Riforma Giustizia: dal Cdm ok su processo civile e penale

È arrivato l’ok da parte del Consiglio dei ministri, su proposta della Guardasigilli, Marta Cartabia, sui tre decreti legislativi di attuazione della riforma della giustizia, civile e penale, oltre che dell’ufficio per il processo. I testi, va detto, hanno all’interno i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari competenti. Cartabia, sull’argomento, ha fatto sapere che sono riforme importanti, “di sistema”, che “agiscono in profondità e che nel tempo restituiranno al Paese una giustizia più vicina ai bisogni dei cittadini”.

Nel dettaglio, in tre decreti legislativi vertono:

– sulle norme dell’ufficio per il processo in attuazione della legge del 26 novembre 2021, numero 206 e della legge 27 settembre 2021, numero 134;

– sulla delega al Governo (sempre rimanendo sull’attuazione della legge 26 novembre 2021, numero 206), per l’efficienza del processo civile e per una revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa sia delle controverse che delle misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché sull’esecuzione forzata;

– infine, sulla delega al Governo (in merita all’attuazione della legge del 27 settembre 2021, numero 134), per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per una veloce definizione dei procedimenti giudiziari.

Intanto l’ex magistrato Carlo Nordio, eletto alla Camera con Fratelli d’Italia, in una intervista al Messaggero ha evidenziato che l’Esecutivo di Mario Draghi “ha operato bene nell’ambito economico e finanziario, e anche sulla Giustizia ha dato segnali importanti. Ma è stato limitato da una maggioranza rissosa e disomogenea, e soprattutto dai disastri dei due governi precedenti. Ora dobbiamo spingere l’acceleratore su questa linea riformatrice”. Nordio, così, ha affermato che è necessario utilizzare rigore, evitare sprechi, recuperare le risorse, con un incentivo per lavoro e imprese. Insomma, al momento la priorità è l’economia e anche gli interventi sulla giustizia “sono quelli che possono incidere subito sul bilancio”.

Sul rivedere la Costituzione da parte di FdI, Nordio ha specificato che “ovviamente si può e si deve farlo solo con il concorso e il contributo della maggior parte delle forze politiche. Personalmente preferirei un’Assemblea Costituente”. E sul presidenzialismo “o meglio semipresidenzialismo, sarebbe una garanzia di stabilità che oggi manca”.

In questi giorni, è inutile negarlo, il nome di Carlo Nordio è stato paventato come prossimo ministro della Giustizia. Il diretto interessato ha raccontato: “Qualcuno ha scritto che mi sarei autocandidato, un’assurdità. Semmai è il contrario, perché ho già detto che per la mia preparazione tecnica mi riterrei più adatto in commissione Giustizia, in quanto è lì che si elaborano le leggi. Certo, avendo visto la situazione disastrata degli uffici giudiziari, la tentazione di entrare al Ministero e di colmare rapidamente gli organici e di implementare le risorse sarebbe molto forte. In ogni caso sarebbe irriverente pronunciarsi su una nomina che spetta al Capo dello Stato”.

Sul tema della candidatura di Nordio, ha detto la sua anche Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione camere penali, che su Il Foglio ha evidenziato: “Naturalmente non voglio mettermi a dare pagelle, ma certo è che con il dottor Nordio abbiamo sempre registrato una comunanza di punti di vista, di lettura complessiva della giustizia penale, che mi fa dire che sarebbe certamente un ottimo ministro della Giustizia. Poi sarà chi di dovere a fare le scelte”.

Gli scenari, comunque, sono in divenire. Perché dalla nomina del ministro della Giustizia – come ricordato su Il Riformista – dipenderà anche il futuro di Carlo Renoldi, una figura voluta dalla stessa Cartabia. Sempre il Riformista ha segnalato che Jacopo Morrone, “appena rieletto alla Camera nella squadra di Salvini” e il sindacato della polizia penitenziaria Sappe sono intervenuti sulle possibili dell’ultimo minuto da parte di Cartabia. Così Donato Capece: “Mi auguro che la ministra della Giustizia non proceda a presentare, in uno degli ultimi Cdm, provvedimenti per la nomina, “in zona Cesarini”, di nuovi dirigenti generali del Dap”. A seguire l’ex sottosegretario: “Ha ragione chi mette in guardia il Governo in scadenza a non procedere a nuove nomine dirigenziali. Sono certo che la sensibilità istituzionale del ministro uscente Marta Cartabia prevarrà e che ogni nomina sarà consegnata al prossimo Guardasigilli, che, auspichiamo, presti una rinnovata e sollecita attenzione nei confronti del sistema penitenziario e delle riforme di cui necessita”.