Il Pd è l’asino di Buridano

Il centrosinistra è spaccato da sempre tra un’anima massimalista e una riformista, ma quasi esclusivamente sui diritti civili. Solo che non siamo in Iran, ma come in Ucraina (economicamente). Se non hai capito nemmeno questo, non sei in grado di governare, visto che le due ali opposte non hanno mai trovato una sintesi, con il risultato di restare bloccate entrambe sul treno delle occasioni perdute.

Per capire la questione, si deve pensare che la asinità di Buridano politica si declina anche in chiave di economia sociale. Da un lato, nel Partito Democratico c’è chi, forse, vorrebbe realizzare qualcosa di simile a un capitalismo 2.0 e al libero mercato. Dall’altro lato, però, ci sono gli Andrea Orlando che pensano ancora a un sistema da Partito Comunista cinese: un mercato poco libero per le imprese medie; un mercato più libero per il piccolo commercio; un mercato libero di creare ricchezza per le grandi aziende, ma comunque suddito dello Stato-Partito. Ambiguità fatali, per giunta assassinate dalla misconoscenza degli elementi positivi del liberalismo da parte della classe sociale che forma la base del Pd. Ovvero i garantiti statali o impiegati nelle Amministrazioni locali, Asl, banche, grandi imprese.

Una base che può contare su uno stipendio sicuro per quanto non elevato, confortato inoltre da risparmi bene investiti e su buone proprietà immobiliari. La base del partito per non convertirsi ad altre coalizioni, non dev’essere ricca quanto un buon imprenditore o professionista. In tal modo, eviterà di sbattersi al lavoro per 16 ore al giorno e di dover scoprire il pesante conto della burocrazia e della tassazione statali. Parliamo dell’elettorato medio di un partito. Si tenga conto, quindi, della fluidità di queste considerazioni, anche se ci basiamo su un’indagine sociologica Ipsos sull’elettorato.

La base del Pd non è più quella povera delle periferie industriali, e quindi non ha la necessità di uscire dalla fumeria di oppio del suo comfort economico e politico, per buttarsi nelle braccia di altre formazioni politiche. Ciò implica una passione conservatrice per il mantenimento dello status quo ante, da parte di un segmento sociale che è riuscito a mantenere un surplus sul necessario, grazie a sacrifici e forse anche grazie a un’eredità che ha permesso di non pagare mutui o affitti. Però, se l’elettorato del Pd vuole uscire dalle sabbie mobili del partito, dovrebbe tornare nelle strade delle periferie, nelle fabbriche o nelle campagne dove si suda e non si guadagna. Non dovrebbe limitarsi a obiettivi come “salva Madre Natura” comprando nei negozi biologici, dove tutto è verde, glossy e pieno di persone che salvano il pianeta, acquistando chewing-gum a base di resina di pino. Soprattutto non dovrebbe andare in montagna a sciare, impugnando contro Giorgia Meloni le racchette e i like dei social, come se fossero i mitra dei partigiani.

Quella base è stata sconquassata in piccola parte dai due anni di pandemia – perché aveva comunque stipendio e pensioni – ma ora comincia a sentire la crisi putiniana e vede incrinarsi la sua griglia di bellezza, verità e giustizia, condita con una supponente superiorità razzista nei confronti di tutto ciò che non è la gloria della teologia/ideologia progre, inoculata a ogni minuto dai media mainstream e dalle chat di WhatsApp. Un’ideologia con un potere di azione sulle persone degno del papato medioevale o di un Re Sole, piena di un’etica ipocrita, perché monolitica, integralista e pro domu sua.

A destra la base fa altri errori. È “troppo” libera di pensare per conto suo (quindi di sbagliare, visto il livello di competenza politica degli italiani). Ed è comunque colpita da un paio di quotidiani e da un paio di reti televisive che hanno replicato l’agit-prop de Il Fatto e Il Manifesto, con bandiere simili come il Novaxismo, “no” agli yankee, “no” alle banche (sì, ma il denaro chi te lo presta?).

Però, a differenza del centrosinistrato Pd, Giorgia Meloni saprà convergere da un trumpismo autolesionista e dannoso per tutti verso un moderatismo non ideologico. Forse non ce la farà, ma è l’unica che può invertire la disastrosa rotta finora tenuta da tutti i partiti. Aggiungo a questa chance un altro profilo di discontinuità, quello di Azione e Italia Viva, ovvero: gli-odiati-da-tutti-i-factotum-della-partitocrazia. Rispetto ai suoi concorrenti (trascuriamo un’analisi sul partito di Giuseppe Conte) questo Pd non può fare salti in avanti, se rimane un Asino di Buridano che rema al suo interno in due direzioni opposte.

Oggi, però, non siamo più su una nave da crociera ma su una zattera della Medusa, e non puoi più permetterti di restare per sempre in stallo, bloccando tutta una nazione. Tanto più se non hai neanche risolto l’equazione più elementare in politica: non devi combattere tutti “gli altri”. Ma cercare, comunque, di migliorare la comune condizione di naufraghi in un mondo ben diverso da quello finora conosciuto. Sennò, a furia di cannibalismi, non si salverà più nessuno.