidità del denaro.

Che cosa vuol dire, infine, dichiararsi conservatoriilluminati”? Ad esempio, guadagnare sempre più spazi a Bruxelles per l’agricoltura italiana di qualità, puntando adeguate risorse per riportare molti giovani meridionali alla terra e alle sue ricchezze, da sfruttare con grande equilibrio, per una nuova cultura della biodiversità e dell’agronomia contemporanea. Va inoltre colmato il gap, in merito alla formazione politica permanente nel campo dei conservatori, con un’adeguata scuola di Partito: l’illuminismo liberale deve prendere il posto della demagogia, privilegiando la conoscenza approfondita della società numerizzata, dei nuovi lavori del digitale e dell’uso intensivo dei social per divulgare cultura, a scapito delle fake news e delle teorie del complotto. Per i vincitori del 25 settembre, pertanto, da qui in futuro esistono soltanto sfide e nessuna certezza. Sarà bene tenerne il debito conto.